Marzo 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di marzo 2026 abbiamo recensito 38 album e presentato 125 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 101 ALBUM e presentato 342 VIDEO.
ALBUM
AA.VV. – Rane’n’Roll Reloaded
Joe Perrino & the Mellowtones arrivavano dalla Sardegna con una miscela di beat e punk ma con anche un’anima cantautorale, a livello compositivo, che li rendeva particolarmente originali. Hanno lasciato un solo album, “Rane and Roll”, nel 1988. Dopo lo scioglimento il leader Joe Perrino proseguì per altre strade fino ai nostri giorni, funestati da un grave incidente che lo ha coinvolto nel 2023 e costretto su una sedia a rotelle ma, come da sempre indomito, ha ripreso a tornare su un palco, a fare progetti, dischi, concerti. L’amico Giuseppe Pionca si è fatto carico di dargli una mano e un sostegno, allestendo il rifacimento dell’album di Joe Perrino & the Mellowtones. All’iniziativa hanno aderito fior di musicisti e artisti, ridando vita e nuova linfa alle canzoni del disco, evidenziando come, a livello di scrittura, si prestassero alle più svariate interpretazioni stilistiche, facendo dell’album un vero e proprio gioiello musicale.
L’album in versione vinile, in edizione limitata, è disponibile scrivendo a
ranenrollreloaded@gmail.com
oppure tramite i social alla voce
Rane’n’Roll Reloaded di Joe Perrino & The Mellowtones
La scaletta
The Mellowtones feat. Pierpaolo Capovilla
Alpha Centauri
Michele Taras feat. Carlo Cuccureddu & guests
Burt lo squalo
Sikitikis
Re della spiaggia
Tre Allegri Ragazzi Morti
Rane‘n’roll
Gianfranco Liori + Serena Locci feat. Ricky Verano
A braccia aperte
Gianni Maroccolo + Antonio Aiazzi + Andrea Chimenti + Paolo Fresu + Iosonouncane
Luci sull’acqua
Giovanni Ferrario + Hugo Race
Eternità
Giorgio Canali e Rossofuoco feat. Freddie Williams
Alleluya
Teho Teardo + Susanna Bua
Foresta di pietra
Dorian Gray feat. Davide Catinari + Samuele Dessì + Raoul Moretti + Emilio Capalbo
Incubo
Gamaar feat. gianCarlo Onorato
Danza degli spettri
Helter Bomb Shelter sono: Filippo Siddi + Arnaldo Pontis + Massimo Gentile + Marco Mancini + Gianfranco Liori + Flavio Piga + Valentino Murru + Giuseppe Pionca
Mi sento felice
ABISSI – Paramagia
Secondo album per la band milanese, che si addentra in meandri distorti, lisergici, in cui vanno a braccetto con stoner, psichedelia, grunge ma non disdegnano aperture alla new wave e un approccio a tratti punk, per energia e urgenza. Otto brani per meno di mezzora di musica, sufficienti ad aprirci a un mondo aspro e vulcanico che ben rappresentano con il loro sound abrasivo e diretto. Suonano bene e con grande attitudine. Ottimi.
PIER ADDUCE & TRESETTE – I funamboli
Alla lunga carriera di Pier Adduce si aggiunge un nuovo tassello, parte di un’avventura che lo ha visto protagonista sia con i Guignol che con varie incarnazioni soliste. Non cambia il gusto per le atmosfere oscure, opache, notturne, fumose, intrise di blues, Nick Cave, Tom Waits, Luigi Tenco, Piero Ciampi. E’ lì che si muove il suo immaginario, costantemente sospeso, inquieto, incerto, vagando tra figure drammatiche, decadenti, perennemente in bilico. Un album affascinante e ammaliante, come sempre.
ATABASCA – s/t
Esordio per il trio abruzzese con un album di dieci brani strumentali che esplorano l’ampio orizzonte che abbraccia il mondo funk/jazz/afro/psichedelico, a cui hanno già fatto riferimento numerose altre realtà (dai Khruangbin ai nostri Calibro 35, Guano Padano e Savana Funk). In questo caso c’è una maggiore attenzione al desert sound caro alle realtà nord africane tipo Tinariwen ma anche e soprattutto tanta personalità. Ottimo.
ATLANTE – Ricordi segreti
Prosecuzione del precedente “Poi rinascere”, il nuovo ep degli Atlante si compone di due inediti, tra atmosfere più abrasive nel primo e una dimensione più lenta per quanto non particolarmente rilassata (in entrambi i casi arrivano echi dei Verdena di “Wow”) nel secondo. La rivisitazione di due brani dall’episodio dello scorso anno vedono la partecipazione di Edera e degli Amore Audio, con l’elettronica che si fa nervosa e dilatata. Molto personali e originali.
BAD APPLE SONS – Relate, Relief
Al terzo album la band fiorentina attinge dal proprio passato, riprendendo alcune idee musicali nate nel 2015 e sviluppate ora in una forma più matura. I sette brani alternano una dimensione iniziale più dura e ritmata (che a tratti riporta ad esperienze lontane come Birthday Party e Bauhaus) e una seconda parte più tesa e lenta ma ugualmente nervosa e aspra. Un ottimo e interessante lavoro, dalle sonorità e registrazione molto curate, in cui risalta lo spessore delle composizioni e una capacità interpretativa urgente e convincente.
MATTEO BECUCCI – Tempo per vivere
Il cantautore livornese, vincitore di X Factor nel 2009, torna dopo una lunga pausa, con un album convincente che si avvale anche di due preziose collaborazioni (Paolo Ruffini e Sergio Caputo). Il contesto è prevalentemente semi acustico con numerosi sguardi alla canzone d’autore nostrana, un’anima pop swing e l’amore per le atmosfere bossanova. Un lavoro maturo, che sa essere autorevole e personale, quanto dissacrante (vedi “La pecora”). Ottimo.
BLACK BALL BOOGIE – Pausa caffé
Gustosissimo e frizzante esordio a base di un mix travolgente di swing, original rock ‘n’ roll anni Cinquanta, boogie woogie, tra Fred Buscaglione, Trio Lescano, Jerry Lee Lewis, Louis Jordan e Fats Domino. Arrangiato benissimo, in perfetto rispetto delle radici ma con un taglio moderno, suonato altrettanto bene e con canzoni di grande qualità, “Pausa caffè” può diventare un classico nel suo genere e un gioiello destinato a soddisfare tutti i palati musicali.
BONO / BURATTINI – Ora Sono Un Lago
Il duo bolognese torna con un lavoro come sempre complesso, mai banale, avanguardistico, sperimentale. Si intrecciano umori sintetici, kraut e post rock, drone music, graffi industrial, loop ritmici. Non è una musica da “spiegare” o descrivere ma da introitare come uno stimolo vitale e sorta di inquietante medicina che fotografa una modernità scabrosa, quanto piena di prospettive e vie di fuga dai drammi quotidiani, sia personali che globali. Guardano avanti, guardano oltre e ci vuole coraggio.
VEGA BUNDU & MENO UMANO – Undici
Affascinante album che parte da basi inconfondibilmente reggae/dub, arricchito da atmosfere dub, sintetizzatori, elettronica. Con uno sguardo alla tradizione culturale e musicale Sarda a rendere il tutto oltre che originale pressoché unico. Brani ipnotici, avvolgenti, tecnicamente eseguiti e arrangiati alla perfezione, per un lavoro che, oltre ad appagare i gusti degli appassionati del genere, è in grado di soddisfare chi è più curioso e affamato di nuove sensazioni artistiche.
DELTA DEL RIO – As My Eyes Do
Il progetto di Miriam Sirolli, Ester Sampaolo e Gianleonardo Gentile approda a un album che coniuga atmosfere solari con ombre autunnali, all’insegna di un indie folk aggraziato, debitore tanto alle moderne declinazioni dell’ambito, vedi Bon Iver, quanto alle fondamenta storiche, da CSN&Y alle melodie vocali dei Beach Boys. I nove brani godono di grande qualità e maturità compositive, l’esecuzione è elegante e raffinata, ai limiti della perfezione. Bravissimi/e.
DINING ROOMS – Lost in the spinning sound
Al dodicesimo album, il duo composto da Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti, cambia rotta pur mantenendosi in qualche modo fedele alle radici che da sempre fanno riferimento a elettronica, trip hop, grooves funk. In questo caso abbracciano anche modalità folk blues, con pennellate soul, valorizzate dalla voce di Chiara Castello che canta otto dei dieci brani. Un lavoro come sempre elegante, raffinato, conturbante, malinconico, che si apre maggiormente al pop, rendendo il risultato più fruibile ad un pubblico più vasto.
DIRTY HEAVENS – Drive
All’esordio la band pugliese trova subito una dimensione artistica perfetta e matura. Sound aggressivo, influenze che passano dai Guns N’ Roses ai Led Zeppelin, dal grunge ai Jet, fino all’hard rock anni Settanta. Il tutto eseguito con grande energia, competenza, alta qualità tecnica. La band gira a mille, la voce di Lucrezia “Dirty Hell”Lamacchia guida alla perfezione una vera e propria macchina da guerra rock ‘n’ roll.
ELLE – Silent Search Of Spring
Al terzo album il quartetto romano si muove tra atmosfere sospese con riferimenti all’alt folk e al post rock, declinati in chiave molto personale e con l’aggiunta di numerosi altri riferimenti. Un lavoro raffinato, ben costruito in fase di registrazione e produzione, con un sound che si adatta al meglio alle tematiche liriche, che raccontano l’avventura di un essere umano immerso nelle proprie emozioni, paure e difficoltà, argomento quanto mai attuale.
ERA SERENASE – BGR
Torna dopo sei anni di silenzio il duo ligure, con un concept che racconta la fine del mondo attraverso tre colori primari, Blu, Giallo e Rosso, con le produzioni differenti firmate da Sicket Simpliciter, OHME clctv e Frank Blake. L’asse sonoro continua ad affondare le radici nel rap ma si sposta verso orizzonti più pop ed elettronici, affondando, al contrario, la lama nella critica socio politica, bene attenta al drammatico e funesto circostante, nei bellissimi ed efficaci testi. Con la speranza che questo breve ep sia il preludio a un nuovo album.
MAURO ERMANNO GIOVANARDI – E poi scegliere con cura le parole
Dopo la ripresa della felice esperienza dei La Crus e l’omaggio documentaristico alle origini con i Carnival of Fools, il cantautore milanese torna, dopo quasi dieci anni, alla carriera solista, con un album raffinatissimo, molto curato a livello compositivo e negli arrangiamenti, in cui elettronica e canzone d’autore si sposano alla perfezione, con un retaggio new wave a condire il tutto. A dare una preziosa mano Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Cheope, Giuseppe Anastasi, Alessandro Cremonesi per un lavoro di gran pregio e personalità.
GIUDA MIO FRATELLO – Italia Infame
Album d’esordio per il nuovo progetto di Gioele Valenti (JuJu, Herself). I sei brani si muovono in un ambito che abbraccia, contemporaneamente, moderna canzone d’autore e un’anima psichedelica che ricorre spesso negli arrangiamenti, nei suoni, nell’approccio compositivo. A tratti sembra di sentire un riuscito incrocio tra i primi Temples, Verdena e Lucio Corsi. Un percorso molto interessante e personale da cui è lecito attendersi ottime sorprese.
HATE MOSS – A Hot Mess
Torna il duo italo-brasiliano con il terzo album della fulminante carriera, nato durante un tour tra Sud America, Europa, Regno Unito e Medio Oriente. Ancora una volta stupiscono per la capacità di attraversare suoni e generi, mischiarli, renderli nuovi e freschi. Elettronica, post punk, world music, trip hop, funk jazz e altro, uniti a una capacità compositiva ed espressiva di rara qualità.
GEORGEANNE KALWEIT – Tiny Space
Cantautrice, artista visiva e performer di Minneapolis, da lungo tempo residente in Italia, giunge al quarto album, primo a suo nome dopo le esperienze con i Delta V e con Kalweit and The Spokes. Un piccolo ma luminescente gioiello di eleganza compositiva e interpretativa che guarda spesso alla lezione dei Velvet Underground (inclusa un’impostazione vocale debitrice a quella di Nico) ma si sa destreggiare con eleganza in modalità espressive personali e distintive, tra rock, pop, dream pop e una carezza alla PJ Harvey meno ruvida. Al suo fianco eccellenze della musica italiana, Giovanni Ferrario (anche sapiente produttore artistico), Lorenzo Corti, Beppe Mondini, Diego Sapignoli. L’album è ricchissimo di spunti, suoni, eccellenti (sempre scarni e minimali) arrangiamenti. Eccellente.
IACAMPO – Preghiere contemporanee
Uno dei cantautori più raffinati e personali che abbiamo in Italia, ci ha fatto attendere sei anni dal precedente lavoro, il come sempre più che ottimo Fructus, per regalarci un nuovo album che, come facilmente prevedibile, non tradisce le aspettative. Nove canzoni, dalla lunga gestazione, apparentemente spoglie e scarne, in realtà ricchissime di particolari, sfumature sonore e strumentali. Una lunga preghiera (laica ma non sempre e non troppo) che si ammanta di spezie gospel (elemento spesso presente nell’album, seppure non nelle modalità “black” abituali ma come approccio e attitudine) nella vetta dell’album, Anima piena, di archi nella delicata Come due cuori, di dolente drammaticità in Quanto assomigliamo a Dio. Un vero e proprio gioiello di poetica e di espressività.
THE MADS – Acoustic Live Ep
La storica band milanese torna con un ep dal vivo, registrato in acustico sul palco dell’Arci Bellezza a Milano, di supporto agli Stone Foundation, il 19 settembre 2025. Quattro brani, due autografi e due splendide cover perfettamente riarrangiate del classico “Waterloo Sunset” dei Kinks e l’oscura gemma soul di Bill Withers “Lovely Day”. La band suona con classe, raffinatezza e la consueta sfacciataggine. Bravi, anzi, bravissimi!
CARLO MARTINELLI – Sbaglia porco
Al secondo appuntamento solista il cantautore romano (ex membro dei Luminal) definisce il nuovo lavoro come se fosse un quadro non sarebbe un quadro ma la foto del pittore che dipinge il quadro. Il risultato è un album molto particolare e personale, in equilibrio tra psichedelia cantautorale dall’approccio Lo-Fi (vedi il Syd Barrett solista o il Beck più intimista) e uno sguardo alla più moderna canzone d’autore nostrana. Un ascolto è più che consigliato.
STEFANO MELI – Hoasca
Decimo album da solista del chitarrista ragusano, aiutato da una lunga e prestigiosa serie di ospiti dai Songs for Ulan e Amedeo Ronga, a Buck Curran, Alfio Antico, Cesare Basile, Carlo Natoli, Ugo Rosso, Enzo Velotto e Michele Musarra. Un lavoro strumentale, intimamente psichedelico, tra atmosfere “liquide”e rarefatte, dagli orizzonti infiniti e aperti. Contemplativo e avvolgente, più che ottimo.
MORSO & THE PLASTIC MACHINE MUSIC – s/t
L’ alter ego di Alberto Foglia racconta in questo album un’esistenza dura e ingiusta, attraverso dodici brani che partono da fondamenta solidamente posate sulla canzone d’autore italiana, da quella classica alle sue espressioni più moderne. Il tutto condito da un’ampia gamma di suoni e influenza, dal rock, al post punk, all’alt folk. Un lavoro molto personale e affascinante per la sua complessità lirica e sonora.
NEDO – Ci vuole iniziativa
Un album rude e diretto, in cui il cantautore di Cividale del Friuli percorre un sentiero a base di un aggressivo rock blues che talvolta sembra guardare a Black Keys e Jack White (Fino al fondo ad esempio). Alla base troviamo la canzone d’autore (da Edoardo bennato a Ivan Graziani a Lucio Corsi) ma lo sviluppo privilegia sonorità chitarristiche e un approccio energico e potente. Un ottimo album che evidenzia personalità e voglia di non incasellarsi in generi precostituiti.
NEESKENS – 13 (Our Number)
Il trio lombardo torna con un album di mezzora di musica strumentale, possente, dura, aspra. Le coordinate sono prevalentemente impostate su sonorità stoner e hard rock psichedelico ma introitano anche elementi post rock e rock blues, con un gusto per l’improvvisazione e la sperimentazione. Suonano bene e con scioltezza, hanno una grande padronanza della materia, il disco (in vinile) e su bandcamp (https://neeskens13.bandcamp.com/album/13-our-number) sarà una delizia per gli appassionati del genere.
NEWT. – Voider
Progetto nato nel 2024 tra Bologna e Gradara da quattro musicisti di provata esperienza nella scena alternativa nostrana. Il sound sposa riferimenti artistici aspri e abrasivi che guardano al grunge (in particolare si avvertono sguardi ai primi Pearl Jam) e a esperienze più complesse come i Motorpsycho. Il tutto ben suonato e adeguatamente composto. Il mastering affidato a Jack Endino (Nirvana, Mudhoney) completa la realizzazione di un album convincente, che sarà molto apprezzato dai cultori del genere.
NichelOdeon ft borda – FLIPPER (Folk Songs For The Judgement Day)
Omaggio del vocalist e compositore Claudio Milano a Luciano Berio, nel centenario dalla nascita, con l’aiuto di Teo Ravelli (borda). Un’opera di 100 minuti di musica, sperimentazione, cut up sonoro, in cui si mischiano mille riferimenti, dal pop al folk, all’avanguardia, alla classica (con gli amati Area che spesso fanno capolino). Il lavoro vocale di Claudio Milano è la chiave della creazione artistica, coraggiosa, unica, folle, pur nella sua paradossale e solenne disciplina compositiva ed esecutiva.
OREYON – The Grotesque Within
Un album dalle atmosfere oscure, apocalittiche, pesanti, un calderone in cui entrano doom, stoner, hard rock, Black Sabbath e passaggi prog. Al quarto album proseguono il loro processo evolutivo, verso un sound sempre più personale e distintivo, diventando tra i gruppi italiani più rappresentativi nell’ambito.
THE PARK AVENUE EXPERIENCE – Diário
Fabio Puglisi prosegue la sua raffinata ed elegante esperienza sonora a base di soul, funk, jazz, lounge. Nel caso specifico prende la strada del latin soul, con una particolare predilezione per le atmosfere e le ritmiche brasiliane. Un lavoro strumentale, come sempre ben fatto, dal gusto suadente, avvolgente, rilassante. Ancora una volta ha fatto centro.
PINHDAR – Comfort in the Silence
Torna il duo milanese con un album che alimenta il fascino misterioso, sinuoso e avvolgente del loro sound. Elettronica dalle tinte post wave dark che si fonde alla perfezione con ritmiche e atmosfere care al trip hop più classico (Portishead in particolare). Non mancano sguardi alle radici, che richiamano a tratti i suoni di Siouxsie and the Banshees, Japan, Cure) ma il lavoro ha un piglio attuale, personale, proiettato in avanti. Un altro lavoro più che positivo.
POWERILLUSI – Algoritmi moderni
Ormai prossimi ai quaranta anni di carriera tornano i Powerillusi, band che ha sempre saputo miscelare con cura il nostrano (cosiddetto) rock demenziale, di stampo Skiantos, con la tradizione cabarettistica cara a nomi come I Gufi. Lo confermano queste nuove tredici canzoni che sfidano spesso il politically correct, si ammantano, senza particolari timori, di satira abrasiva, tra i pochi rimasti a operare in questo ambito. Il sound vaga tra canzone d’autore, rock e sapori beat. A corredo una storia a fumetti di Vince Ricotta, membro del gruppo, che ironizza sull’industria discografica italiana.
PRODOTTI LOCALI – Superficie
La band bergamasca travolge con nove brani diretti, duri, puri, a base di street punk minimale e senza fronzoli. Il rimando è a quell’universo di band che vanno dai Clash agli Angelic Upstarts, dai Nabat ai Klasse Kriminale. Il sound è (volutamente) grezzo, quasi live in studio ed è proprio questo che dona all’album ancora più freschezza. Per i cultori del genere c’é da divertirsi (e godere di testi militanti e “di strada”).
THE REVANGELS – Here Come The Stars
La band lombarda firma un ottimo secondo album, caratterizzato da un sound chitarristico potente, talvolta travolgente, tra pop, rock, hard e fiammate dal sapore grunge. Risalta in particolare la cura per i suoni e la produzione, perfettamente equilibrata tra l’impatto sonoro e la necessità di dare spazio ed evidenza alle melodie vocali. In questo senso la cover di Angel Of Harlem degli U2 ne è un perfetto esempio. Un ottimo lavoro, dal respiro internazionale, solido e convincente.
SUBSONICA – Terre rare
L’undicesimo album della band torinese non tradisce le aspettative e riesce a spostarsi artisticamente ancora più in là del consueto, cercando nuovi sentieri espressivi, contaminazioni, suoni, modalità creative. Lo sguardo si rivolge al Mediterraneo, all’Africa, alle sue suggestioni, abbracciando il consueto groove electro/dub/urban che ha sempre caratterizzato la band, unito alla classica vena pop che rende certe melodie irresistibili. Ennesima conferma della qualità, ampiamente conosciuta e apprezzata, di uno dei gruppi più importanti della musica italiana di sempre.
SVEGLIAGINEVRA – La fine della guerra
E’ un lavoro molto intenso e interessante il nuovo album della cantautrice. Pop e canzone d’autore si fondono alla perfezione in nove canzoni dal forte impatto melodico, perfettamente arrangiate, caratterizzate da una grande cura nella ricerca sonora e da un timbro vocale caldo e malinconico, particolarmente originale e distintivo. Il sound è prevalentemente in chiave semi acustica, non ci sono canzoni deboli, tutto rimane sempre a livelli alti e personali. Più che ottimo.
TUNDRA – Ohdio
La band pisana firma il secondo album, a cinque anni dall’esordio, spostandosi, rispetto al precedente, su coordinate più aspre, vicine al post punk, con folate grunge e alt rock (a tratti evocano Giorgio Canali o Teatro degli Orrori). La produzione di Giulio Ragno Favero conferisce più impatto e, allo stesso tempo, “pulizia” sonora al disco. Le undici canzoni scorrono veloci, senza cadute di tono e costantemente ricche di tensione nervosa. Un ottimo lavoro.
ALBERTO VENTRELLA / LUIGI BONIZIO – Libellula
Alberto Ventrella (Kina, Frontiera) e Gigio Bonizio (C.O.V., Totò Zingaro, Arturo) sono i protagonisti di questi otto brani acustici. Entrambi in arrivo dall’era dell’autogestione, dell’hardcore, del giro dei centri sociali occupati, uniscono le forze in un lavoro acustico che conserva quell’attitudine a base di urgenza e spontaneità ma che musicalmente, in questo caso, accarezza altri orizzonti: cantautorali, intimisti, evocativi, malinconici. Le canzoni sono belle, gli arrangiamenti volutamente minimali e scarni, sono perfetti per un lavoro di questo tipo.



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