GERARDO BALESTRIERI / PIERPAOLO CAPOVILLA – 50 mila morti
“50mila morti”, nuovo estratto da Canzoni di rabbia e di guerra, il più recente progetto discografico di Gerardo Balestrieri.
Il brano nasce durante l’inverno, in un momento di forte urgenza espressiva. Balestrieri racconta così la sua genesi: “’50mila morti’ è la prima canzone che ho scritto nell’inverno del 2025 pensando a Pierpaolo Capovilla. L’ho immaginata per la sua voce e con sonorità che potessero essere affini a entrambi. Pierpaolo ha apprezzato e registrato la canzone, mettendoci del suo nel refrain, che inizialmente era strumentale. Un testo esplicito che non ha bisogno di ulteriori commenti”.
Il brano apre Canzoni di rabbia e di guerra, un disco “istantaneo” ma estremamente curato e suonato, costruito come un mosaico collettivo: quindici musicisti contribuiscono a tesserne le trame sonore, tra cui lo stesso Pierpaolo Capovilla, che presta voce (e penna) proprio al brano d’apertura. Sotto la direzione attenta di Balestrieri — cantautore di lungo corso con quindici album all’attivo, artista tout court che ha suonato in tutto il mondo e collaborato anche con il teatro e con figure come Zezi Gruppo Operaio, Daniele Sepe e Bebo Storti — il disco prende forma come un attraversamento lucido e poetico delle contraddizioni del presente.
Balestrieri scrive: “Ho scritto canzoni di rabbia e di guerra per le macerie di questi anni. Anni vissuti nell’angoscia della devastazione con l’afrore della morte e nessuna attenzione. Questo album tratta la tematica della guerra e di altre tragedie di quest’epoca. Non ha nomi, né bandiere. Canta e suona la dinamica del potere e le macerie che ha prodotto”.
Il lyric video di “50mila morti” accompagna la canzone con un’estetica essenziale e diretta, lasciando spazio alla parola e alla sua carica emotiva. Balestrieri spiega così la scelta visiva: “Ho creato un lyric video essenziale, con una sola immagine. Per cercare di spettacolarizzare il meno possibile la situazione. Certo, si potevano inserire immagini che abbiamo visto in questi anni. Sarebbe stato d’effetto usare comparse scomparse e cumuli di macerie. Ho preferito un’unica immagine: uno sfondo nero (come l’animo umano nel suo orrore) e una macchia di sangue, simbolo di tutto quello versato in questi anni”.
Il risultato conferma la forza espressiva di un progetto che si muove tra memoria, denuncia e resistenza civile.



Commenti recenti