ALBERTO BIANCO – Il tempo è un bastardo
Immagini e montaggio di Mauro Talamonti. Estate 2018. Un regista scopre che un anziano artista è arrivato dal Giappone per vivere in solitudine in un bosco delle Alpi occidentali, dipingendo e meditando. Con l’aiuto di due abitanti della valle lo trova e riesce a trascorrere qualche giorno con lui. Quelle immagini, fragili e imperfette, restano inedite per anni, in attesa di un ritorno.
Inverno 2025. Tornando nello stesso luogo, il film tenta di ricostruire la memoria di quell’incontro, accompagnato dalla musica di Alberto Bianco. Dell’uomo restano pochi oggetti, una memoria da condividere e una storia che non torna più. “Camaleonte” è una coproduzione Nostalgina, 4Tracks, Locusta Booking e Garrincha 373.
Produzione artistica di Roberto Angelini, Alberto Bianco e Andrea “Fish” Pesce. Scritto, suonato e registrato a Torri in Sabina tra Luglio e Settembre 2025 da Alberto Bianco, Roberto Angelini e Andrea “Fish” Pesce, tranne il basso de “L’amore è anarchia” di Luca Carocci.
Missato da Alberto Bianco. Masterizzato da Riccardo Parravicini presso Rima Maia Studio di Dronero (CN). Edizioni: Sony ATV Publishing e FioriRari. Progetto grafico di Christian e Daniel Cabani | CABANI Bros @ TheSiGN Academy – Firenze. Fotografia su pellicola di Agnese Magda Carbone.
Direzione artistica della comunicazione: Francesco Carlucci. Distribuzione Mgm Distribution
BIANCO, con “Camaleonte”, fuori il 6 Febbraio, firma il suo disco più sincero: un viaggio nel cambiamento, quello rivelatorio, che costringe a guardarsi dentro per davvero. 11 tracce stampate su vinile bianco, che spogliano la scrittura del cantautore torinese da ogni sovrastruttura e riportano tutto all’essenza della musica, tra cantautorato, intimità analogica e una poesia che abbraccia caos, leggerezza e malinconia. Un viaggio che diventa illustrazione e vive tra le facciate di un prezioso gatefold disegnato a mano dai Cabani Bros, studenti della TheSIGN Comics & Arts Academy di Firenze.
Le registrazioni sono state fulminee per catturare l’anima di ogni brano nella sua dimensione più autentica. Tutto prende forma in una sola settimana a Torri in Sabina, insieme a Roberto Angelini e Andrea “Fish” Pesce. Così nasce “Camaleonte”, dal respiro rarefatto di un arpeggio nato a 2300 metri in Val di Susa a confessioni appena sussurrate, tutto ripreso su un Tascam a quattro piste: musica nuda e autentica, imperfetta, che ricorda alcune produzioni di Elliott Smith o John Frusciante, come se le canzoni arrivassero direttamente da un’altra epoca o, forse, più semplicemente, dalle memorie di BIANCO.
Dentro “Camaleonte” ci sono canzoni e momenti strumentali per lasciare spazio anche al silenzio, al respiro, ai luoghi in cui la musica si forma prima ancora di diventare melodia. È un disco che si muove tra ironia e poesia, tra la durezza della vita e la sua bellezza nascosta, tra memoria e trasformazione.
«Il camaleonte è l’immagine perfetta di tutto questo» racconta BIANCO. «un animale che cambia pelle ma resta sempre se stesso. Un essere fragile e mimetico, che osserva il mondo con due occhi indipendenti, capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Forse è proprio quello che provo a fare anch’io, ogni volta che scrivo una canzone.».
“Camaleonte” diventa così la metafora di un percorso artistico e umano: una metamorfosi che non serve a nascondersi, ma a raccontare. Ed è proprio in questa metamorfosi che BIANCO ritrova la sua forma più pura.



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