Gennaio 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di gennaio 2026 abbiamo recensito 39 album e presentato 108 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 39 ALBUM e presentato 108 VIDEO.
AMSTERDAM PARKERS – Basta dirlo
Diviso tra Milano e Teramo, il quartetto spara in questo album dieci canzoni intrise di rabbia, potenza sonora, un sound chitarristico che incrocia sapori punk, con un’attitudine grunge tra Pearl Jam e i nostri Afterhours. L’impatto è efficace, l’attitudine è quella giusta, le modalità compositive ed esecutive convincenti. Un lavoro più che ottimo, “Ogni venerdì” il vertice dell’album.
AROUSAL – Rota
Quattro brani che dipingono un ritratto fedele di una band a cui piace sperimentare e viaggiare attraverso suoni mai incasellabili con precisione. Le fondamenta sono decisamente inclini al rock più duro, vicino a hard, grunge, stoner e prog ma declinate con personalità e distinzione creativa. I 20 minuti di musica sono sempre coinvolgenti e spaziano in continuazione verso svariate direzioni. Interessante e di buon auspicio, in attesa di un album.
CHIARE’ – Sei
La cantautrice e contrabbassista salernitana, torna, a due anni dall’esordio, con un ep di sei brani (registrato in sei giorni) più che riuscito, in virtù di un sound delicato e raffinato che attinge dalla canzone d’autore, da folk e jazz. Suonato, registrato e arrangiato con estrema cura ed eleganza, cantato con una voce limpida e pulita, ci consegna un lavoro di grandissima qualità.
CLARISSA COLUCCI – Echoes from Home
Accompagnata da Matteo Serra (clarinetto), Canio Coscia (sax tenore), Lorenzo Mazzocchetti (pianoforte), Sergio Mariotti (contrabbasso) e Federico Negri (batteria) la compositrice e cantante Clarissa Colucci si cimenta con un album di brani autografi (con l’eccezione di “Send in the Clowns” di Stephen Sondheim) in cui spazia tra movenze jazz classiche e modalità più sperimentali e ardite. A dipingere di colore intenso il disco c’é il lavoro vocale di Colucci, caldo e melodico. Gli appassionati dell’ambito apprezzeranno.
COMEILMIELE – Eppi
Cinque brani all’insegna di un solido pop rock, che sa tingersi anche di venature grunge punk (“DISparte”) e momenti più riflessivi (“Magneti”). Ottima la produzione, aspra e minimale ma ben curata, accattivante l’immagine, ben composte le canzoni. Gli ingredienti per un percorso personale, originale e interessante ci sono tutti.
DROGO – Smart Horror Show
Nato nel 2018, il quartetto strumentale giunge al secondo album, lavoro ricco di influenze, riferimenti, suggestioni, che attingono soprattutto dalla fusion/jazz contaminata, in particolare dai nostri mai dimenticati Perigeo, il cui groove emerge spesso (vedi, paradossalmente, l’esplicito omaggio ai Weather Report, altra fonte di ispirazione, “Zawinul”). C’è anche una forte componente funk (“Jefferson” e “Hypnosis”) e molto altro. Album interessante, dall’alta componente creativa.
EPOCA 22 – Dicembre
Quattro brani che scavano in atmosfere cupe, dall’impronta decisamente post wave punk, con un gusto shoegaze a condire il tutto. La band toscana sa il fatto suo e costruisce ottime fondamenta per un futuro che si configura quanto mai interessante e roseo per un prossimo, auspicabile, album che ne confermi le qualità.
ESERA – Purificami/Male Muse
Nuovo singolo per il trio alternative rock toscano. Due brani dall’incedere pulsante e ipnotico, coperti da ombre new wave/dark, che trasudano teatralità esecutiva e umori tribali. Un antipasto ideale per un album che non tradirebbe sicuramente le aspettative. Rimaniamo in attesa.
ESERA – Levia Gravia
Il debutto della band toscana è un caleidoscopio (dalle tinte oscure e autunnali) di disparate sonorità, influenze, riferimenti. Un’anima folk, che attinge spesso dalla canzone d’autore, si amalgama con elettronica, grunge, new wave, post punk, trip hop e melodie mediterranee. Una miscela molto particolare quanto accattivante e, non di rado, sorprendente, per come i singoli elementi vengano accostati con grande efficacia. Molto interessante.
FOFOFOREVER – Albatros
Stefano Poletti, co-fondatore dell’Officina della Camomilla torna con il nuovo album del progetto FoFoForever. Un lavoro molto raffinato e pulito, in cui è il pop a prevalere come marchio di fabbrica, unito a una dimensione folk che riporta agli antichi fasti degli inglesi Prefab Sprout, pur in una dimensione figlia della canzone d’autore italiana. La qualità compositiva è di alto livello, gli arrangiamenti molto curati, “Albatros” un ottimo disco.
FRANK SINUTRE – Propositi per il Nuovo Anno Galattico
Capitolo finale della Quadrilogia dei Frank Sinutre, con un disco che celebra il fuoco, il sole, la radiazione elettromagnetica e sancisce la conclusione di un viaggio iniziato 12 anni fa, quando il duo elettronico della provincia di Mantova iniziò il progetto di realizzare una quadrilogia sonora dedicata ai quattro elementi. Un lavoro riuscito, molto suggestivo dai tratti quasi ambient, dall’incedere ipnotico, con svariati riferimenti sonori, dal reggae fino alla bossa nova. Il tutto filtrato attraverso un sapiente gusto per l’elettronica, sia classica che più attuale. Come sempre molto interessante e stimolante.
FUCHS IN BERLIN – Are you breathing now?
Il trio bolognese all’esordio con un album dissonante, aspro e abrasivo, che guarda alla post wave anni Ottanta, con un’occhiata anche alla No Wave New Yorkese di qualche anno prima. Ci sono i Cure del primo album, l’ipnosi dei Morphine (grazie al sax), chitarre che riportano ai Television e ancora Fugazi, funk punk, i Gaznevada degli esordi e tanto altro. Molto interessanti e innovativi pur agganciati a un lontano passato.
THE GENTLEMEN’S AGE – Love Rage Patience Fury
Un lavoro dalle tinte epiche, con un substrato potente che attinge a piene mani da rock, qualche incursione nel prog, un piglio e un’impostazione vocale che guardano a Eddie Vedder dei Pearl Jam, fino a un tuffo nel punk rock (“Dark Advisor”). E’ evidente quanto sia eclettico il mondo dei Gentlemen’s Age e quanto sia valida la loro capacità espressiva ed esecutiva nell’affrontare un panorama sonoro così vasto e impegnativo. Ottimo.
INCOMODO – Show
Un mini EP di tre tracce per due brani, presenta da un lato la title-track in due diverse versioni e dall’altro “L’ira di Narciso”, evidenziando l’incisività sonora della band pugliese. Sanno unire sapientemente armonie vocali avvolgenti con sonorità chitarristiche aspre e compatte, di umore grunge e alt rock. Un ottimo antipasto, in attesa di un nuovo album.
KAERY ANN – Moonstone
Kæry Ann, nome d’arte dalla songwriter, chitarrista e cantante Erika Azzini, firma il secondo album. Un lavoro minaccioso, potente, duro, dalle tinte dark, doom e stoner e un’anima shoegaze, in contrasto con un esordio avvolto in atmosfere più folk psichedeliche. I brani hanno la giusta maturità e un grande profilo creativo, il progetto è particolarmente affascinante e interessante. Da seguire.
KLASSE KRIMINALE – Prole Rock Exhibition
I Klasse Kriminale nel 2025 hanno festeggiato quarant’anni di attività. Per celebrare l’evento (raro nella scena punk e affini italiana) tornano con un album in cui propongono alcuni dei loro classici riarrangiati e ri registrati. Nella versione in CD si aggiunge una serie di versioni live. Sulla classe, potenza, sincera genuinità della band di Marco Balestrino non ci sono sufficienti parole da aggiungere al consueto plauso per una carriera stupenda, a base di street punk, Oi!, punk rock, con testi assurti a inni generazionali. Come sempre, un eccellente album.
KUBLAI – Lezioni di canto
Un lavoro dai tratti lievi, talvolta quasi sognanti, con un tocco psichedelico in sottofondo e un’ambientazione emotiva intimista, fino all’introversione. Le sette canzoni viaggiano nell’alveo di un nuovo cantautorato italiano, planando da Umberto Maria Giardini a Dente, tra atmosfere scarne e minimali, sempre all’insegna di eleganza e raffinatezza. Efficace e ben fatto.
LOSTATOBRADO – Ahimè
Loro la chiamano, in modo tanto suggestivo quanto spiazzante, musica elettroacustica post-agricola. Difficile assentire e allo stesso modo non concordare. Più concretamente non si può che apprezzare un connubio decisamente personale e originale di elementi elettronici, un’anima esplicitamente cantautorale, un taglio new wave, il tutto ammantato dalla voglia di sperimentare senza porsi limiti. Da ascoltare con attenzione e cura.
MANAUS – Disappearing
Il secondo album della band marchigiana si muove su sentieri oscuri, opprimenti, claustrofobici, con chitarre distorte, voce cadenzata e ritmiche possenti dal sapore doom/goth. Atmosfere inquietanti , anche quando i brani acquistano accelerazione e velocità. Un lavoro che pur partendo da coordinate conosciute è ammantato di originalità e personalità. Interessante.
MARONGIU & I SPORCACCIONI – Galina vecia fa bon brodo
Attivi da più di vent’anni nell’estremo nord est (provincia di Gorizia) torna una delle band più dissacranti e unpolitically correct in circolazione. E lo fanno reinterpretando alcuni dei loro più (im)popolari (in)successi. Il sound è prevalentemente impostato su sonorità dure e aspre, tra punk e hard rock ma non mancano concessioni a insert reggae e altro. I testi raccontano storie particolari in chiave grottesca e spesso volutamente volgare, il tutto cantato rigorosamente in dialetto bisiaco, una parlata Veneta che si usa tra l’Isonzo e Trieste. O li ami o li odi!
MOON’S MALLOW – s/t
Il quarto album della band pugliese è un perfetto ritratto della maturità compositiva e artistica raggiunta. Il suono è crudo e aspro, figlio di influenze punk quanto del Paisley Underground caro a Dream Syndicate e True West, ma a cui non manca un approccio narrativo alla Bob Dylan. Un disco graffiante, di stampo chitarristico, ben gestito nella cura dei suoni e degli arrangiamenti, volutamente immediati e minimali.
THE NAKED ONE – Nuova tempesta
Il primo album della band vicentina arriva dopo un lungo e travagliato percorso, iniziato nel lontano 2009. Otto brani energici e duri che spaziano da punk a grunge, passando attraverso hardcore e folate metal ma che non disdegnano incursioni in melodie pop. Un disco che evidenzia personalità e una maturità acquisita nel corso degli anni di attività. Un lavoro di livello più che ottimo.
NEVECIECA – Vacuità
Interessante e originale la miscela sonora della band lombarda, che mette insieme armonie vocali melodiche con suoni ben più aspri, tra grunge e hard. In certi casi (“Pezzi di te”) entra perfino in ambiti Britpop (brano molto Oasis). Il sound è comunque prevalentemente duro e chitarristico, la produzione pulita rende un ottimo servizio all’efficacia delle nove canzoni. Le premesse per una prosecuzione di qualità ci sono tutte.
NUBE – Da lontano
Fugazi in primis e, in veste nostrana, Fine Before You Came, hanno saputo tracciare percorsi molto ben definiti, a cui fanno continuamente riferimento numerosi nuovi nomi sulla scena, cosiddetta post hardcore. Il trio lombardo è tra questi, prendendo spunto da quelle radici e muovendosi con spiccata personalità (ed eccellenti capacità esecutive) per consegnarci otto brani autografi potenti, abrasivi, sferraglianti. Un lavoro più che ottimo che darà particolare soddisfazione agli amanti del genere.
ODD SOCKS – We are not Old Socks
L’ep d’esordio del quartetto romano porta con sé impressioni molto positive, grazie a tanta energia, freschezza e inventiva. L’ambito non è facilmente definibile ma ruota intorno a suggestioni Britpop (da Blur a Franz Ferdinand) con qualche sguardo agli Smiths ma in una prospettiva moderna e ricca di personalità. Molto bravi.
THE OUTER SPACE – (We’re Having Not) New Girls / Beautiful And Fragile
Torna il quartetto italoeuropeo con un singolo di alta qualità per chi ama il sound di derivazione “Sessanta”. Beat, jingle jangle, un sapiente sguardo al miglior power pop. Due brani perfetti nel rievocare l’epoca magica per eccellenza.
TIA PALOMBA & the LAZY FOLKS – Tales of an old scarecrow
Non è facile districarsi in un ambito così specifico e “territoriale” come il country folk ma il cantautore lombardo ci riesce benissimo, con undici brani semi acustici che poco concedono a contaminazioni di sorta ma rimangono invece fedeli al timbro più classico del genere. Il tutto composto ed eseguito nel migliore dei modi, con classe ed evidente profonda conoscenza della materia. Ottimo.
The Panthers Party – Panthers for Gaza
Panthers for Gaza è una compilation collettiva curata da Gabriele Savioli e Davide Melchioni per Panthers Party che riunisce artisti della scena indipendente Bolognese. Tutte le band e gli artisti coinvolti hanno regalato
una loro song con entusiasmo. La compilation racconta un pezzo della scena DIY Bolognese del 2025.
Il progetto ha l’obiettivo di sostenere la popolazione civile della Striscia di Gaza: tutti i proventi, al netto delle spese, saranno devoluti a Gaza Soup Kitchen, attiva nella distribuzione di pasti e beni essenziali.
PAT AND CO – Fusion
Il duo composto da Patricia e Claude Lai spiazza per versatilità artistica e compositiva, riuscendo a sfuggire ad ogni facile catalogazione. Le canzoni si muovono tra elettronica, atmosfere jazz, canzoni nu soul, addirittura new wave. Un calderone di influenze stimolante ed efficace e con molte possibilità commerciali. Da seguire.
THE PROVINCIALS – Sick
Vede la luce dopo 15 anni dalla sua registrazione l’album rimasto nel cassetto della band salentina. Guidati dal polistrumentista, compositore e produttore Rosario Memoli, stupiscono per quanto ai tempi il loro sound fosse all’avanguardia, mischiando psichedelia, visioni prog, garage, pop e rock in modo del tutto originale e personale. Il remix apportato al materiale originale rende il disco fresco e potente, mettendo in luce la genialità di certi arrangiamenti e scelte armoniche. Sorprendente e consigliatissimo.
RAZZAPPARTE – L’etrusco uccide ancora
Il gruppo Oi! punk viterbese festeggia i suoi trent’anni di attività (1995-2025) con un mini CD di sei brani (quattro inediti e due remix), come sempre potenti e travolgenti, come nella migliore tradizione del genere. La band ha la giusta attitudine, una maturità acquisita sulla strada della musica meno compromessa, suona benissimo e sforna brani più che efficaci. Un lavoro eccellente.
Il titolo è un tributo all’omonimo thriller archeologico del 1972, e la splendida illustrazione di copertina – realizzata da Mattia Dossi – rende omaggio alla mitologia relativa al demone etrusco Tuchulcha, sulla quale è basato il film di culto di Armando Crispino.
SI!BOOM!VOILA’! – s/t
I “supergruppi” sono sempre materia “pericolosa”. Alimentano attese, talvolta ingiustificate, sull’effetto che può causare la somma di diversi talenti che già hanno dimostrato il loro valore in altre sedi. In questo caso il rischio se lo prendono ex componenti di Verdena, Teatro degli Orrori, produttori, performer di comprovata fama ed esperienza. Il risultato è più che positivo, con la musica che spazia, con una buona dose di follia, tra rock, punk, noise, grunge, canzone d’autore e un gusto teatrale sullo sfondo a rendere il tutto ancora più originale.
SICK TAMBURO – Dementia
Da lungo tempo una solida realtà della scena italiana, in virtù di una riconoscibilità sonora immediata, la band di Pordenone giunge all’ottavo album, dove sciorina il consueto, splendido connubio, tra punk rock, pop, canzone d’autore. Ci sono sferzate punk e ballate malinconiche, testi rabbiosi e altri che trasudano malinconia. Sono passati pochi giorni dall’inizio del 2026 ma abbiamo già un serio candidato al miglior album dell’anno a venire.
SILLY SAM – Punti di svista
Il musicista friulano, trapiantato a Milano, prosegue il suo cammino sui sentieri del più classico pop punk (vedi Blink 182 e dintorni) ma con la capacità e la maturità di sapere uscire agevolmente dai suoi confini: inserendo elementi elettronici (“Corri corri”) o crossover alla Rage Against the Machine “Non ho tempo”). Il risultato è versatile ed efficace, potente (grazie anche a una produzione artistica e sonora azzeccata) e allo stesso tempo melodico. Un lavoro che fa un perfetto centro.
MARCO SIMONCELLI – Prima di morire
Il nuovo album del musicista lombardo spicca per maturità compositiva e per i raffinati ed eleganti arrangiamenti. E’ soprattutto la versatilità in cui si muove a suo agio, spaziando dal jazz al soul, dal reggae al funk alla canzone d’autore, a colpire l’ascoltatore. Il taglio ricorda da vicino i primi lavori di Sergio Caputo ma la personalità che lo contraddistingue rende l’opera originale e gradevolissima.
SWAYGLOW – Unpredictable Blooming
Il progetto solista dell’artista veronese Giulia Cinquetti all’esordio con un ep di cinque brani che attinge a piene mani dalle plumbee atmosfere dark wave anni 80 ma anche allo shoegaze e al dream pop. Ad interpretare i brani tre voci femminili dalle caratteristiche uniche e differenti: Francesca Carluccio, Nicole Fodritto, Gioia Podestà. Il risultato è elegante, raffinato ma allo stesso modo potente e avvolgente. Una partenza più che interessante e stimolante. Nota aggiuntiva per la bellissima copertina.
VIKOWSKI – Consistency
Nato come progetto solista di Vincenzo Coppeta, Vikowsky si trasforma nel nuovo album in un collettivo che compone e suona insieme con un obiettivo comune. “Consistency” si immerge nelle sonorità tipicamente new wave degli anni Ottanta, da Joy Division ai Cure di “Pornography”, Mission e Sisters of Mercy, con un passo rigoroso e solenne, cupo e marcatamente dark. Il lavoro è curato, soprattutto nella scelta dei suoni e a livello compositivo. Gli amanti dell’ambito ne saranno entusiasti.
VINTAGE VIOLENCE – A sentimento
Composto da quattro canzoni pubblicate nel corso dei mesi più l’inedito “A Sentimento” è considerato dalla band un vero e proprio album. Che conferma la loro verve elettrica, mettendo insieme trame rock con l’energia del punk. La band suona benissimo, i brani travolgono per energia e impatto, confermandone la già più che conosciuta qualità artistica e compositiva.
J.D.WOODBINE – Whicch Witchh
J.D. Woodbine è il progetto solista di Daniele Sabatelli, giovane songwriter pugliese alle prese con un sound aspro e conturbante, che pesca nel blues più profondo e selvatico. Ci sono echi di Screamin’ Jay Hawkins, rhythm and blues ma anche le cupe atmosfere care a Nick Cave e Mark Lanegan e, perché no?, dei primi Carnival Of Fools (vedi “Snake’s Eyes”). Un album fatto molto bene, con competenza e perfetta conoscenza della materia. Necessario, di questi tempi.



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