HATE MOSS – Bianca

Dopo “Mentiras”, primo estratto da A Hot Mess, il nuovo album del duo italo-brasiliano Hate Moss in uscita il 30 gennaio per Trovarobato, la band conferma il suo impegno socio-politico con il nuovo singolo “Bianca”, dedicato alla – purtroppo – sempre attuale tematica delle morti sul lavoro.
Il singolo è accompagnato da un video scritto, girato e prodotto dalla band


Questo è il punto di vista di Ian Tina sul concept che ha dato vita a “Bianca”: “Siamo statə cresciutə con l’idea che il lavoro fosse l’elemento fondamentale per definirci come individui. 
La nostra costituzione lo afferma dall’articolo 1: ‘L’Italia è una Repubblica FONDATA sul lavoro’.  È stato quindi inevitabile per noi nel corso degli anni ritrovarci a chiederci cosa rappresentasse il lavoro nelle nostre vite, quanto ci definisse, quanto fosse intrinseco in tutta una serie di cose che magari, da più giovani, consideravamo svago, divertimento, hobby.  Il nostro stesso essere musicistə è un lavoro.
Eppure con il passare del tempo ci siamo resə conto che il mondo, la società, il sistema per cui lavoriamo non fa nulla per supportarci, sicuramente non come individui, ma neanche come lavoratorə. Abbiamo iniziato a capire che scegliere il proprio lavoro è un privilegio enorme, che la maggior parte delle persone semplicemente non può permettersi. 
Da un paio d’anni, ci siamo trovatə a prendere parte nel dietro le quinte dell’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto a cui abbiamo sempre partecipato in forma volontaria, perché pensiamo sia necessario supportare palchi come il loro. Questa esperienza ci ha aperto gli occhi su una lunga serie di soprusi, inefficienze, mancanze e responsabilità che i lavoratori e le lavoratrici devono subire in Italia. Dall’alto del nostro privilegio di lavoratorə autonomə – che hanno avuto la possibilità di studiare e che a volte il lunedì possono scegliere di prendersi un giorno di riposo –  abbiamo sentito il cuore spezzarsi ad ogni notizia di operai trafitti da schegge di alluminio, operaie risucchiate da macchinari tessili, lavoratorə edili caduti da impalcature non a norma e seppellitə in quegli stessi cantieri in cui stavano lavorando.
Quindi l’unica cosa che siamo riuscitə a fare è stata scrivere una canzone, che vuole essere una denuncia di qualcosa che tutti sappiamo essere un enorme problema, ben visibile alla luce del sole, ma che, senza che sia chiaro il perché, non viene affrontato con l’attenzione e l’urgenza che meriterebbe.
Nello scrivere questa canzone non avevamo intenzione di denunciare esclusivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, siamo fortemente convintə che non si possa affibbiare la colpa a singolə datorə di lavoro. Quello che vorremmo riuscire a trasmettere è che le morti bianche sono un sintomo di qualcosa di molto più grande che dovrebbe riguardare ogni singolo cittadino. 
L’emergenza lavorativa, in tutti i suoi aspetti, dipende fortemente dalla società in cui viviamo a livello globale, da sistemi malati e mafiosi che si creano all’interno delle aziende per sopperire difficoltà economiche insormontabili; da un apparato statale che non è capace di garantire dei diritti basilari a lavoratori e lavoratrici; da un sistema economico in cui persino chi dispone di un contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno vive comunque sulla soglia della povertà; da una società che ci spinge inesorabilmente a volere di più a discapito di chi ha meno, senza curarci minimamente di tutte le filiere di lavoro che vengono sfruttate per farci arrivare a casa l’ultimo modello di qualsivoglia bene di consumo.
Sono tutti argomenti molto banali, di cui la nostra bolla è largamente consapevole, ma di cui pensiamo non si parli abbastanza, soprattutto in alcuni contesti come quello della cultura dove ci sembra che sia molto facile schierarsi dalla parte del più debole quando subisce dei soprusi, ma senza mai scandagliare nel dettaglio il fenomeno e analizzarlo come un problema da risolvere. 
Quindi viene spontaneo chiederci: cosa possiamo fare, come individui, come artistə, come lavoratorə?
“.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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