Febbraio 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di febbraio 2026 abbiamo recensito 34 album e presentato 109 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 73 ALBUM e presentato 217 VIDEO.
ALBUM
AA.VV. – Milano Underground Live to Tape
C’erano una volta le compilation “formative”, quelle che cercavano di rappresentare una scena musicale raccogliendone i principali esponenti. Erano fotografie in tempo reale di quello che stava accadendo in quel momento in un luogo. Talvolta emergevano talenti destinati a diventare artisti di grande spessore e qualità, altre volte molti nomi rimanevano relegati all’oblìo, pur meritando ben altra sorte. DJ Henry, Roberto Gramegna di Rocketman Records, Ettore “ette” Gilardoni del Real Sound Studio ripropongono una formula simile, focalizzandosi sulla scena underground di Milano. Dodici brani registrati in presa diretta al Real Sound Studio di via Casoretto, al fine di preservare l’urgenza e la spontaneità delle proposte, altrettante band, album in vinile, generi diversi, tanta energia. Spazio a Hiroshima Dandies, Swanseas, Take Death, Plateaux, Right Profile, Brightest Room, Gasco, Stella Diana, Red Moon Heroes, Golden Eggs, Lato, The Mads e rock, power pop, post punk, mod/beat, psichedelia, garage, ska. Qualità altissima, album consigliatissimo.
AA.VV – Mondobiscio 2005-2025 • vol. I e vol. II
Nel settembre 2025 Ribéss Records ha compiuto vent’anni. Per la ricorrenza ha rimesso mano ai suoi copiosi archivi estraendo materiale “perduto” e chiedendone nuovo agli artisti dell’etichetta. Ne è uscita una doppia compilation (sia su Bandcamp che in due stupende musicassette) di 44 brani e tre ore di musica, passando attraverso una miriade di suoni, “generi”, riferimenti.
AMIRAGE – Anthology
Esordio per il duo composto da Pietro Zanetti (chitarra e synth, ex membro dei Templebeat) e Adriana Donaggio (voce). Un tuffo nella new wave dall’impronta dark anni Ottanta tra New Order, primi Simple Minds e Cure con uno sguardo anche ai nostri Neon. I brani sono molto bene arrangiati, prodotti e suonati. Un ottimo lavoro, seppure ancora limitato a cinque brani.
BLUAGATA – Fra la violenza e la gentilezza
Il quarto album coglie la band toscana all’apice della maturità artistica. Aiutati dalla sapiente produzione di Alessio Camagni (Ministri), affiancano a un rock potente e compatto, influenze elettroniche e un gusto spiccato per le melodie vocali che rendono più fruibile l’ascolto. Gli arrangiamenti sono essenziali ma raffinati, la band gira e mille e confeziona un ottimo album dalle grandi potenzialità.
BORROWER – Killerdemons
Un concept che racconta la storia della nascita e dell’esistenza di una squadra di demoni umanoidi, con ognuna delle otto tracce che si concentra su un demone diverso. Musicalmente siamo nell’ambito dell’hard rock metal, con inflessioni stoner e prog, arrangiamenti asciutti e una capacità compositiva di primo livello. I cultori del genere apprezzeranno in virtù di una maturità e pulizia esecutiva rare.
BULL BRIGADE – Perché non si sa mai
Quarto album per la band torinese, assurta al ruolo di uno dei migliori gruppi punk rock e affini in circolazione in Italia. Un lavoro che ne conferma la caratura, grazie a dieci canzoni potenti, compatte, sporche. Come sempre i testi parlano di rabbia, disillusioni, vita quotidiana, problematiche sociali e personali, con lucidità, consapevolezza, senza facili slogan. A dare una mano, si segnala la partecipazione di ospiti illustri come Giancane, Claver Gold, Willie Peyote e i Fast Animals and Slow Kids. Una certezza.
FRANCESCO CHEBAT TRIO – The Wand, Chick Corea and Beyond
Album più che interessante, vibrante e frizzante quello del pianista jazz Francesco Chebat, coadiuvato da Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Maxx Furian alla batteria. Quattro omaggi al genio di Chick Corea e altri cinque brani autografi che ne seguono stile e ispirazione. Esecuzione impeccabile, tanto groove per un lavoro di alta caratura.
RUBEN COPPOLELLA – Best of
Il cantautore veronese festeggia i venticinque anni di carriera con una raccolta dei suoi migliori brani rivisitati con l’aiuto di una serie di ospiti. I sedici brani indulgono spesso su atmosfere rock blues ma spaziano anche nella migliore canzone d’autore (con un omaggio a Massimo Bubola nel rifacimento di “Spezzacuori”) e non disdegnano altre influenze. In attesa di un disco di inediti un buon riassunto di carriera.
CUT – Bare Bones
La band bolognese rimette in circolazione un album originariamente inciso nel 2003 ma ben presto scomparso dalla circolazione per problematiche discografiche e distributive. Per fortuna ci pensa la sempre benemerita Area Pirata a ridare luce a un disco che contiene tutte le caratteristiche del tipico Cut Sound (ai tempi in fase transitoria con l’addio della voce femminile). Troviamo la rabbia, la ruvidezza scarna, tra punk e rock ‘n’roll aggressivo e arrembante ma anche un aspetto mai troppo evidenziato ovvero un’anima funk soul che emerge non di rado nei riff o nelle ritmiche (“Head Upside Down” o “Sixty Notes”). Un disco indispensabile per comprendere l’evoluzione del trio bolognese, ancora fresco, potente e attualissimo.
MARTA DEL GRANDI – Dream Life
Terzo album che testimonia la crescita e la maturità della cantautrice milanese. Un lavoro dalle atmosfere sospese, quasi eteree, con un’anima folk ma che spazia volentieri nella sperimentazione, in pennellate jazz, nel funk di “Antarctica”o nel progressive minaccioso e dissonante di “Neon Lights”. La qualità della produzione e degli arrangiamenti è altissima e la scelta del cantato in inglese le apre le porte per un mercato internazionale in grado di accoglierla nel migliore dei modi.
FILOQ e TOMMI SCERD – NSRN
E’ sempre interessante quando non si riesce a incasellare un prodotto musicale in un contesto ben preciso. Significa che l’autore è riuscito a spiazzare l’ascoltatore con qualcosa di imprevedibile e non banale. Ci riesce il progetto di FiloQ e Tommi Scerd che, se è vero che parte da una base rap/trap, si sposta poi agevolmente tra grime, sperimentazione, drum n bass, world music. Sono solo tre brani ma un perfetto antipasto per futuri orizzonti quanto mai intriganti.
THE FIVE FACES – Yesterdays
Il quartetto genovese è in circolazione dal 1980 e, nonostante lunghe pause, ha messo in fila quattro album, un EP, vari singoli e un paio di tour inglesi, Questi ultimi hanno fruttato loro un prezioso contatto con la storica etichetta Detour Records che pubblica ora un’antologia con 32 brani, tra registrazioni in studio, live, demo, cover. Il sound è perfettamente riconoscibile, contestualizzato a quello genericamente definito “mod rock”, un energico mix tra punk rock e melodie anni Sessanta. La band suona benissimo, con i giusti suoni e attitudine. In attesa di nuovi sviluppi, che si preannunciano sorprendenti, un ottimo sguardo al passato.
THE FIVE FACES – Eccesso di Zen
Torna la band genovese con un nuovo album che ne esalta l’eclettismo artistico. Se rimangono evidenti e marcate molte delle principali caratteristiche del recente passato (dal soul pop di “L’amore ti fa bella” all’amato beat rock), sono tante le novità sonore che caratterizzano il nuovo album, tra pop anni 90 (non distante dagli 883 come in “Se immensamente”) e remix di gusto disco elettronico. Una gamma di suoni e influenze molto ampia, a tratti sorprendente, che apre a una nuova dimensione creativa che può dar loro piacevoli sorprese.
ROBERTO FORMIGNANI – 202
Con una lunga carriera alle spalle ricca di soddisfazioni e riconoscimenti, il chitarrista ferrarese confeziona il secondo album solista della carriera, all’insegna del suono che ha sempre amato e privilegiato: il blues. Condito da una robusta dose di rock, boogie e un’attitudine perfetta per interpretare al meglio il genere. I riferimenti spaziano da BB King a Eric Clapton, da Rory Gallagher ad Alvin Lee a George Thorogood, fino a un omaggio al gusto irlandese nella strumentale “Irish”. Suonato benissimo, prodotto alla perfezione, non mancherà di essere esaltato dagli amanti dell’ambito.
THE FUTURE SOUND OF KOYAANIS NAQOY – Ancient Impulses of a Paranoid Idol
Il duo sardo/campano di base in Cilento, nato dall’incontro tra Andrea Doroalias Koyaanis Naqoy e il batterista Antonio Vessa, all’esordio con un lavoro complesso, una suite strumentale, divisa in cinque lunghi brani. Tra sperimentazione, elettronica, noise, ambient, (free)jazz, si viaggia in territori aspri e ostici, ricchi di suggestioni e stimoli. Un contesto sonoro di non facile fruizione ma che può essere apprezzato anche da orecchie poco avvezze all’ambito. Interessante.
GIOOGE – Young Mum
Il cantautore pugliese firma il dodicesimo album, spostandosi dalle sonorità precedenti, vicine alla canzone d’autore dalle influenze rock, verso un percorso già affrontato nel disco “Sentieri”. Atmosfere più rarefatte, a tratti ambient e sperimentali, con pennellate fusion, testi in inglese e un concept dedicato alle ragazze madri che crescono i loro figli autonomamente, con un testo diviso in quattro parti e tre strumentali. Un lavoro personale e composito che sottolinea la versatilità stilistica dell’autore.
MAURO ERMANNO GIOVANARDI – A Tutti I Costi
Quattro brani in un ep, eccellente antipasto del nuovo disco “E Poi Scegliere Con Cura Le Parole”, in uscita a marzo. La timbrica vocale di Giovanardi è il marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile che ben si interseca con la migliore canzone d’autore italiana, tradizionale e moderna (“Anni zero” è firmata da Francesco Bianconi e Kaballà). Produzione eccellente, pulita, incisiva, scrittura, come sempre, di primissima qualità. Non rimane che attendere con trepidazione il nuovo album.
GRIGIO SCARLATTO – The Race
Il trio patavino firma un secondo album ricco di personalità, con la giusta carica, ottime canzoni e un sound che attinge da shoegaze, post punk e post wave, tra Muse e Placebo. Suonano bene, la produzione è di prima qualità, molto “spinta” e possente, esaltando canzoni sempre efficaci e convincenti. La strada è tracciata e prospetta sicure soddisfazioni.
⁄handlogic – Chi ti guarderà?
Un breve ep dai contenuti comunque significativi e ottimamente esemplificativi delle qualità della band fiorentina, che incrocia pop, elettronica, ritmiche e atmosfere tribali. Colpiscono la ricercatezza delle sonorità, la cura compositiva e degli arrangiamenti. Un lavoro più che ottimo.
LanD ExcapE – Ogni cosa è un segnale
LanD ExcapE è un progetto di musica elettronica nato, nel 2019, da un’idea dell’artista visivo Gavino Ganau a cui si è successivamente aggiunto Giovanni Dibeltulu nella veste di coautore. I sei brani del nuovo Ep partono da una sorprendente ispirazione dal primo Fabrizio De André, soprattutto all’album “Non al denaro non all’amore né al cielo” del 1971. Pur se il tutto declinato in chiava elettronica strumentale con un immaginario che guarda a un gusto ambient e “liquido”. Molto interessante.
PATRIZIA LAQUIDARA – Flòrula
Un nuovo lavoro, diviso in due parti (esce ora la prima), che accomuna l’attività di musicista e scrittrice dell’artista. “Flòrula” prende spunto dal suo romanzo “Ti ho vista ieri”, vincitore di diversi premi. I cinque brani hanno un ampio respiro sonoro, passando da influenze folk mediterranee, momenti dal gusto tribale (“Cunizza”), ballate dal taglio elettronico e swing (“La bambina”), fino alla conclusiva “Nuova luce” che ha il sapore di un brano composto da Gino Paoli e cantato da Ornella Vanoni. Tutto molto bello.
LISTREA – Bacania
La band bresciana chiude le danze con il secondo album, lavoro scarno e minimale, aspro, giocato su atmosfere post punk ma che assembla anche un approccio art rock, dalle parti dei Dry Cleaning e un retrogusto alla Fugazi che non guasta mai. Suonano bene, arrangiano alla perfezione un materiale grezzo e lo rendono fruibile, senza scendere a compromessi sonori. Più che riuscito.
LOVVBÖMBING! – PISS! PEAS! PEACE!
Esordio con il botto per la band romagnola, con dieci brani autografi travolgenti, abrasivi, scorticanti che abbracciano garage, punk rock, art rock, post punk, psichedelia, la new wave più aspra (vedi Gang Of four) e la lezione di band dimenticate come i That Petrol Emotion. I brani sono rabbiosi, carichi di irriverenza e ferocia sonora. Una partenza di grande efficacia.
MAMABABA – Blues Hotel
E’ un album particolare “Blues Hotel”, concept intorno ai diversi aspetti della natura umana, tra fragilità e autenticità. A condurre le danze la voce calda e matura di Mamababa e un sound che attinge da blues, rock, soul e canzone d’autore italiana. Spesso i riferimenti si incrociano e sovrappongono, l’ascolto è sempre gradevole, ogni brano trasuda passione e anima. Un lavoro che sfiora l’eccellenza.
NEOPRIMITIVI – Il sangue è pronto (suite)
Torna a sorpresa il collettivo romano, abituato a sviluppare le idee compositive dal vivo, improvvisando e raccogliendo gli spunti per creare nuove canzoni direttamente su un palco. In questo secondo album, che esce, non annunciato, a 10 mesi dall’esordio “Orgia mistero”, si dedicano a una suite in quattro movimenti, di una quarantina di minuti in cui confluiscono le consuete mille variabili e influenze. Se la psichedelia (declinata in ogni sua forma) è il tratto prevalente non mancano reggae e dub, momenti esoterico/onirici con cori gregoriani, folk, Talking Heads, funk, jazz e tanto altro. Poco da dire, uno dei gruppi più geniali, originali e spettacolari in circolazione in Italia ma non solo.
PAPER WALLS – Che sbatti
Cinque brani potenti, diretti, arricchiti da una produzione perfetta che ne esalta il carattere arrembante, fresco e urgente. Il quartetto foggiano dimostra di avere le carte in regola per un salto (molto in alto) nel panorama musicale italiano. Il sound è caratterizzato da un rock solido e compatto che non disdegna evidenti graffi punk. Suonano e compongono bene, le carte in regola per vederli presto protagonisti le hanno tutte.
PETER SELLERS & THE HOLLYWOOD PARTY – To Make A Romance Out Of Swiftness
Area Pirata ristampa il primo album della band milanese, uscito nel 1989, dall’impronta originalissima e particolare, soprattutto se rapportata al trend italiano del periodo. Se lo sguardo alla psichedelia anni Sessanta è evidente e presente, risalta la volontà di andare oltre, con riferimenti a Bob Dylan ma anche a più oscuri nomi come Jacobites, Nikki Sudden, il Johnny Thunders solista, con improvvise esplosioni di rock ‘n’ roll elettrico che si alterna a momenti acustici. Un disco che mantiene, a distanza di tanti anni, freschezza e grande spessore artistico.
DAVIDE DEAR RICCIO feat. MaaS – amaAI?
Davide Riccio, educatore, musicista polistrumentista, compositore, scrittore e giornalista, ci ha abituati a una grande prolificità artistica e musicale, che lo ha portato ad esplorare numerosi e differenti ambiti. Nel nuovo lavoro, con la collaborazione di Maas, si addentra in atmosfere contemplative, sospese, tra elettronica, canzone d’autore, new wave di gusto anni 80 (vedi le solenni atmosfere di “Weltschmerz” tra Garbo e Battiato). Come sempre il musicista torinese si distingue per la cura delle sue produzioni e risulta ancora una volta più che convincente.
SANTAVIOLA & CALASINA – Teche di Cristallo
Potente e pulsante, l’ep del duo elettronico non disdegna una chiave pop, ricca di melodie e atmosfere ritmicamente accattivanti. Disco, synthpop e dance si intrecciano e fondono grazie a riusciti arrangiamenti e composizioni di grande impatto e notevole fruibilità. hanno la strada spianata davanti a loro.
SAVANA FUNK – Behind the eyes
La band bolognese festeggia i dieci anni di attività con il sesto album, come sempre affascinante, dalle ritmiche sinuose che accolgono numerose influenze afro (dal Maghreb al SubSahara), mischiandole a funk, jazz e blues, Khruangbin e gli ultimi Songhoy Blues. Mixa e produce Tommaso Colliva, aggiungendo ancora più qualità, profondità e incisività al tutto.
SPAVENTAPASSERE – Enoclitech
Quarto album per la band romagnola, attiva dal 2010. I dodici brani autografi sono sparatissimi, all’insegna di un solido punk rock che sconfina spesso e volentieri nell’hardcore alla Bad Religion. I testi sono volutamente scanzonati e sguaiati, il clima è festaiolo, le canzoni efficaci, ben suonate e travolgenti. Una vera e proprio party punk band.
TREETOPS – Aphonia
Il collettivo romano si presenta con un album esplosivo: sorprese, cambi ritmici e melodici, sperimentazione, sonorità che si intrecciano in modo ardito ma seguendo sempre un perfetto filo logico ovvero una spiccata personalità nell’accomunare orizzonti così diversi. (free) Jazz, funk, rock, Battles e King Crimson, Ezra Collective e Shabaka Hutchings. Molto interessante e intrigante, fresco e progressivo.
THE WARM MORNING BROTHERS – Somewhere Beyond the Abyss
Il duo piacentino, al quinto album (più uno split condiviso), si circonda di preziosi collaboratori (su tutti Paul Roland, Gregory Jones e Blanka Beder dei Music from Neptune) per regalarci un’ennesima prova della loro grande capacità compositiva, arricchita da eleganti e raffinati arrangiamenti. Il mondo sonoro si muove tra atmosfere semiacustiche nella classica tradizione di Simon & Garfunkel e del folk inglese alla Fairport Convention, con un tocco di Kings of Convenience. Sono riferimenti generici perché l’aspetto principale è la personalità che trasudano i 14 brani. Soprattutto la padronanza di una materia artistica non facile da maneggiare.
WEEKEND MARTYR – Cruel House
Il terzo album della band livornese scandaglia la profondità delle anime tormentate, con un’adeguata colonna sonora a base di scarno blues, folk sgangherato, pennellate psichedeliche e un’attitudine indiscutibilmente punk.Tom Waits va a braccetto con il Nick Cave dei Grinderman e dei Birthday Party. Ci sono anche ampie dosi di Violent Femmes e un pizzico di Captain Beefheart. Tutta roba buona.



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