Giugno 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di giugno 2026 abbiamo recensito 37 album e presentato 120 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 178 ALBUM e presentato 604 VIDEO.
ALBUM
ARTISTI VARI – Sea Songs – Music for Hotels vol.3
Prosegue e si chiude con il terzo volume la serie di “Sea Songs” (omaggio alla Sea Song di Robert Wyatt), sempre a cura della inimitabile e vulcanica mente di uno dei personaggi più geniali della scena musicale (e dintorni) italiana, Vittore Baroni. In questa occasione l’album diventa doppio, con contributi di ben 31 artisti nazionali e internazionali che spaziano impunemente tra mille generi, dal rock all’elettronica, dal pop al blues al jazz, new wave, punk, surf, rockabilly, industrial. Prodotto dall’Hotel Acapulco di Forte dei Marmi, gestito dalla famiglia Baroni dal 1968, si avvale anche di una ricca ed elegante confezione grafica a cura di Reg Mastice. Un lavoro stimolante, eclettico, estroso, interessantissimo.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto! Per scaricarlo gratuitamente, vedi il flyer allegato.
AETHER – III
Terzo album per la band prog jazz, alle prese con materiale compositivamente complesso, tra poliritmie, rimandi ai King Crimson di “Red”, sprazzi di classicismo, citazioni degli Area, sguardi al post rock, ambient e sperimentalismi. Un lavoro di non facile fruizione ma intrigante e affascinante, avvalorato dalla tecnica dei musicisti, di alitissimo livello.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
BANTORIAK – Vol. II
La creatura di Izio Orsini dei Rancho Bizzarro, torna a undici anni dall’esordio, con un nuovo lavoro denso di suggestioni doom, stoner, psichedeliche, spesso dilatate, intense, cupe, minacciose. Il tutto poggiato su fondamenta classicamente hard rock anni 70. Un album concettuale e cerebrale, da cui lasciarsi avvolgere e trasportare. Interessante e originale.
BINGE DRINKERS – Resentment and Wrath
Potentissimi, ruvidi, aspri, i Binge Drinkers tornano con un ep di cinque brani in cui sfoderano tutta la loro famigliarità con una materia sonora molto praticata e saccheggiata come l’hard heavy rock e dintorni. Lo fanno però con una spontaneità e urgenza che si avverte immediatamente, soprattutto quando accelerano i tempi (vedi in The Empire of Rage, dove sembrano quasi esondare nell’hardcore punk dei Dead Kennedys) ma se la cavano benissimo anche con i mid tempo (Forgiveness). Ottimo lavoro.
MARCO BONVICINI – Naked
Torna il cantautore bolognese con un album intenso, diretto, crudo, con dieci canzoni debitrici al miglior classic rock americano. Atmosfere intrise di blues, folk e country, dal taglio costantemente chitarristico, arrangiamenti semplici ma efficaci, voce espressiva e perfettamente consona al taglio sonoro del disco. Un disco che funziona, in grado di spaziare da torrenziali ritmi rock a situazioni semi acustiche ricche di pathos (Feel The Balance, tra i migliori episodi). Ottimo.
ANDY CARRIERI – All Things Bright
Andy Carrieri ha alle spalle un curriculum di quelli difficilmente eguagliabili, tra Jack Daniels Lovers, Dirty Hands, Andy J Forest, solo per citarne alcuni, con lunghe permanenze a suonare negli States. Nel nuovo album torna alle radici del blues acustico e rurale, tra brani di Big Bill Broonzy, John Lee Hooker, Muddy Waters, Lightnin’ Hopkins e composizioni autografe, spaziando dal boogie al talking blues. Suoni puliti e incisivi, perfetta consonanza e profonda conoscenza del materiale proposto. Il risultato finale è un disco riuscitissimo, competente, colto e godibile.
CARLO CIAMPI – Aut Aut. Amore o guerra
Il cantautore toscano rompe un voluto lungo silenzio discografico con un nuovo album, in cui mette in musica alcuni testi del poeta pistoiese Damasco Capecchi. Non sento in giro niente di buono, e c’è bisogno di parole chiare e forti come quelle di Damasco è la più che valida motivazione per riprendere in mano strumenti e voce, tra canzone d’autore italiana e momenti più rock e aspri. Un lavoro ricco di interessanti spunti e stimoli.
COLLA – FINIREMOTUTTIAFARCIMALE!
Il quinto album della band vicentina ne conferma le qualità compositive ed esecutive. Hardcore pop punk in bilico tra Bad Religion, Punkreas, Adolescents, Social Distortion, urgente, sparato, minimale e diretto. Mai ripetitivo o prevedibile, molto ben registrato e prodotto. Il posto solido conquistato all’interno della scena non vacilla di sicuro, anzi, si stabilizza sempre di più.
COWARDS – Can You Hear Me?
Il secondo album del trio marchigiano conserva le abituali influenze, tra post punk, shoegaze e sonorità che non disdegnano sguardi alla psichedelia. Gli otto brani hanno un costante incedere rigoroso e solenne, talvolta perfino minaccioso. Sono ben composti e ottimamente arrangiati per il contesto artistico in cui si muovono. Una conferma artistica per una band in continua crescita.
CRAC RURAL CORE – s/t
Esordio particolarmente interessante per la band piemontese, frutto dell’unione di componenti di una serie di band della scena locale. Se le fondamenta sono senza dubbio solidamente piantate nell’hardcore (sia musicalmente che per approccio politico e filosofico), le canzoni si sviluppano attraverso altre meno consuete influenze per l’ambito, tra hard rock, metal, perfino sprazzi prog, in una miscela che diventa originale e particolarmente personale. Da ascoltare con attenzione.
DISORIENT EXPRESS – Aspettando il sole
La band siciliana ha scelto un ambito sonoro molto intrigante e originale, nel rileggere il folk, in stretta commistione con la canzone d’autore nostrana. Le due anime si sposano alla perfezione, producendo un affascinante ibrido, ricco di gusto e suggestioni, grazie anche a testi mai banali, sempre attenti all’attualità osservata in chiaro scuro. I quattro brani scorrono velocemente, lasciando un’impressione più che positiva.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
GREG & THE FRIGIDAIRES – Bye Bye / Tu Non Scherzi Mai
Dal 2012, Greg & the Frigidaires si e ci divertono con la loro deliziosa miscela di Doo-Wop, Rock’n’Roll, con un gusto pop surf a cavallo tra anni 50 e 60 a condire il tutto e in Tu non scherzi mai una buona dose di Fred Buscaglione. Il nuovo singolo è irresistibile, con due brani dalle perfette atmosfere estive, freschi, godibili, disincantati, spensierati. Eh si, il Greg è “quel” Greg…
ìBUCA – 1955
Il duo abruzzese all’esordio con un album, prodotto da Wrongonyou, intimista, dalle tinte pastello, intenso e malinconico. Alla base un forte legame con la canzone d’autore italiana (si avvertono echi di Lucio Battisti, tanto quanto di Dente o Bugo) ma non mancano venti Beatlesiani (dalle parti di Paul McCartney). Il tutto condito da una buona dose di personalità e maturità compositiva. Molto interessanti.
JERRY MOVERS – 72%
Cinque brani sparatissimi, freschi, travolgenti, all’insegna di un hardcore pop punk che guarda tanto alla old school alla Bad Religion quanto a Pennywise e Blink 182. La band è precisa come un metronomo, il sound possente e implacabile, i testi lasciano spazio all’introspezione. Un altro passo avanti, tanto quanto una gradita conferma.
KINT – Losses
Nati dalle ceneri dei Death of Anna Karina, i Kint hanno deciso di mettere fine anche a questa nuova esperienza, con un album conclusivo della loro carriera. Un lavoro solenne e rigoroso che veleggia in mari sonori turbolenti, tra dark wave, goth, post punk, shoegaze. La band suona e compone bene, conosce a perfezione l’ambito artistico di riferimento entro cui si muove a suo agio. Gli appassionati di questi suoni apprezzeranno tantissimo.
LEAVING VENICE – Price Of Caring
Ottimo esordio per la band piacentina che percorre sentieri non più tanto calpestati, almeno in Italia, ultimamente, inoltrandosi nelle pianure ventose dello shoegaze, permeato però da molteplici pennellate dream pop che smussano certe angolature chitarristiche piuttosto aspre. Un percorso interessante e personale che riesce a discostarsi agevolmente e con eleganza dalle modalità abituali del genere.
SEBASTIANO LILLO – Running On My Feet / Shadows in the Pines
Un singolo di grande pregio, suonato da un grande chitarrista e bluesman che prosegue il suo cammino con un sound che attinge, in Running On My Feet, dal country blues più ipnotico e penetrante mentre in Shadows in the Pines evoca la lezione di Fantastic Negrito, con un tocco gospel e uno sguardo ai Black Keys meno ruvidi. Eccellente.
LUPE VELEZ – 21th Century Sucks
Torna la band toscana con un album che raccoglie una serie di brani già pubblicati online negli ultimi anni. Un lavoro che conferma l’attitudine e il gradimento per un rock’n’roll elettrico, spedito, di derivazione punk, con retaggi Sixties e una predilezione per il Detroit Sound degli MC5 e gli australiani Radio Birdman. La band suona pulita e precisa, i brani sono efficaci, il risultato più che ottimo. Per chi ama l’ambito troverà sicura soddisfazione.
ALESSANDRO MANCA / LUIGI BAIRO – Dichiarazione di Gianni Milano
Un omaggio sincero e sentito alla poetica di Gianni Milano, figura di spicco della cosiddetta Beat Generation italiana.
Bairo ha sonorizzato, con chitarre, basso e sintetizzatore, le letture di Manca, creando una miscela psichedelica, visionaria, sognante e contemplativa. Un lavoro unico e originale, prezioso tassello culturale di un’Italia “alternativa” sempre più lontana.
MISTAKES ON FLOOR – The Second Chance Hotel
Esordio convincente per la band bergamasca, con un album dalle temperature torride, tra brani serrati che riportano ai primi Foo Fighters, Bad Religion e Green Day e momenti più introspettivi di natura emo. Le fondamenta sono ben radicate nelle più svariate declinazioni del punk, i brani sempre elaborati si concedono due incursioni nella lingua italiana a testimonianza della possibilità di una futura nuova direzione. Ottima la produzione e di grande livello l’esecuzione tecnica. Ottimo.
MORSO & the PLASTIC MACHINE MUSIC – Malattia / Non Credo
Morso, nome d’arte di Alberto Foglia, torna con la sua Plastic Machine Music, con un singolo in cui si sposta tra atmosfere vicine all’attitudine punk rock (“Malattia”) e post punk sporcato di blues (“Non credo”) che ha nella spina dorsale . In entrambi i casi sposa un minimalismo crudo e rabbioso, evidenziando originalità, anche in virtù di un approccio molto teatrale e spontaneo. Un nome da seguire.
NOF41 – Chiave mineraria
Esordio di alto livello per la band livornese, grazie al collettivo Inner Animal Recordings, con un album di undici brani autografi, figli della new wave e post punk italiano anni Ottanta (si avvertono spesso influenze esplicite dai primi Litfiba e Diaframma). Il tutto però realizzato con notevole personalità e una verve elettrica che fa pendere spesso l’equilibrio verso il punk. La partenza è ottima, le premesse per sviluppi di valore ci sono tutte.
RED SUN – Songs from Hidden Places
Dopo tre album strumentali e una lunga attività live in mezza Europa, nella band piacentina arriva la voce di Elisa Brusati dai Noema a dare una svolta sonora e artistica. Non cambia il mondo in cui agiscono dalla nascita, nel 2014, tra stoner tinto di psichedelia, chitarre aspre, atmosfere epiche ma l’inserimento vocale rende la nuova strada ancora più interessante e variegata. Ancora una volta un album di qualità, indispensabile agli amanti del genere.
RENANERA – Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile
Importante connubio artistico tra Pino Aprile (autore del best-seller Terroni, la firma saggistica più
autorevole sul Meridione) e l’esperienza e maturità compositiva dei Renanera, forti di una affascinante miscela di canzone d’autore, world music, folk ed elettronica. Il duo composto da Concetta De Rosa, in arte Unaderosa e Antonio Deodati, con l’aiuto di numerosi e prestigiosi musicisti, tesse una raffinata e perfetta base per le parole dello scrittore (che appare vocalmente nel brano di chiusura Ti parlo del Sud) con atmosfere che non di rado guardano allo storico De Andrè/Mauro Pagani di Creuza De Ma. Arrangiamenti eleganti e di notevole caratura, album di grande valore.
SCEMODIGUERRA – Martian Voodoo
Il duo Luca Peverelli e Elia Mazzoletti si addentra, nel secondo album, in un contesto basilarmente folk rock ma che abbraccia e contempla numerose variabili, le stesse che possono unire Violent Femmes e Rino Gaetano, di cui assorbono spesso anche l’acre ironia nella stesura dei testi. Un disco inconsueto che cerca nuove strade in un ambito ampiamente sondato e sfruttato e riesce a trovarne di molto interessanti. Da ascoltare e seguirne le future evoluzioni.
ALESSANDRO SERRA – Terra vergine
Il poeta, filosofo e cantautore campano all’esordio discografico in coppia con il libro di poesie dal titolo “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese”. Musicalmente lo spettro sonoro abbraccia diversi ambiti, dalla canzone d’autore, a sguardi al Paolo Conte swingante, fino a un brano dall’andamento reggae come Parodia. Un lavoro eclettico, ben realizzato e composto, ottimamente arrangiato, più che interessante.
TAMANGO – T’amango
Impossibile scindere l’aspetto meramente musicale dal progetto artistico del collettivo torinese, una delle espressioni creative a 360 gradi più interessanti e indescrivibili attualmente in circolazione. Il loro immaginario pesca nella musica, nel teatro, nell’improvvisazione, nel surrealismo urticante alla Fluxus, nell’autoproduzione e autogestione più rigorosa e integralista. Vedi la “Rampallonata”, il loro tour negli “stadi” (ovvero concerti in piccoli campi da calcio della provincia, gestiti in totale autonomia). Musicalmente lo spettro è assolutamente indefinibile: dal punk, al rock, alla canzone d’autore italiana, dai Gufi agli Squallor a Elio o gli Skiantos. Il tutto costantemente giocato sul filo dell’ironia, dello sberleffo (non di rado caustico), della creatività senza limiti. Un raro esempio di originalità e personalità. Cosa rara ai nostri tempi.
TEAL BLUE – Italian Affair
Il trio veneto rivisita alcuni classici della musica italiana in chiave swing e jazz, in una riuscita operazione di riarrangianento di atmosfere spesso difficilmente accostabili al sound in oggetto (vedi la bellissima riproposizione di Figli delle stelle di Alan Sorrenti). Più prevedibile la ripresa di In cerca di te (perduto amore) di Natalino Otto ma l’album funziona benissimo dall’inizio alla fine, indipendentemente dai brani scelti. Molto gradevole e divertente.
TORNADO LOBSTER KILLER – Lobsteria
Il secondo album della band milanese rifinisce alla perfezione il mood che ha caratterizzato il percorso sonoro fino ad ora. Punk rock con accelerate hardcore, asperità chitarristiche sparse, tanta energia, brani sempre potenti ed efficaci. Interessante e condivisibile il tema di Pay To Play, trattato in modo sarcastico, sulla progressiva e sempre più presente mala usanza di sfruttare economicamente l’esigenza delle band emergenti di farsi conoscere, soprattutto a livello concertistico. La band suona bene, l’attitudine è quella giusta, il sound non è mai mono tematico ma spazia in vari ambiti del “genere”. Più che ottimo.
TRISTITROPICI – Traduzioni
Il trio emiliano giunge al primo album, preceduto da alcune sporadiche uscite discografiche in forma di ep, con una formula sonoro/compositiva molto originale e particolare. Alla base l’amore per la canzone d’autore meno banale, anzi più particolare, che si dipana su ritmiche complesse, un costante groove funk/soul, atmosfere e soluzioni armoniche che possono riportare addirittura al primo prog (scuola di Canterbury in particolare), pennellate jazz. L’ascolto è sempre molto intrigante e gradevole, il risultato finale davvero personale e sorprendente.
TROPICAL TENNIS – Malerba
Terzo album per il quartetto pugliese che introduce per la prima volta tutti i brani cantati in italiano. Le nove canzoni sono brevi (poco più di 17 minuti il computo totale del disco), compatte, spedite, tra punk anni 90 e impennate hardcore (Bad Religion, Blink 182, Punkreas, Pennywise, Offspring ). Il tutto bene arrangiato e suonato, con una registrazione impeccabile.
VARANASI – Impermanenza
Secondo album che prosegue un cammino affascinato da atmosfere oscure, malinconiche, spesso intrise di drammatico romanticismo. Il principale retaggio guarda alla new wave italiana degli anni Ottanta (non mancano riferimenti alla scuola fiorentina dei primi Litfiba e Diaframma) ma si estende anche shoegaze e post punk, non di rado dalle parti dei Cure. Il concept dell’album gira intorno al concetto di impermanenza, intesa come mutamento incessante che attraversa ogni esistenza. Le dieci canzoni sono tutte di ottima qualità, arrangiamenti efficaci, buona resa sonora. Gli appassionati del genere saranno soddisfatti.
THE WINE BARRELS – Tales From Pianura Padana
La band bolognese sforna un album ruvido, aggressivo, elettrico, all’insegna di un solido rock blues che richiama i primi Led Zeppelin ma anche le scorribande chitarristiche alla Jack White e mille altre influenze mutuate da un ambito che è un universo vastissimo e poco circoscrivibile. Lo fanno bene, con grande capacità tecnica, tante idee e l’attitudine giusta. Dal vivo saranno probabilmente esplosivi!



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