Aprile 2026. Il riassunto del mese

Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.

Nel mese di aprile 2026 abbiamo recensito 40 album e presentato 123 video.


Nel 2026 abbiamo recensito 101 ALBUM e presentato 342 VIDEO.

THE APPETIZERS – Keep Your Step

Cimentarsi con (original) reggae, ska e rocksteady è sempre un esercizio “pericoloso”, essendo un ambito abbondantemente scandagliato nel corso degli anni. Di fronte a un album come Keep Your Step non ci sono dubbi: la qualità delle composizioni autografe della band milanese, la splendida cover di A Message From The Meters dei Meters, la cura dei suoni, la capacità esecutiva, lo rende un vero e proprio gioiello di stile. Semplicemente eccellente.

THE BOOGERS – Rhythm ‘n’ Booze with…

Difficile, sicuramente rarissimo, trovare band italiane (ma non solo) che prendono come riferimento quella nicchia sonora che nella seconda metà degli anni Settanta precorse il punk con un sound ruvido e grezzo, figlio di rhythm and blues, blues, rock ‘n’ roll primitivo. In Inghilterra lo chiamarono pub rock, di cui band come Dr.Feelgood in particolare ma anche Ninbe Below Zero, Count Bishops, le varie incarnazioni di Jesse Hector, Eddie and the Hot Rods, furono brillanti rappresentanti. La band sarda suona esattamente così, con un tiro mutuato dal punk, bellissime canzoni, cover di Little Walter, Slim Harpo, Otis Rush. Un vero e proprio gioiello.

CHICCO ALLOTTA and the GROOVERS – Segunda Genie

Dopo una proficua attività con i Chiaramira, il tastierista siciliano si è trasferito nel 2014 a Londra dove ha trovato, dal 2022, ospitalità nel fantastico mondo degli Incognito, con cui sta girando il mondo e ha inciso l’album Into You. Il suo primo album solista è uno splendido condensato di umori jazz, fusion, blues, funk, con sguardi alla lezione di Pino Daniele e James Senese e un particolare riguardo per i suoni mediterranei e folk nostrani (non mancano echi della formidabile avventura di Napoli Centrale o Perigeo). Il sound è attuale, modernissimo, fresco, l’espressività esecutiva della band ad altissimi livelli, la citazione del canto siciliano per eccellenza Ciuri Ciuri in Jungle Ciuri 2.0 si trasforma in un canto politico dall’incidere reggae, la reinterpretazione dell’altro inno della canzone dell’isola, Vitti na crozza, una splendida ballad di gusto jazz funk. Album semplicemente eccellente.

STEFANO BOLLANI ALL STARS – Tutta Vita live

Registrato dal vivo durante il memorabile concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025 con una formidabile band con Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto e tre giovani talenti come Frida Bollani Magoni, in arte Frida, Matteo Mancuso e Christian Mascetta. Un viaggio nelle musiche del mondo, dalla Grecia alla Turchia, dagli Stati Uniti alla Russia, attraverso virtuosismi, classe, eleganza esecutiva, interpretazioni perfette. Spiccano Yerakina, canzone popolare della Macedonia, che ha apertamente ispirato gli Area di Luglio, agosto, settembre (nero) e The Old Castle, dalla suite pianistica Quadri di un’esposizione, composta di Musorgskij. Un album divertente quanto colto e incredibilmente creativo.

BOLOGNA VIOLENTA – Oblomovismo

La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto. Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società “Oblomovizzata” (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi “unici”, inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.

CHROMANOISE – WAWUWM / We Are Walking Until We Meet

Esordio del duo pugliese con un ep di quattro brani all’insegna dell’abrasione sonora, sperimentazione, atmosfere claustrofobiche. Ci sono schegge di “No New Yok” (vedi Lydia Lunch o DNA di Arto Lindsay), l’approccio alla Suicide per le basi ossessive, un gusto shoegaze, riferimenti ai Velvet Underground e Jesus and Mary Chain più ostici. Una scelta stilistica coraggiosa ed estrema, ben fatta e che lascia presagire interessanti sviluppi futuri.

CHUBBY AND THE TWERKS – One Second with…

Charlie Manning Walker, frontman e chitarrista di Chubby & The Gang e The Chisel, unisce le forze con i nostri Twerks per un 45 giri diretto e senza fronzoli, che attinge dal punk rock 77 più urgente e spontaneo. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.

THE CLEOPATRAS – Heart Pieces

E’ una lunga storia quella della all female band toscana, passata attraverso cambi di formazione, una nutrita discografia (siamo al sesto album in circa vent’anni di carriera, oltre a numerosi singoli ed ep) e un’incessante attività live. “Heart Pieces” è l’album più maturo, che raccoglie al meglio quanto seminato nel corso degli anni. Rimangono le influenze beat, garage e punk rock, Ramones, Pandoras, Go Go’s, Blondie ma ci sono episodi più pop punk (Amore Narcotico con i Meganoidi non sarebbe stato male in un album dei Prozac+), una cover dei Dead Kennedys, Moon Over Marin, echi di Modern Lovers e sferzate surf. Il tutto in un perfetto equilibrio tra impegno socio/politico che traspare spesso nei testi e la consueta voglia di divertire e divertirsi. La loro vetta artistica corroborata da una produzione eccellente.

COUCHGAGZZZ – Primitive Men

La band barese, dopo l’ottimo esordio di tre anni fa, torna con un feroce Ep di quattro brani, tra garage punk, uno sguardo al mood dei Devo (I Can’t Find A Job in particolare, potrebbe essere un’outtake di uno dei primi album della band di Akron), un approccio Lo-Fi e brevi brani di grandissima efficacia e immediatezza.

DELREI feat Collin Hegna – Wicked Wicked Ways

Nuovo ep di tre brani, con l’aggiunta di una extended version, per la creatura del chitarrista Alessandro Mercanzin, con la collaborazione di Collin Hegna alla voce. Il mondo musicalmente oscuro in cui si muove attinge da blues, post punk, desert rock, tra atmosfere epiche e solenni. Un buon lavoro, in attesa di materiale più consistente.

ETTA – Queste cose sono io

Album potentissimo, suoni arrembanti, canzoni “spinte” all’ennesima potenza, ritmiche serrate, chitarre costantemente in distorsione, in un vortice di punk/hard/grunge iperprodotto. Ospiti speciali Pierpaolo Capovilla, Punkreas. Klaus Noir, Greta Grida a dare ancora più impeto a un lavoro che ha le carte in regola per imporsi all’attenzione generale.

EVOCANTE – Tempi moderni

Vincenzo Greco, in arte Evocante, si cimenta con un lavoro dalle tematiche dure e dirette, intensamente “politiche”. Lo fa con un sound che attinge dall’elettronica/canzone d’autore alla Battiato (riferimento più immediato) che ben si accompagna a varie influenze new wave di gusto anni Ottanta (non traggano in inganno, il disco è attualissimo e moderno, rifuggendo ogni dimensione nostalgico/revivalista). L’approccio è coraggioso e se, a tratti, necessita ancora di una migliore messa a fuoco, rende l’album interessante, originale e ricco di spunti.

FABIO GUALERZI – Diario Di Un Padre

Secondo album per il cantautore emiliano. “Questo non è un album, non è un disco, non è un racconto, non è un concept. Questo è tutte queste cose riassunte in circa 50 minuti“. L’autore si racconta tra realtà e immaginazione, attingendo dalla sua intensa passione per il country e il bluegrass, atmosfere ben riprodotte da una band che accompagna con gusto, discrezione e perfettamente a suo agio le dodici canzoni di Gualerzi. Un contesto sonoro non sempre facile da affrontare ma che in questo caso viene valorizzato da un’evidente conoscenza della materia e conseguente perfetta capacità esecutiva e interpretativa. Ottimo.

DENISE GUEYE / MARCO CARTA – Le storie di ieri 

Il duo composto da Denise Gueye e Marco Carta nasce nell’estate del 2021, sfociato nella pubblicazione del loro primo album, Velas Blancas Y Ramas Verdes”, a sua volta figlio del progetto “Canciones Populares Antiguas”, concepite dal poeta Federico Garcìa Lorca per pianoforte e soprano. Il nuovo lavoro esplora il mondo di Fabrizio De André, con brani degli esordi fino a quelli da  La buona novella, Non al denaro, non all’amore, né al cielo, Storia di un impiegato, Vol. 8. Un album raffinato, esecuzioni minimali ma sempre efficaci e convincenti, a cui si aggiunge la perizia vocali e tecnica degli esecutori, di eccelso livello.

LADY DAY – Gamaar/”Guardami” – Dada Sutra “Vita di vespa”

Terzo volume della collana LE CRISALIDI, lanciata da Lady Day Records, etichetta discografica del marchio Lilium Produzioni con un 45 giri in vinile (colorato). Molto interessante l’immersione post wave dei Gamaar che flirta con armonie medio/orientali, punk. Complesso e personalissimo il mood di Dada Sutra, alias Caterina Dolci tra elettronica, Billie Eilish, atmosfere inquietanti e “apocalittiche”. Progetto da seguire e supportare.

MALESH – To The Cloud-Cuckoo Land Of Color Wheels

I polistrumentisti romani Pablo Monterisi e Martino Petrella (membro dei Neoprimitivi) si uniscono per un album frutto di elaborate improvvisazioni in chiave prevalentemente acustiche, in cui scavano nel folk più oscuro, psichedelico, apocalittico, inserendo elementi di improvvisazione, impennate rock distorte (Tarahumara/Reré Beteame), trame quasi industrial. Un lavoro molto complesso che richiede un’approfondita attenzione nell’ascolto. Più che interessante.

MANDALAMARRA – Graffio Libero

Secondo album per il progetto musicale del cantante e chitarrista Stefano Billy Belardi (musiche) e dello scrittore Domenico Picas Pesci (testi), affiancati da Christian Arlechino (violino), Michele Colantuoni (basso) e Davide Pezzato (percussioni, batteria, cori). Dieci canzoni dove folk e rock si incontrano (dalle parti di Modena City Ramblers e Bandabardò ma con anche retaggi di De André, prog ed elementi reggae) a supportare liriche che non disdegnano affondare il coltello in tematiche socio/politiche. Un lavoro ben fatto, ricco di passione, spontaneità, sincerità.

VALENTINA MATTAROZZI – Duets

La cantante jazz e compositrice bolognese torna con un gustoso album, in cui omaggia una serie di standard della miglior tradizione jazz (da “A Night in Tunisia” – probabilmente la vetta dell’album) – a “Round Midnight”) oltre a una pregevole ballad autografa, When She Remembers. Al suo fianco alcuni ospiti di spicco della scena nostrana, in una serie di riusciti duetti. Voce suadente, grandi capacità interpretative, esecuzioni sempre di altissimo livello.

THE MONKEY WEATHER – È sempre colpa degli altri

Da oltre quindici anni sulla scena, con una nutrita discografia alle spalle, la band piemontese torna con un ep di cinque brani, in cui esprime al meglio la sua carica rock, grazie anche a una sapiente produzione che ne mette in risalto le notevoli capacità compositive ed esecutive. Le canzoni sono bene arrangiate, sempre espressive, efficaci, pulsanti e ritmicamente arrembanti. Ottimo.

NIGHT TERROR – Non t’arrabbiare

Un esordio con i fiocchi, poco più di venti minuti di intenso punk core in pieno mood Husker Du, con pennellate alla J Mascis/Dinosaur Jr. Sembra di tornare alle immersioni totali nel fragore abrasivo di “Zen Arcade”, capolavoro della band di Minneapolis. Le canzoni sono brevi, immediate, dirette, arrembanti. Una partenza di carriera ai 100 all’ora.

OK BELLEZZA – Nine Selections From The Inoki Collection

Torna, a sei anni dall’esordio, il quartetto lombardo (ex MiniVip) con un pregevole album strumentale all’insegna di una miscela di cool jazz, ritmi latini, funk e uno sguardo costante alla lezione di Jimmy Smith, Horace Silver, Jimmy McGriff, il primo Herbie Hancock di “Blow Up”. Un disco molto curato ed elegante, eseguito splendidamente e con gusto raffinato. i cultori del genere sono avvertiti.

OCTOBER – Dancing Like An Idiot

Molto intrigante la formula sonora del quartetto milanese che accomuna un sound chitarristico talvolta ruvido, altre volte più soft, ad influenze che vanno dagli Strokes alla new wave di stampo Interpol, un retrogusto alla Smiths, con echi di Franz Ferdinand. Al di là dei riferimenti, le canzoni sono ben fatte e ottimamente arrangiate, il disco funziona e la band ha ottime possibilità di emergere nel panorama nostrano.

ONORATO – Le Beatitudini

Musicista, scrittore, pittore, produttore artistico, discografico, didatta, esperto di cinema, (Giancarlo) Onorato è stato un prime mover della scena new wave a fine anni Settanta, con la stupenda e indimenticata avventura degli Underground Life. Da solista ha prodotto sei dischi in trent’anni, giungendo a una maturità artistica che emana ogni “solco” di questo nuovo lavoro, attraverso sette brani in perfetto equilibrio tra raffinata canzone d’autore, l’anima new wave/Bowiana che lo ha sempre accompagnato, un tuffo in atmosfere ai limite del punk rock (Stanotte). Arrangiamenti ricercati, pur nella loro essenzialità, canzoni “asciutte”, efficaci e dirette. Come sempre, siamo nell’ambito dell’eccellenza.

OTTODIX – Cerebro_Mundi

L’artista visivo e multimediale trevigiano Alessandro Zannier, arriva al nono concept album in studio, dedicato alle intelligenze naturali e ai sistemi complessi. Un lavoro dal taglio molto personale che guarda a certa new wave italiana anni Ottanta (dalle parti di Garbo), alle movenze cantautorali di Andrea Chimenti, a sonorità che frequentò Franco Battiato, al gusto ricercato dei Japan e delle opere soliste di David Sylvian. Non disdegnando una marcata vena pop che rende il tutto più fruibile e godibile.

PALMER GENERATOR – Corpo celeste

Il trio marchigiano composto da Michele, Mattia e Tommaso Palmieri, rispettivamente padre, figlio e zio, torna con il sesto album della carriera iniziata nel 2010, una sinfonia post-rock suddivisa in quattro movimenti. Si respira anche molta psichedelia anni 70 (dai Pink Floyd ai Tangerine Dream), tra atmosfere liquide e sospese, sperimentazione, momenti di abrasione sonora. Un lavoro particolare, di grande maturità e personalità.

PERLA PALMIERI – My Jazz Identity

Dopo la vittoria del Premio Pathway To Jazz, che Perla Palmieri ha ricevuto nel 2025 dall’omonima organizzazione del Colorado (USA), arriva un atteso album che ne conferma tutte le qualità vocali e interpretative. Oltre a sei cover di Tania Maria (Yatra-Tà), Clifford Brown (Daahoud), George Gershwin (Fascinating Rhythm), Chick Corea (500 Miles High), Leslie Bricusse e Anthony Newley (Pure Imagination, dalla colonna sonora di Willy Wonka) e Guinga (Choro pro Zé), troviamo quattro brani autografi di particolare classe ed eleganza, all’insegna di un jazz che mischia con sapienza contemporaneità e classicità, in cui è spesso frequente l’uso vocale dello scat, che si sublima nella vetta dell’album, Terra Mia. Band con i fiocchi, guest del rinomato saxofonista Max Ionata, per un lavoro di grande pregio.

THE PEAWEES – More Scraps

“More Scraps” fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees “Food For My Soul (1995–2025)”, pubblicato da Wild Honey Records, ma disponibile anche come uscita singola.
Raccoglie una serie di B-side, rarità e reinterpretazioni, sparse qua e là nella lunga carriera della band spezzina.
Impressionante la qualità del contenuto ma soprattutto delle scelte, da Bob Dylan ai Beatles, da “Da Doo Ron Ron” delle Crystals alla stupenda versione acustica di “Lover’s Rock” dei Clash.
Il tutto incrociando rock ‘n’ roll, power pop, garage, beat, PASSIONE (chi conosce e sceglie certe cose lo fa con questo spirito e competenza).
Un lavoro stupendo di (presunti) scarti (scraps).
Grandissima band.
Top in Italia (e non solo)!

FABRIZIO POGGI – Healing Blues

Fabrizio Poggi è uno dei principali esponenti del blues nostrano ma non solo. (Ri)conosciuto internazionalmente per le sue capacità espressive ed esecutive, ha all’attivo decine di dischi e collaborazioni, riconoscimenti vari (candidato ai Grammy Awards e due volte ai Blues Music Awards, gli Oscar del blues), ha messo ora mano ai suoi immensi archivi, ripescando nastri mai utilizzati e, per questo album, aggiungendo nuove composizioni. Un lavoro in chiave semi acustica, in cui si alternano numerosi ospiti prestigiosi, impegnati in brani live, session in studio, inediti vari (tra cui, vetta dell’album, lo shuffle Mr.Slowhand con Hubert Dorigatti). Poco da aggiungere, un gioiello blues di rara bellezza.

PSYCHE’ – Psyché II

Secondo capitolo per il quartetto partenopeo composto da Marcello Giannini, Andrea De Fazio, Paolo Petrella e Roberto Porzio, che rinnova la tradizione “fusion” del sound napoletano, in cui convergono da sempre influenze a 360 gradi. Se il primo episodio guardava al Mediterraneo, nel nuovo la prospettiva si amplia, andando in Anatolia, nei Balcani più reconditi, nel nord Africa, in America Latina, con passaggi ritmici e melodici che, a tratti, ricordano gli antichi fasti di Napoli Centrale o Area. Il tutto con una base che spazia da funk a elementi reggae, jazz e cumbia. Un lavoro dalle mille sfaccettature e influenze, come sempre interessante, creativo, frizzante, esplosivo.

RASHCO – Disperato Erotico Noise

Da Foggia arriva un trio che ama la sporcizia sonora, il garage, il punk rock primordiale e più disturbante, il rock ‘n’roll più primitivo. Nessun compromesso, pochi accordi, ritmi ipnotici, la lezione di Pussy Galore/Jon Spencer Blues Explosion, Gories e affini, imparata alla perfezione. Niente altro, va bene così.

LILI REFRAIN – Nagalite

Tra le espressioni creative più originali in circolazione, la polistrumentista e performer, torna con una suite in quattro movimenti, quattro stati alchemici di una metamorfosi che attraversa mente e corpo. Si addentra, come sempre, in atmosfere solenni, mistiche, avvolgenti, penetranti, tra elettronica, folk, basi percussive dall’afflato tribali, richiami a ipotetici riti ancestrali. Un ascolto che affascina e ammalia per un lavoro di grande potenza espressiva.

REPETITA IUVANT – 3+2

Il trio spezzino firma il secondo album (a cui si aggiunge anche una serie di ep), un lavoro cerebrale, dalle tinte di moderna psichedelia, atmosfere liquide e allo stesso tempo ricche di tensione e inquietudine. L’approccio è sperimentale, con strati di chitarre, ritmi lenti e ipnotici, figli di un’attitudine post rock ed elementi di elettronica, che rendono il contesto lontano da ogni possibile codifica. Interessante e originale.

ROPE – For All The Marbles

La band torinese picchia forte e non prevede compromessi sonori in questo secondo album, a sei anni dall’esordio. Impeto punk rock (vedi (Missing) Operating Manual), attitudine hardcore (Beating A Dead Horse), chitarre abrasive tra Sonic Youth, Husker Du, Fugazi, voce spesso debitrice al John Lydon dei primi PIL. Tante sono le suggestioni e molto il talento. Una band perfetta per il contesto sonoro che ha scelto.

SANDRI – Animalerie

Michele Alessandri, da Cesena, sorprende con un album che ha la prerogativa, ormai rarissima, di potersi definire innovativo, pur facendo palese riferimento alle più svariate influenze. Se alla base c’è la canzone d’autore (da De Gregori a Dalla, Jannacci e Ivan Graziani, alle forme più attuali), aleggia ovunque una costante atmosfera psichedelica (soprattutto nella scelta dei suoni, negli arrangiamenti e nel mixaggio, spesso volutamente molto grezzo e ruvido) che riporta ai Verdena di Wow o addirittura ai Beatles del White Album (Nina ad esempio, paradossalmente molto vicina alla scrittura di Rino Gaetano). Un lavoro dalle mille sfaccettature, colto, intrigante, ricco di spunti originali e di tanta creatività.

SELDOM PRETTY – s/t

Il trio bolognese nasce all’inizio del 2024 come progetto solista del cantante e bassista David Paulis, a cui si sono poi uniti il chitarrista Marco Beiato e Francesco Bressan alla batteria. L’album d’esordio affonda le radici nel post punk con agganci all’industrial e ad esperienze non lontane dai Nine Inch Nails, con sguardi alla post wave più dark degli anni 80 (Sisters of Mercy, Mission, un’attitudine alla Killing Joke). Ben fatto, con i giusti suoni e una perfetta padronanza dell’ambito sonoro/artistico. The Purpose la vetta dell’album.

SNUFF – Silly Not Silly

Ottimo secondo album per il trio power pop punk nostrano. Dodici brani che filano spediti, con un sound chitarra/basso/batteria secco e minimale, ottime melodie vocali di gusto Sixties, pochi fronzoli, ballate decadenti di sapore Velvet Underground, scatti nervosi (Bangkok) e tanto altro. La miscela funziona, è fresca e attuale, pur pescando nel passato a piene mani e l’album più che soddisfacente.

SPECTRE – Twisted Views

Torna la band comasca con un 12 pollici in vinile di cinque brani inciso solo su una facciata. Mantengono salde le basi nelle atmosfere dark goth dell’esordio, a cui si aggiungono la rabbia e il sound arrembante dell’hardcore californiano che caratterizzò band come TSOL, Dead Kennedys, 45 Grave. Una scelta originale e scarsamente seguita ai nostri tempi. Il suono è compresso, oscuro, minaccioso, ostile, la band gira a mille. Da seguire.

THUNDER BOMBER – Boys Alive

Passata attraverso cambi di formazione e problemi vari, la band mantovana ne esce rafforzata e sforna un album con i fiocchi, a base di potente rock ‘n’ roll, dalle forti influenze punk rock, in cui troviamo evidenti riferimenti alle radici di Stooges, Mc5 e New York Dolls, senza dimenticare sguardi a blues e altre influenze meno ortodosse e più particolari. Una miscela efficace per un lavoro riuscito e ricco di personalità.

WHITE BEARS EVOLUTION – 25th Anniversary

Venticinque anni di attività non sono pochi, costellati da cambiamenti, diverse incisioni e una costante evoluzione, perfino nel nome. Si intuisce anche dalla proposta sonora, all’insegna di una maturità stilistica che porta il quartetto ad esplorare vari ambiti, partendo dal rock classico, spesso a braccetto con la canzone d’autore, il blues, pennellate country rock, perfino un’escursione nelle atmosfere care a Santana nei primi ’70 (Expander). Un ottimo lavoro, che trasuda passione e amore per la musica.

WIDE HIPS 69 – It Won’t Be Nice

Torna la band abruzzese con un nuovo ep di cinque brani che ne conferma maturità compositiva e l’originalità di essersi evoluta da un iniziale garage punk a una dimensione molto più contaminata e personale. Le matrici rimangono ancorate ai suoni più ruvidi e rabbiosi ma ammantati da un’anima soul (vedi la cover di “Love Potion Number 9” dei Clovers, Searchers e Coasters). Troviamo anche il grunge pop delle Hole o echi di Patti Smith nell’iniziale “Not For Me”. Ottimo lavoro per una band sempre più convincente.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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