Backrooms, l’esordio al cinema di Kane Parsons

Per quanto riconosciuta come la stagione più gioiosa, c’è sempre qualcosa di vagamente inquietante nell’estate, un malessere intrinseco che la rende a mio parere la stagione ideale per la visione dei film dell’orrore. E proprio in questi giorni è al cinema uno degli horror più interessanti degli ultimi anni. 

Backrooms, del regista diciannovenne Kane Parsons, è un film straordinario per estetica e atmosfera. Basato sui corti pubblicati su YouTube dallo stesso Parsons, che a loro volta si ispirano ad una leggenda metropolitana, il film esplora l’immaginario delle backrooms: una dimensione labirintica in continua espansione costituita unicamente da infiniti spazi liminali, ovvero luoghi pensati per il passaggio e la presenza di persone (uffici, corridoi, magazzini) che, completamente vuoti, perdono senso e fanno paura. L’idea del labirinto a cui si accede per un espediente magico, dello spazio in continua espansione, che genera curiosità ma che contiene una minaccia, non è nulla di nuovo: per esempio, a chi ama la letteratura ergodica ricorderà la storia de La versione di Navidson in Casa di Foglie, di Mark Z. Danielewski. In Backrooms l’intuizione originale, che si svela nella seconda parte della pellicola, è legare la dimensione labirintica e inquietante delle backrooms alla complessa dimensione psicologica dei due protagonisti: l’architetto fallito Clark (Chiwetel Ejiofor) e la terapeuta Mary Kline (Renate Reinsve), entrambi afflitti da traumi irrisolti e mentalmente ed emotivamente compromessi. Queste precarie condizioni psicologiche riecheggiano nella loro esperienza all’interno delle backrooms, con esiti rivelatori e spaventosi. 

La tensione crescente è sapientemente espressa anche dalla colonna sonora, composta da Kane Parsons in collaborazione con Edo Van Breemer (già autore di soundtrack per i film horror The Monkey, Videoblog di un vampiro, Keeper – L’eletta).

Kane Parsons è un regista solido e maturo nonostante la giovane età, e per il racconto innovativo dell’instabilità mentale e della solitudine nella società contemporanea, l’unione di tecniche diverse (come le parti in presa diretta in stile found footage), l’estetica unica e la gestione equilibrata di atmosfera, tensione e mistero, penso che il suo Backrooms sia destinato a superare il fenomeno Pop per diventare un vero e proprio Cult nel genere horror.

Piccola chicca musicale: in un ruolo secondario recita Mark Duplass, cantante dei Volcano, I’m Still Excited!, band indie rock newyorkese attiva negli anni 2000

Vittoria Rossi

Info su www.lapop.it o alla mail social@lapop.it

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