CASO – Dalla parte dell’orso
Caso torna dopo un silenzio lungo abbastanza da cambiare le facce, le città e le convinzioni. Dalla Parte dell’Orso è il primo segno: un pezzo che non vuole tornare giovane, ma vuole restare fedele. Il tempo ha lasciato rughe sulle persone e crepe sul cemento, e nel mezzo c’è la solita domanda: si sta ancora dalla parte che si è scelta anni fa? Pare di sì, con un sorriso un po’ più ferito ma senza tentennare.
Dietro il nome Caso c’è Andrea Casali, cantautore bergamasco classe 1981, cresciuto tra la batteria nell’hardcore e una chitarra che con gli anni ha trovato più spazio per parlare. Ha iniziato a farsi ascoltare alla fine dei Duemila con dischi registrati in casa, tour senza rete e una manciata di canzoni che sono diventate un piccolo culto nell’indie italiano. Il suo modo di scrivere ha sempre mescolato il passato punk con la sincerità nuda del cantautore, senza decorazioni e senza posa.
Chi l’ha seguito sa che Caso non ha mai avuto bisogno di fronzoli: canzoni secche, occhi puntati sulle cose piccole, parole che sembrano appoggiate di traverso. Racconta amici che invecchiano, amori che si aggiustano male, città che si stringono e quella ostinazione quasi testarda a restare coerenti quando sarebbe più facile mollare.
Dalla Parte dell’Orso spinge sulla chitarra, con un ritmo che pesta e un ritornello urlato a voce piena. La voce di Caso è un po’ più ruvida e si porta addosso quel tipo di stanchezza che non ammorbidisce ma rende più vero. Se il cuore è un sasso va scagliato ancora, e più lontano.
C’è chi mormora che sia il primo passo verso un disco nuovo. Forse. Per ora è un ritorno che non cerca nostalgia ma conferme: certe scelte non erano un capriccio da vent’anni. Caso rientra in campo con la stessa onestà di sempre e un’energia che sembra rifatta da zero.
Questo è il suo modo di rimettersi nella mischia.



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