DAFF – Estinzione

Il brano

Una sera in giardino, birra in mano e un telefono pieno di notizie che fanno venire voglia di spegnerlo. È da lì che nasce Estinzione.

Il mondo sta andando a rotoli, l’uomo non ha imparato niente, e noi abbiamo pensato: chi meglio di un mammut può raccontarcelo?

La canzone parla di tutto quello che non va, ma senza prendersi troppo sul serio. Dopotutto siamo i DAFF…

Perché alla fine, tra qualche millennio, anche noi saremo solo un reperto da museo. E nel frattempo, chissene frega della società.

Una canzone critica, che fa ridere ma anche riflettere, suonata insieme all’ultimo esemplare esistente di mammut lanoso. Che di estinzioni, in fondo, se ne intende.

Il Video

Una fredda giornata come tante altre. Apro gli occhi.

Tutto è cambiato. Le steppe glaciali me le ricordavo diverse, qualche macchia di prato qua e là, i ghiacciai spariti e fa decisamente più caldo di come lo ricordavo. Al loro posto, due strani esseri bipedi avvolti in un manto sgraziante. 

Non me li ricordavo così i velociraptor.

E poi quegli oggetti strani che usano per camminare, mai visti…

Non che sia timido, io. Eletto mammut più socievole della mia era, mi avvicino. Ma scappano. Veloci, questi esemplari.

Poi, in lontananza, un rumore. Tre altri strani bipedi che producono suoni dolci. Musica. Muovo le zanne a tempo, mi unisco in quella che chiamano danza. Sono esseri umani, dicono. Mi piacciono. Mi ci trovo bene. Sono molto simili a noi, in fondo.

Spero solo che non facciano la mia stessa fine.

Biografia 

DAFF nasce da un’idea semplice, come le cose migliori. Dario e Fortu, due ragazzini di 12 anni, fondono le loro iniziali e inventano un nome che non vuol dire niente, ma è simpatico, breve, e li rappresenta perfettamente.

Tutto parte da un ukulele. Uno strumento fuori dai canoni, una musica tutta loro: leggera, allegra, fatta di note semplici che possono non piacere, o farti innamorare. Non c’è via di mezzo.

Col tempo il gruppo cresce. Arriva Alle, il bassista che tiene tutti in riga, e Bazz, giovane talento polistrumentista che delizia con percussioni insolite: cembali, cajon, pesci di legno.

È in strada che i DAFF si esprimono al meglio. Al di fuori dai canoni, suonano quello che gli fa stare bene senza rendere conto a nessuno. Non gli è mai importato troppo delle regole, e le piazze li amano per questo.

È proprio dalla strada che nasce tutto il resto. L’incontro con Manuel Tavoni, manager, guru e da allora punto di riferimento del gruppo, segna una svolta. Nasce Ciò che siamo noi, primo disco autoprodotto, registrato e stampato con le proprie forze. Venduto in strada, copia dopo copia, fino a superare le 100: un traguardo che per un progetto indipendente come il loro vale quanto un disco d’oro.

Poi è arrivato lui. Un mammut gigante, direttamente dal Pleistocene, svegliato apposta per suonare con loro. Con lui la musica dei DAFF cambia registro: i temi si fanno più profondi, la leggerezza lascia spazio alla critica. Dopotutto, lui un’estinzione l’ha già affrontata. Ma le vibes restano quelle di sempre, allegre, leggere, impossibili da ignorare.

E la prossima estinzione potrebbe riguardare tutti noi.

Estinzione  – il testo 

4,56 è l’età della terra nei giorni miei E io ho 21 anni che sono un po’ pochi, mi sembra di vivere in un Tamagotchi In mano a qualcuno più grande di me, fa quello che vuole col mondo e con me Ma non parliamo di religione, che la gente offende se cito il Signore

Chissene frega della società Come i mammut 10.000 anni fa Ce ne sono state di estinzioni Ti vedo che ti stai toccando i coglioni

600 mila milioni di chilometri quadri è la grandezza del mondo mio e dei miei pari Ma poi se ci penso, pari ma tanto, c’è chi è importante e chi non poi tanto 200 millenni e non siamo cambiati, siamo e restiamo comunque primati Meno pelosi e sappiamo camminare, se non sei del branco non disturbare

Chissene frega della società Come i mammut 10.000 anni fa Ce ne sono state di estinzioni Ti vedo che ti stai toccando i coglioni

130 secondi dura questa canzone, in tutta la vita solo una distrazione So che mi direte che non vi sembra tanto, ma molti in una vita non combinano altro

Chissene frega della società Un insieme di regole che poi cambierà Tutti prima o poi spariranno Chissà che gran danno, chissà anche gran danno

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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