Dicembre 2025. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di dicembre 2025 abbiamo recensito 42 album e presentato 99 video.
Nel 2025 abbiamo recensito 471 ALBUM e presentato 1203 VIDEO.
Foto Andrea Amadasi
AFROQUIESA ORCHESTRA – C’è sempre tempo per l’amore
Secondo album per la band toscana di nove elementi, a sette anni dall’esordio. Un’esplosione, rigorosamente strumentale, di funk, fusion, jazz, afrobeat, riferimenti espliciti alle colonne sonore cinematografiche. Il tutto suonato benissimo ma soprattutto composto in maniera eccellente e con una scelta dei suoni assolutamente perfetta. L’aspetto prevalente è che non si tratta di revival o rifacimento di atmsofere e suoni vintage ma una proposta fresca, attuale, moderna, originale.
STEFANO ATTUARIO – c
Musicista, scrittore, autore di testi poetici, Stefano Attuario firma il secondo album solista. Concepito come un’opera concettuale, “Babele” si addentra in meandri sonori spesso aspri, in cui l’autore spinge sul pedale più rock, arrivando anche in ambiti grunge e alt rock (“Morfina” ad esempio, la vetta dell’album). Un lavoro maturo, perfetta colonna sonora per un’epoca difficile e complicata.
ANDREA BARDELLI – The Poets Work at Night
Secondo EP per il cantautore aretino. Quattro brani ricchi di intensità, poesia, sapienti orchestrazioni, una scrittura efficace e una qualità interpretativa di alto livello. Il materiale è dunque ottimo e l’opera di Bardelli merita di essere apprezzata nella veste più ampia e articolata di un intero album.
MICHELE BITOSSI + PERTURBAZIONE – Del nostro tempo rubato / Digadentro
Interessante e stimolante progetto comune, in cui i Perturbazione reinterpretano uno degli ultimi singoli del cantautore e scrittore genovese, mentre Michele Bitossi ricambia proponendo una delle canzoni più note della band torinese. Il risultato è gradevolissimo e mette in risalto il talento dei due soggetti artistici che ridanno alle due canzoni una nuova veste, personale e ridipinta di nuovi colori.
BLUES STATION BAND – Nello stato in cui si trovano e a voi piaciuti
La band emiliana è attiva dal 2007, con una lunga esperienza alle spalle che si ben si palesa nel nuovo album. Il nome testimonia l’ambito sonoro in cui si muove e, infatti, il blues è costantemente presente ma si concede volentieri anche al soul (“Rilassati un Po nel senso di fiume”), al folk blues, al rock, alla canzone d’autore italiana (tra Zucchero, Bennato, Nomadi, Ligabue). La band suona più che bene e viaggia veloce, con freschezza e immediatezza, lasciando presagire a una dimensione live ancora più convincente.
LUCA CAROCCI – Gesucristo forse è morto di freddo
Quarto album per il cantautore e polistrumentista, dalla carriera ricca di intensa attività e riconoscimenti. Un lavoro registrato rigorosamente in presa diretta per preservarne l’autenticità, dalle tinte lievi, sospese ed essenziali. Il riferimento più diretto va al miglior Francesco De Gregori ma gli otto brani autografi non difettano certo di originalità e personalità. Risalta la cura nella pulizia dei suoni e nell’eleganza degli arrangiamenti, oltre a una voce in primo piano, efficace distintiva. Ottimo album.
GIORGIO CICCARELLI – A luci spente
Un profilo artistico che parla da sé: chitarrista con Carnival of Fools, Sux! e 15 anni di militanza negli Afterhours, oltre a quattro ottimi album solisti. Nel nuovo lavoro suona, canta e produce tutto, consegnandoci otto brani in cui convergono echi dalle precedenti esperienze, in chiave alt rock ma con una vena pop che rende canzoni come “Muori e sei vivo” molto immediate. Le atmosfere tese e sospese di “Nessuno è niente” fanno probabilmente raggiungere al brano il punto più alto di una album compositivamente molto curato, con ottimi arrangiamenti, intenso e urgente. Ottimo.
CPT CRUNCH AND THE BUNCH – Invisible force / Stop givin’ up
La band livornese torna con un 45 giri che conferma la predilezione per atmosfere garage punk, chitarre fuzz, voce ruvida. I due brani autografi funzionano alla perfezione e saranno l’ideale compendio alle esibizioni live e a una discografia che conta due album e un altro prezioso vinile a 45 giri. Support! Agli acquirenti del singolo in regalo altri due brani in digitale
DADAMATTO – Gli innamorati
Attivi dal 2007 arrivano al sesto album dopo aver attraversato progressivi cambi di sonorità. Il nuovo lavoro conserva molte asperità che hanno caratterizzato il loro passato ma introitando elementi meno abrasivi. Nei venti minuti snocciolano otto brani caratterizzati da una ritmica possente, guidata da un uso poderoso del basso, un tiro che riporta ai primi Red Hot Chili Peppers ma non disdegna furibonde immersioni nel post punk alla Killing Joke (“O me spadis”). Un (mini) album variegato, ricco di spunti, più che convincente.
LODOVICO ELLENA & The GANESH BLUES BAND – s/t
50 anni di attività per il musicista di Alice Castello, dagli Effervescent Elephants agli Astral Weeks, Folli Di Dio, Assurdi, Arcanes, Mirrors e un numero incalcolabile di altri progetti. Il nuovo capitolo del suo cammino lo coglie alle prese con la consueta amata vena psichedelica, che si unisce a suoni West Coast, blues contaminato (a tratti sembra di viaggiare nei solchi di “Supersession” di Al Kooper, Mike Bloomfield e Stephen Stills), il tardo beat italiano più impegnato e una dimensione rock classica di stampo anni Sessanta e Settanta. Un album ispirato e genuino.
Prodotto da Psychout Records in vinile in 200 copie numerate con poster con logo della band incluso.
FATTORE RURALE – Emilia Cowboy
La band piacentina, alla vigilia del decimo anno di attività, firma il secondo album. Dieci brani autografi, “vissuti”, intensi e pregni delle principali influenze che caratterizzano il loro sound, tra country, rock blues, canzone d’autore, condito da una voce “alla Tom Waits” a inasprire l’approccio “rurale” alla musica. Non si fraintenda: le canzoni sono curate, al limite della raffinatezza, ben composte, dai testi profondi, incentrati sul tema dell’eterno ritorno. Si alternano ballate dall’incedere dolente a momenti più rock e spediti, sguardi a Springsteen come a Johnny Cash o a vecchie glorie come Giant Sand. Un lavoro più che buono.
THE FRAGMENTS – Sketchbook
La band divisa tra Dolomiti e Inghilterra viaggia nel nuovo album in dieci brani lungo coordinate sonore grintose, dalle ritmiche serrate, tra punk rock (talvolta l’incedere riporta ai primi Undertones), accelerate quasi hardcore e un amore esplicito per rhythm and blues, pub rock, rock ‘n’ roll con, in aggiunta, il recupero di oscure outtakes e b-side di Beach Boys, Fleetwood Mac, Dave Clark Five, rivisitate con energia e nuova verve. Un lavoro più che riuscito, ben registrato e prodotto, che esce dalla consuetudine di generi rigidi e codificati,
UMBERTO MARIA GIARDINI – Olimpo Diverso
L’autore marchigiano ha sempre seguito un percorso personale, perfettamente riconoscibile, passando in mezzo a mode e tendenze, mantenendo intatte le sue peculiarità compositive e artistiche, dal periodo con lo pseudonimo Moltheni alla nuova incarnazione con il proprio nome. Con cui incide ora il sesto album (oltre a due ep). La canzone d’autore si fonde a momenti folk, post wave, lirici, rock, lo spessore autoriale rimane altissimo, arrangiamenti essenziali, tanto pathos interpretativo per un album, ancora una volta, riuscitissimo.
IL SENATO – We Feel Good
Prosegue imperterrita la felice carriera de Il Senato di Luca Re e Fay Hallam (affiancati da eccellenze della scena torinese, provenienti da Statuto e Sick Rose). Quattro nuovi brani che esplorano il prezioso mondo sonoro e artistico in cui ha sempre viaggiato la band, tra psichedelia, freakbeat e soul. Due cover, scelte con gusto da appassionati, “I Feel Good” di Benny Spellman qui indurita e resa in versione garage e l’immortale “Send Me a Postcard” degli Shocking Blue. A cui si uniscono due brani autografi: “Nobody Waters the Weeds”, una malinconica ballata dalle tinte soul e”Are You Trying To Tell Me Something” che vira sul rock psichedelico a cavallo tra Sessanta e Settanta, sempre a ritmi moderati e sospesi. Come sempre materiale di primissima qualità.
JULIE’S HAIRCUT – Radiance Opposition
I trent’anni di attività dei Julie’s Haircut hanno portato dieci album e una serie di incredibili esperienze artistiche, tali da renderla uno dei dei nomi più interessanti di sempre nella scena italiana, oltre all’acquisizione di un profilo internazionale. Un progetto in continua evoluzione e cambiamento, fedele alle matrici neopsichedeliche, post wave, kraut rock e al gusto per la sperimentazione che ritroviamo anche nel nuovo, eccellente lavoro. Arricchito dalla voce della cantante italo-nigeriana Anna Bassy che aggiunge un’anima soul a un sound sempre all’avanguardia e innovativo. Top!
KLASSE KRIMINALE – Live at Punk Rock Raduno
La leggendaria band street punk/ Oi! colta nel suo habitat più consono, dal vivo al Punk Rock Raduno del 2023. Scorrono i loro brani più significativi e noti, in versione potentissima, tirata e travolgente con la perfetta chiusura di “White Riot” dei Clash a suggello di una serata speciale. La registrazione è più che ottima e rende giustizia alla potenza di fuoco che sa esprimere il gruppo di Marco Balestrino ogni volta che sale su un palco.
LEATHERETTE – Ritmo lento
Il terzo album della band emiliana ne conferma le qualità emerse nella carriera già ricca di soddisfazioni e riconoscimenti. Il sound “rallenta” rispetto agli esordi ma mantiene intatta l’urgenza espressiva, disordinata e arrembante, figlia del punk e della post wavw ma che guarda, tanto ad elementi cari ai Pavement, quanto ai Fugazi o allo stridore dei Sonic Youth, fino all’impetuosità dei Fontaines DC. Ma ci sono tanti altri ingredienti nella saporitissima pietanza dei Leatherette, che ci regalano un album di primissima qualità.
LITTLE PIECES OF MARMELADE – 404DEI (Errore degli Dei)
Come annunciato, il duo torna subito con un nuovo album, a due mesi dal precedente Mexican Sugar Dance, interamente in inglese. Le coordinate sonore non si discostano troppo dal consueto percorso, sempre poco circoscrivibile a un ambito ben preciso. La band viaggia tra grunge, noise, post punk, sperimentazione, senza particolari limiti. Un vago raffronto riporta a certi episodi dei Verdena ma lo sguardo è molto più ampio e variegato, soprattutto da un punto di vista compositivo. Una realtà che continua a sorprendere per l’approccio eclettico che poco si cura delle definizioni precostituite. Da seguire con attenzione.
myLASERDOG – Cuori & Croci Luminose anche Occasionali
Il cantautore fiorentino MONROE si presenta con un nuovo progetto che sembra condensare la lunga serie di precedenti esperienze artistiche. Il suo primo album abbraccia infatti vari ambiti sonori ben identificabili, che spaziano dal pop rock al grunge, all’alt rock fino ad aperture alla canzone d’autore nostrana. La versatilità con cui si muove in queste differenti direzioni ne esaltano la maturità compositiva e la capacità di tenere uniti i fili dell’ispirazione creativa. Ottimo lavoro, nome da seguire.
NICK THE FREAK – Il Rumore della Città. Volume 1
Il cantautore pugliese ha alle spalle una lunga carriera, densa di svariate esperienze. Il nuovo album ne consacra la maturità compositiva e stilistica, con undici canzoni autografe di stampo rock ma che amano abbracciare spesso anche funk e soul, mantenendo uno stretto legame con la canzone d’autore nostrana più elettrica (da Ivan Graziani a Edoardo Bennato fino al più attuale Lucio Corsi). I brani scorrono veloci, grintosi, ricchi di intensità., ben prodotti e arrangiati. Il tutto condito da una grande dose di personalità.
NINAì – Soulmetry
Ep di quattro brani, parte di una trilogia che esalta l’anima poliedrica dell’artista, alle prese con un sapiente e complesso mix di riferimenti e influenze. Il nu jazz contaminato da funk e prospettive sonore futuriste di “My Rules” lascia poi spazio a modalità bluesy e trip hop nei seguenti tre brani in un’ affascinante e avvolgente coperta sonora di primissima qualità.
LUCA NOBIS e ROBERTO GUALDI – Echos de Bazar
Due eccellenze di chitarra e batteria si ritrovano a registrare un album dopo aver trascorso una serata di musica completamente improvvisata. Nascono nove brani e due brevi intermezzi splendidamente eseguiti, in cui si sente chiaro e forte il respiro della creatività, attraverso ispirazioni e riferimenti di ogni tipo, dal jazz, a umori mediterranei (stupenda “Kali Moon”, vetta dell’album nel suo rutilante incedere ritmico), blues, fusion e tanto altro. Un disco di cui si godono la raffinatezza, l’eleganza, il portamento regale delle canzoni.
OBSCURITY AGE – s/t
Rocka Tapes è un’etichetta discografica che propone in vinile storiche tape dell’underground musicale italiano. Una ricerca preziosa di materiale altrimenti destinato all’oblìo. Pionieri della scena post punk, da Milano, gli Obscurity Age, lasciarono poche testimonianze: un mini album di sei brani nel 1986 e una tape nel 1984 allegata alla fanzine “Amen” che ora rivive nella ristampa su vinile. Sei canzoni, sonorità scarne e minimali, voce femminile volutamente monocorde, suoni post wave, registrazione senza fronzoli o abbellimenti. Un perfetto ritratto di un’epoca.
OCTAVIA MOON – Searching For Fire
L’incontro tra due musicisti di lunga esperienza in svariate avventure artistiche, Alberto Andreoni e Beppe Lombardo, ha dato vita a un nuovo progetto di grande qualità, freschezza e classe. Aiutato da Giuseppe Dordoni (tromba e flicorno), Marco Marchesi (chitarra), Paolo Milanesi (Piano acustico, piano elettrico e Sintetizzatori) e Piero Ferrari (percussioni), il duo si incammina in percorsi in cui fluiscono e si uniscono, di volta in volta, funk, soul, blues, con un’impostazione fusion (a tratti arrivano echi di Spyro Gyra o Vulfpeck) e tanto groove. Un lavoro strumentale, fruibile, elegante e raffinato.
OSLO TAPES – Låst Comet
Torna la band guidata da Marco Campitelli con un lavoro che ne conferma la maturità, l’originalità e un ruolo di primo piano nell’ambito della musica d’avanguardia. Confluiscono in Låst Comet umori kraut. psichedelia, ritmiche ipnotiche e ossessive ma anche le atmosfere liquide e sospese di Quasistar e Lazarus Aweking, i ritmi spezzati di Pyramid Shape, il gusto da moderni Velvet Underground di Tribe Telepathy. Un lavoro complesso, ricco di sfaccettature creative e sonore, denso di spunti e stimoli.
PARRILLA / MANNA QUARTET – Above All
Il quartetto calabrese guidato dalla cantante Veronica Parrilla ed il pianista Carlo Maria Manna, con al basso Giuseppe Gugliotta e Francesco Borrelli alla batteria, ci regala un album dalle movenze lievi e avvolgenti, che rendono il loro approccio caldo e sensuale a un jazz tradizionale melodico. Particolarmente riuscite le due cover, sapientemente scelte e non banali di “Close To You” di Burt Bacaharach (portata al successo dai Carpenters) e “Infant Eyes” tratta dall’album “Speak No Evil” di Wayne Shorter. Un lavoro di grande classe, raffinatezza, eleganza.
PICCIANO – Zapotec
Il cantautore, autore e produttore riminese, lasciata alle spalle la felice esperienza con i Radiolondra inizia l’attività solista con un album di ottima fattura, volutamente debitore alla miglior tradizione della canzone d’autore italiana. Non disdegna palesi e riusciti riferimenti Beatlesiani (vedi la spedita ballata “Se non me ne vado” ) o suggestioni reggae (“Adele”), per un lavoro maturo e molto personale, dai testi efficaci e ben scritti.
RBSN – Here
Rbsn, moniker artistico di Alessandro Rebesani, ci offre un album davvero intrigante, ricco di gusto per la sperimentazione, la commistione di stili, l’unione di riferimenti, a formare una miscela di altissima qualità compositiva, corroborata da arrangiamenti riusciti e curati, pur nella loro immediatezza e “urgenza”. Elettronica, ritmi ipnotici di sapore kraut rock, un costante sapore psichedelico, il folk soul alla Bill Withers, richiami al primissimo Lenny Kravitz sono elementi prevalenti in “Here” ma c’è tanto altro, inclusa un’aura Beatlesiana che emerge a tratti. Ottimo lavoro, interessante, personale, ammaliante.
RED RED FLAMINGO – Sugarland
Il musicista pugliese Daniele Pertosa è il fulcro del progetto Red Red Flamingo e si presenta con un delizioso ep di quattro brani, semplice, diretto, pieno di ottime vibrazioni. Il riferimento più immediato è il pop beat di gusto anni Sessanta (Kinks e primi Beatles in particolare) che abbraccia poi Britpop e suoni limitrofi. La strada è quella giusta e gestita in maniera eccellente, facendoci attendere, con sicuramente ben riposta fiducia, un album di qualità.
ROBBE’ – Chiacchiere da bar
In arrivo da una terra di confine tra Puglia, Basilicata e Campania, trapiantato a Bologna, Robbé giunge al secondo album, caratterizzato da una devozione palese alla canzone d’autore italiana meno facile e scontata. I riferimenti più immediati riportano a Fabrizio De Andrè ma soprattutto all’epica combattiva e sociale di Pierangelo Bertoli, artista troppo spesso, colpevolmente, dimenticato. Le sette canzoni autografe dell’album sono sempre incisive e dirette, con particolare attenzione per “Nicola”, vetta dell’album, dedicata a Nicola Frangione, professore in pensione, che a Matera, giugno 2021, mentre i ministri degli esteri e dello sviluppo riuniti nel G20 sfilano per le strade, si affaccia al balcone di casa sua a torso nudo e li saluta. Un’allegoria di un mondo che non sempre ci coglie come il “sistema” vorrebbe.
SATANTANGO – s/t
Il duo formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi mette in scena la bruma delle pianure padane, dalla provincia profonda di Cremona, con un esordio a base di sonorità sospese, liquide, oniriche, in cui suoni shoegaze si alternano ad atmosfere dream pop. C’è un costante mood cinematografico, un senso di attesa, avvolgente, romanticamente malinconico e malinconicamente romantico. Ottima partenza.
SEEKERS 70 – Spark
Esordio con il botto per il giovane quartetto torinese, alle prese con quattro brani a base di un sound elettrico e sparatissimo che guarda agli MC5 (non a caso riprendono la loro “The American Ruse”) ma che ama anche gli anni Sessanta e Settanta più rock ‘n’ roll. Hanno un grandissimo talento, suonano bene e senza remore, la produzione di Luca Re ne esalta le peculiarità. Ne sentiremo ancora e spesso parlare.
SMEGMA BOVARY – Synth Pop Socialista
Il trio siciliano ci regala il quarto album della carriera, all’insegna di un sound più che particolare, in cui si mischiano elettronica, synth pop, una visione psichedelica molto personale e moderna, echi di CCCP e Offlaga Disco Pax, iconoclastìa diffusa., post wave, ritmi dance ipnotici, testi all’insegna della provocazione. Un lavoro anomalo e originale che non mancherà di sorprendere.
I SORDI – Shockini
I fratelli Matteo e Riccardo Nicolin all’esordio con un sorprendente album di indefinibile contenuto sonoro. O meglio: le radici sono bene affondate in un funk visionario che guarda ai maestri Funkadelic ma si sviluppa in certe follie care a Frank Zappa, a Thundercat, Primus, con quella folle ironia che rese Elio e le Storie Tese del primo periodo una grande band. Al tutto si unisce una carica ritmica arrembante, chitarre e riff distorti che nono sono alieni alla lezione del Tom Morello dei Rage Against the Machine o i Red Hot Chili Peppers degli esordi. Ma il riferimento più immediato è quello che riporta al funambolico Igorrr. Un po’ di condimento di elettronica, testi surreali (ma non troppo) ed ecco uno degli album più interessanti usciti quest’anno in Italia.
STIGLITZ – Quando tutto tace
Il secondo album consacra la band genovese nell’Olimpo del miglior Oi! street punk in circolazione, con nove brani grezzi, duri, compatti, registrati alla perfezione e suonati con la migliore attitudine. Una ritmica possente, con un basso dal suono travolgente, cori nella tipica tradizione Oi! costantemente presenti, voce e testi convincenti, arrangiamenti raffinati e molto curati, modalità compositive più che efficaci. Può diventare un piccolo classico. Grandi!
SUPERVULKAN – Volume
Il duo milanese (chitarra/voce e batteria) travolge, all’esordio, con un album duro e possente in cui flirta molto volentieri con il doom e lo stoner, con un occhio di riguardo a crossover e noise. Un lavoro di non facile fruizione che bene si inserisce in un ambito comunque particolarmente seguito da un folto e fedele pubblico di appassionati. Che apprezzerà sicuramente anche i Supervulkan.
TIPUANA TIPU – Pappagalli verdi rari
Leonardo Bassani, alias Tipuana Tipu, romagnolo di origine, vive ormai da quasi dieci anni tra Malta e Barcellona. Ha alle spalle una lunga esperienza in ambito artistico/musicale e nell’album la mette a frutto amalgamando canzone d’autore con indie pop, elettronica e l’afflato psichedelico dell’introduttiva “Il sogno”, dalla ritmica di sapore latino. Un lavoro personale che getta interessanti semi che possono svilupparsi al meglio in un prossimo futuro.
TOSELLO – Nel disordine delle cose
Il terzo album dell’artista, cantautore, polistrumentista aostano ne valorizza l’eclettismo e la capacità di spaziare in diversi ambiti sonori, in maniera credibile e matura. I dieci brani spaziano dalla canzone d’autore al brit pop, dal rock al pop, con uno sguardo (anche in certe modalità vocali) alla scrittura cara a Manuel Agnelli. Molto interessante l’uso dei fiati che rende il sound ancora più personale e particolare. Album di ottimo pregio, intenso, all’insegna di una nuova visione della musica pop.
TRIP HILL – Il demone sotto la pelle
La creatura di Francesco Cecchi aggiunge un ulteriore tassello a un’opera già molto ricca di pregevoli pezzi. Un lavoro che ci porta in un magma psichedelico, sperimentale, con volute lisergiche costantemente in circolazione, anche quando accarezza umori più vicini al kraut rock. Un album per intenditori del genere, di altissima qualità compositiva e pregevole per la scelta dei suoni e degli arrangiamenti, moderni e attuali nonostante i riferimenti espliciti al passato. Esce in 100 copie su vinile per Psych Out Records.
TUM – The Dark Side of Minigolf
Il cantautore pavese scrive un secondo album di autorevole capacità compositiva e ottima qualità nella ricerca di sonorità e influenze molto particolari e poco praticate nella scena italiana. Il suo alt folk assorbe riferimenti inconsueti, come la poetica di E degli Eels o J Mascis dei Dinosaur Jr, con sguardi ai Pavement ma anche Yo La Tengo ed echi dei Velvet Underground. Un paesaggio sonoro scarno e ruvido ma molto stimolante ed efficace per un lavoro riuscito e originale.
AMERIGO VERARDI – Matteotti di nome
“Matteotti di nome” richiama una vicenda personale del cantautore pugliese: il brano è dedicato allo zio dell’artista, cui all’anagrafe venne dato proprio Matteotti come nome di battesimo, in omaggio al politico socialista assassinato nel 1924 da sicari di Mussolini. Un brano potente e rock che riporta agli Who dei tardi Sessanta, sia ritmicamente che melodicamente, con un testo incisivo e profondo. Un vero e proprio gioiello. Sul retro due demo acustici che meritano di vedere la luce per qualità e freschezza.
WILLY WONKA WAS WEIRD – Riflesso
Il progetto di Paolo Modolo spazia in una gamma discretamente ampia di suoni e riferimenti, passando dalla canzone d’autore, come base compositiva e creativa, ad esplosioni chitarristiche aspre e dure che esondano nel campo del punk e del grunge. Il tono generale è crudo, anche quando si adagia in ballate malinconiche, al limite del drammatico. Il tutto bene arrangiato e prodotto, con suoni scelti con cura e una registrazione di alta qualità. Un buon lavoro.



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