GIUSEPPE CUCÈ – Estasi e veleno

Il brano “Estasi e veleno” è una riflessione sul paradosso della contemporaneità: viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini e verità contrapposte, fino al punto in cui l’assurdo smette di sorprenderci e diventa normalità. Nella canzone convivono simboli, visioni e frammenti apparentemente scollegati come se il mondo fosse osservato attraverso uno specchio deformante.

Più che una critica sociale, “Estasi e veleno” è il racconto di uno smarrimento: la difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è rappresentazione, ciò che è coscienza da ciò che è rumore. L’estasi è la seduzione esercitata dal mondo contemporaneo; il veleno è l’assuefazione che ci porta ad accettarlo senza più interrogarlo.

Spiega l’artista a proposito del brano: “In Estasi e veleno osservo il mondo come un viaggiatore che attraversa un paesaggio di simboli, senza la pretesa di interpretarli fino in fondo. La tunica che indosso richiama la figura di un uomo che la storia ha trasformato in icona, dottrina, conflitto e potere. Ma ciò che mi interessa non è il simbolo: è la fragilità dell’essere umano che si nasconde dietro di esso. Un uomo nato in una terra che continua a conoscere guerre, divisioni e promesse di pace mai compiute. Forse il mio disagio nasce proprio da qui: dalla difficoltà di comprendere un mondo che eredita certezze senza più interrogarsi sulle loro origini. In questa canzone provo a mettere in discussione non le risposte, ma le domande che abbiamo smesso di porci. Perché ogni ideologia, ogni verità assoluta e ogni fondamento che non accetta di essere interrogato rischia di trasformarsi in una nuova forma di fede. E forse l’assurdo non è ciò che vediamo accadere intorno a noi, ma la naturalezza con cui impariamo ad accettarlo.”

Nel videoclip ufficiale di “Estasi e veleno” in uscita il 26 giugno su YouTube, Giuseppe Cucè diventa una voce narrante immersa in una realtà che ha smarrito i propri riferimenti. Attraverso immagini simboliche e fortemente evocative prende forma il ritratto di un’esistenza disorientata, dove l’apparente normalità cela un profondo disagio.

L’estetica cinematografica, caratterizzata da luci contrastate, ambientazioni ricercate e cambi di scena dinamici, accompagna una performance interpretativa intensa e coinvolgente. Il protagonista attraversa differenti dimensioni visive e simboliche, alternando momenti di riflessione a passaggi più energici e performativi. Un racconto che indaga temi universali come identità, ricerca interiore e bisogno di senso nel mondo contemporaneo.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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