Maggio 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di maggio 2026 abbiamo recensito 40 album e presentato 142 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 141 ALBUM e presentato 484 VIDEO.
ALBUM
AA. VV. – No Capitulation
Il progetto del funambolico Paolo Palmacci, la mappatura delle fanzine italiane punk e derivati (https://www.paolopalmacci.it/capitmundi/fanzinet.html) si arricchisce di un nuovo tassello: una compilation dai contenuti musicali anomali (tra sperimentazione, punk, noise, avanguardia e tanto altro), corredata da una confezione artisticamente interessantissima, che di per sé vale l’acquisto, tanto è preziosa la manifattura (con tanto di copertina disegnata in esclusiva dal maestro Tanino Liberatore). Per meglio comprendere la filosfia del progetto, un approfondimento è qui: https://paolopalmacci.it/capitmundi/no-capitulation.html
BARATRO – No Comply
La scrittura del disco è avvenuta mentre la band assisteva con orrore all’escalation del genocidio a Gaza e all’ascesa del fascismo su scala globale. Le atmosfere riflettono al meglio queste drammatiche sensazioni, diventate progressivamente tragica realtà, nel silenzio e nella connivenza istituzionale di quasi tutto il mondo. Suoni apocalittici tra stoner, post hardcore, noise, doom con inserti di violoncello a rendere ancora più drammatica l’immagine artistica. Il secondo album della band milanese è corredato da una splendida copertina con uno scatto di Rajab Al Reefi del Gaza Skate Team.
BEESIDE – Good Boy
Il cantautore sassarese Federico Pazzona ha intrapreso una strada non facilissima, addentrandosi nell’intricato mondo del folk inglese (ma non solo), dalle tinte occasionalmente psichedeliche, tra Fairport Convention, echi di Nick Drake ma anche del lato più acustico di Paul Weller (frequentemente impegnato in queste atmosfere). L’album sfida l’ora di durata ma i quindici brani reggono bene anche sulla lunga distanza. Ottimo lavoro.
BRUSCO – Croccante
Il nuovo album del cantautore romano è l’ultimo di una lunga serie che ha costellato la lunga carriera, iniziata negli anni Novanta con la Villa Ada Posse. Croccante prosegue nel consueto filone di stampo reggae/ragamuffin, non disdegnando pause più riflessive, debitrici alla migliore tradizione della canzone d’autore italiana. I testi mantengono un taglio solare e ottimista ma in un’ottica vigile e attenta a una quotidianità sempre più complessa. Disco gradevolissimo che ne conferma la statura autorale.
MARCO CANTINI – Fermi così
Giunge al quinto album il cantautore toscano, in circolazione discografica dal 2010, con un concept sulle relazioni interpersonali tra passato, presente e futuro. Una suite semi acustica che si sviluppa in dieci brani umbratili, dalle atmosfere introspettive e intimiste, riflessioni talvolta dal colore “politico”, un approccio compositivo molto vicino a Francesco De Gregori. Un lavoro più che interessante che si inserisce alla perfezione nell’universo della canzone d’autore nostrana, con personalità e maturità.
ALESSIO CAPPELLO – Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte)
Davvero particolare l’album d’esordio del cantautore piemontese, che ha deciso di fare uno sgarbo a Paolo Conte, “colpevole” di essersi insinuato tanto a lungo nella sua vita da indurlo ad ascoltare la sua musica a ripetizione, impedendogli di scrivere qualcosa di originale. Allora ho pensato ad un’operazione di carattere dinamitardo: se non potevo essere come lui, e scrivere come lui, avrei cercato di distruggere il suo lavoro. Non ce l’ha fatta. Le sue rivisitazioni di alcune canzoni del Maestro sono, non solo originali ma esplosive, al limite del geniale, tra punk rock, valzer francesi, atmosfere tribali. Un album per tutti i palati, sia per chi ama la dissacrazione che per chi cerca qualcosa di nuovo, originale e particolare.
ALICE CARONNA – Sei
Dodici brani intensi, intrisi di melodia, un pizzico di malinconia, venature soul, omaggi diffusi alla migliore canzone d’autore italiana, all’insegna di ballate semi acustiche dagli arrangiamenti minimali ma sempre efficaci. L’incedere bluesy di Merito tutto è tra le vette dell’album, DDL quello che trasuda maggiore personalità. Un disco (il secondo della carriera) che conferma una statura artistica già matura e sicuramente interessante.
PIT COCCATO – Corso Cavallotti 28
Torna il musicista novarese con un nuovo ep di cinque brani, solido, duro, distorto, dalla forte impronta chitarristica, ritmiche serrate, approccio arrembante. Solo nella conclusiva title track allenta la tensione con una canzone che riporta alle atmosfere care a Daniele Silvestri. Fulcro delle tematiche dei testi la salute mentale, trattata con una modalità intimista. Un ottimo lavoro, da cui attendiamno presto uno sviluppo per un album completo.
UMBERTO DADA’ – Rebel
Secondo album solista poer un personaggio che vanta una carriera di primissimo piano come cantante, da Ivana Spagna a Marco Ferradini, ai New Trolls di Marco Belleno, Nico Di Palo, Maurizio Savi. Un lavoro solido, roccioso, basato su una totale devozione al rock più classico, dal taglio prevalentemente chitarristico, che riporta ai riff degli Ac/Dc, al Southern Rock dei Black Crowes e all’AOR di Toto e Boston. Ottima la produzione, superbe le interpretazioni vocali di Dadà. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.
STEFANO DENTONE / SUNDANCE DUO – The Seagull & The 7 Sisters
Il cantante e songwriter livornese macina da anni una carriera che si è progressivamente fatta sempre più autorevole, tra Italia, Europa e America, sia in chiave solista che con la sua band Sundance Family, con un repertorio autografo tra rock ‘n’roll, blues, country e tanta personalità. Nel nuovo lavoro si dedica ad atmosfere acustiche, molto vicine alla tradizione country, con chitarre, banjo, mandolino e armonica. Come sempre, tanta classe, maturità stilistica, ottime composizioni.
DESIGN – Faithless
Quarto album per la band marchigiana in una sorte di concept incentrato sul tema della perdita – individuale e simbolica – come chiave di lettura di un presente svuotato di senso. Un lavoro dai tratti solenni, severi, austeri che attinge dalla tradizione post punk/new wave di sapore anni Ottanta, guardando tanto ai Cure come a Depeche Mode, Sisters of Mercy, New Order e sferzate alla Nine Inch Nails. Emergono la maturità artistica, il notevole spessore compositivo, la qualità degli arrangiamenti. Più che riuscito.
DIMBLUE – One Hundred Thoughts
Un breve ep d’esordio per la cantautrice pugliese ma che già mette in luce una notevole personalità e ottime basi per un futuro che si preannuncia molto interessante. Le tre canzoni sono permeate da un’anima malinconica, tra folk e un approccio lo-fi ma con una raffinatezza di rara eleganza e uno spessore compositivo già evidente. Ottimo.
DIRTY TRAINLOAD – Rise Up And Stomp
Quinto album per la band pugliese, come sempre deragliante, scarno, minimale, nel ripercorrere gli antichi sentieri del rock ‘n’ roll primitivo, del blues più oscuro (vedi le cover di Lead Belly Out on the Western Plains e Little Walter (It Ain’t Right), contaminati da un approccio garage e punk. La band suona con convinzione e passione, la produzione esalta al meglio la potenza sonora del disco, davvero ben fatto e destinato a finire in parecchie classifiche di album “rudi” di fine anno.
THE FIVE FACES – Geno(v)a per noi
La band genovese dedica un ep di cinque brani (intervallati da divertenti finti spot pubblicitari) all’amata città e all’ancora più adorata squadra di calcio rossoblu. Si passa dal loro inno al Genoa a una riuscitissima versione in chiave reggae di Creuza de ma di De André mixata con Bankrobber dei Clash. Ottimo compendio all’album appena pubblicato, Eccesso di Zen (https://radiocoop.it/the-five-faces-eccesso-di-zen/9
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
FRIGIDAIRE TANGO – Modern Vintage Wave
Torna la storica band new wave, tra le prime in Italia ad abbracciare questo sound (l’esordio The Cock è del 1981), a 15 anni dal precedente lavoro, con 10 brani inediti e autografi. Il sound rimane fedele alle radici originarie, new wave/post punk particolarmente spinti (valga la botta iniziale di I Creatori, uno dei vertici dell’album), dalle tinte dark, con uno sguardo agli Psychedelic Furs ( L’ombra della tua grazia). Album riuscito, di classe e grande potenza.
GEEK 65 – Many Voices
La band lombarda, di recente formazione, rompe subito gli indugi e, dopo una breve gavetta a base di cover, giunge all’esordio con un ep di sei brani autografi. L’ambito in cui corre veloce il quintetto è abbastanza ampio, tra punk rock, garage, un intermezzo reggae punk alla Clash/Rancid, What is right?, fino alle atmosfere alla Adam and the Ants della conclusiva Montecristo. Una buona partenza, i semi sono stati gettati, attendiamo una futura proficua raccolta.
DAVIDE GHIDONI – Emergence of Shadow / Come on Closer
Davide Ghidoni, trombettista già al servizio di nomi stellari della musica italiana come Mina, Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Ligabue si dedica a un nuovo progetto musicale, debitore al soul funk e alle colonne sonore anni Sessanta/Settanta. Il primo passo è un singolo con due brani perfettamente rappresentativi del genere, suonati con grande groove e stile. Partenza perfetta!
GIOOGE – Les Enfants
Giovanni Giooge Creti’ giunge al tredicesimo album, coadiuvato, in questa veste, da Pietro Forleo, Sofia Maria Cretì, Mara Prodi, Maria Teresa Antelmi e la piccola Sarah Tina. Le coordinate sonore rimangono inalterate, fedeli a un cantautorato classico, in cui si inseriscono elementi rock mentre la parte testuale è composta in lingua francese e nasce da un unico testo poetico dedicato ai figli e poi raccontato e cantato in sette brani seguendo il filo logico del testo.
Concepito come inno dell’amore per le nuove generazioni, si configura come un lavoro maturo, profondo, personale e intenso, ulteriore crescita artistica dell’artista.
GOPHER & THE DEADLOCKS – Nasty Deadlocks
Lo splendido esordio con Tropical Riot del 2024 trova ora un seguito, altrettanto valido e composito. D’altra parte è la creatura di Dario Troso, che ha diviso la sua carriera tra gruppi punk ed hardcore, pioniere della scena rap e reggae, con Isola Posse All Stars, Sud Sound System e Neo-Ex. Influenze che tornano costantemente in Nasty Deadlocks, 14 brani tra hardcore, dub, rocksteady, punk, con cover di Joe Jackson, The Beat, Max Romeo, The Skatalites e Jam (una sorprendente versione reggae punk alla Calsh di Art School). Ancora una volta più che riuscito, efficace e originale.
HIS MAJESTY THE BABY – Dadayama
Torna, con uno dei suoi innumerevoli progetti, Francesco Paolo Paladino, che ha curato la produzione artistica insieme a Luca Chino Ferrari di questo nuovo album, in cui si intrecciano musica, poesia sonora, avanguardia, ambient, sperimentazione. Il progetto si sviluppa come una suite concettuale costruita a partire da frammenti, citazioni, paesaggi sonori e interventi vocali che dialogano apertamente con le tradizioni del Dadaismo e del Surrealismo, con le voci originali di Tristan Tzara, André Breton e Filippo Tommaso Marinetti e i contributi vocali di Carmen D’Onofrio, Serena Nono, Carolina Shiaron Moncaleano, Dorothy Moskowitz, Edward Ka-Spell. Un lavoro, come sempre, complesso, aperto a mille influenze, suggestioni, all’insegna di una creatività senza limiti, caratteristica peculiare dell’intera opera di Paladino.
KOMAROV MAGNIFICENT BACKFLIP – Cop Days
Torna la band bolognese, protagonista di un ottimo esordio a base di un torrido garage punk che si trasforma in questa nuova veste in punk abrasivo, talvolta al limite del noise, con riff surf (che riportano alla mente quelli usati spesso dai Dead Kennedys). Un progetto ideologicamente destabilizzante, in cui la band incarna il potere invece per smontarne dall’interno retorica e contraddizioni. Impressionante la frenesia ritmica e sonora, i ritmi costantemente pulsanti, i suoni taglienti e la costante sensazione di minaccia e pericolo. Ottimo.
IO E I GOMMA GOMMAS – Pompa il volume
La band marchigiana in più di venti anni di attività ha macinato una lunga serie di uscite discografiche tra album e mini LP/CD. Il nuovo lavoro segue la consolidata tradizione di coverizzare classici (più o meno trash) della canzone leggera italiana in base a un genere ben definito e antitetico all’originale. In questo caso attraverso il loro possente punk rock con sferzate hardcore, tra “Felicità”, “Maledetta primavera”, “Rock’n’roll robot”, “L’italiano”. Ben suonato e arrangiato, sicuramente più che divertente.
MENURA – The Bird’s Beat
Il duo emiliano formato dal trombettista e cantante Marco Indino e dalla batterista Marta Pozzoli, firma il secondo ep con quattro affascinanti brani, in cui si sciolgono, in un’affascinante miscela sonora, elettronica, reggae/dub, ritmi funk, fiati latin soul e una buona dose di declinazioni jazz a rendere il tutto gustoso e intrigante. Esecuzione brillante, tante idee e molta creatività. Eccellente.
GIONATA MIRAI – Primitivo
Gionata Mirai è fondatore e leader dei Super Elastic Bubble Plastic e chitarrista e co-fondatore de Il Teatro degli Orrori. In parallelo ha un’attività molto interessante e particolare, legata alla chitarra acustica e alla tecnica del fingerpicking, con cui arriva ora al terzo album. Un lavoro strumentale dal gusto tradizionalmente country (nella sua accezione più ampia) che guarda soprattutto a John Fahey e Leo Kottke come riferimenti immediati. Suonato alla perfezione, con gusto e arrangiamenti sempre efficaci.
EMIL MOONSTONE – Human Error
Terzo album solista per Emil Moonstone, cantante, compositore e polistrumentista, figura di culto della scena underground bolognese. Dieci brani in cui arde il seme del punk delle origini, ancora strettamente imparentato con gli echi di Lou Reed ma che non disdegna la poetica di Leonard Cohen. Una voce profonda e scura, con tracce di Stan Ridgway, suggestioni “desertiche” in intense ballate come Acid Rain, il gusto post wave di A Weary Soul, fanno dell’album un lavoro di pregevole fattura compositiva, con arrangiamenti sempre curati e una resa finale più che positiva.
DOROTHY MOSKOWITZ & UNITED STATES OF ALCHEMY – Songs of Compassion
Il progetto degli UNITED STATES OF ALCHEMY (Dorothy Moskowitz, Francesco Paolo Paladino e Luka Chino Ferrari) percorre strade raramente calpestate, umbratili, oscure, psichedeliche, intriganti, quanto misteriose. La voce di Moskowitz si erge imperiosa e solenne (a volta non lontana dal rigore melodico di Nico) su trame sonore conturbanti, sperimentali, dal gusto ambient e dal taglio severo e maestoso. Un lavoro prezioso, dall’elegante confezione, che si pregia del profilo dell’unicità.
NICK THE FREAK – Il rumore della città vol. 2
Il musicista e cantautore pugliese ha deciso di dividere il nuovo album in due ep (il precedente uscito alla fine del 2025: https://radiocoop.it/nick-the-freak-il-rumore-della-citta-volume-1/). Esce ora il secondo volume, piuttosto lontano dalle sonorità del primo, più virate verso un rock duro ed energico, vicino a certe esperienze di Edoardo Bennato e Ivan Graziani. In questo caso privilegia un sound debitore a funk, pop e reggae, solare e apparentemente spensierato ma con testi di denuncia, irriverenti e taglienti. Ottimo.
NINAI’ – Soulmetry living room session
Scelta coraggiosa per la poliedrica musicista che trasforma i brani della trilogia “Soulmetry” in un live casalingo (letteralmente registrato nel suo salotto), minimale, essenziale, tra jazz, ambient, sperimentazione, in chiave lo-fi, scarna e ruvida. Un album spogliato dagli arrangiamenti e dalle coloriture dello studio di registrazione, a dimostrazione della validità compositiva alla base dei brani. Interessante e intrigante.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
FRANCESCO PIEROTTI – Attractions
Il contrabbassista jazz Francesco Pierotti, affiancato da due nomi prestigiosi della scena jazzistica nazionale: Roberto Tarenzi al pianoforte e Lorenzo Tucci alla batteria, si cimenta nella rilettura di nove standard jazz, reinventandoli con freschezza, classe, alta qualità creativa e interpretativa. Un album ricco di nuova linfa vitale, iniettata in solide fondamenta, tutto da ascoltare.
LE PIETRE DEI GIGANTI – Pastorale
Terzo album per la band fiorentina, in costante evoluzione artistica e compositiva, verso un sound sempre più composito e articolato. Ci sono stoner, psichedelia, rock ‘n’ roll, prog, sperimentazione, tribalismi, perfino rimandi alla tradizione popolare. Interessante l’uso delle voci e delle parti ritmiche, spesso spezzate, ricche di pause, mai banali e scontate. Un disco che brilla per originalità e personalità.
TOMMI SCERD – C’era una volta
Tommi Scerd, nome d’arte di Tommaso Mortarino, raccoglie in u nEP (un lavoro nato tra l’Italia e la Cina),una serie di singoli, usciti nell’ultimo periodo, dopo l’esordio con l’album I mirabolanti racconti di Tommi Scerd, nel 2024. Il sound si muove tra canzone d’autore e un pop mai banale, bene arrangiato, ottimamente composto e perfettamente eseguito. Un ulteriore tassello per una crescita che si annuncia molto interessante per il futuro.
I SELVAGGI – L’ultima estate
Tra ep e album la band vicentina arriva al sesto episodio della carriera discografica. Il sound non cambia, restando sui sicuri binari di un beat punk tirato, elettrico, ben suonato e incisivo, tra ritmiche serrate, chitarre distorte e melodie di gusto anni Sessanta. Ovvero gli ingredienti cari al primo punk rock inglese che conservava i retaggi del pub rock. Otto canzoni che fanno sempre centro, efficaci e coinvolgenti. Ottimo.
SPAGHETTI SPEZZATI – Gli spaghetti non si spezzano vol.1
La band cantautorale anti-amore torinese arriva con un ep intrigante e di difficile definizione, tra canzone d’autore, un approccio punk e lo-fi, influenze sempre poco collocabili in un ambito preciso. Ci sono stralci di CCCP e Sick Tamburo, ballate semi acustiche un po’ “storte”, la voglia di non ancorarsi a modalità prestabilite. Ne esce un buon lavoro, ricco di creatività che prelude a un futuro molto interessante.
TEKCIERVO – Y.D.L.A.M.
TekCiervo, il progetto ideato dai fratelli Corrado e Carlo Ciervo si arricchisce dell’affascinante contributo di Boubacar Diallo e di Alpha Oumar Balde, due giovani immigrati arrivati, dopo i consueti terribili viaggi in condizioni estreme, dalla Guinea. Hanno portato voci, suoni, esperienze, racconti. I Ciervo tessono una struttura sonora che mischia tradizione africana con la forza di Rosa Balistreri e Concetta Barra, immaginate come le “madri/guide” dei figli con la faccia nera che intraprendono il viaggio, unendo elettronica, campionamenti, folk, hip hop in un album potente, innovativo, personale, originale, ponte artistico/culturale tra mondi lontani ma ormai vicinissimi.
VARV – Transit
Secondo album per il duo composto da Andrea Cappi alle tastiere e Francesco Mascolo alla batteria. Un lavoro in cui il duo parte da coordinate jazz (nella sua più ampia accezione), contaminato da elettronica, sfumature funk, sperimentazione, muovendosi spesso dalle parti della scena Nu British Jazz (tra Ezra Collective e Yussuf Dayes). Un percorso coraggioso, poco incline al compromesso sonoro, brillante, che non manca di sorprendere per le scelte stilistiche mai banali.
WEIRD BLOOM – Wrong Time, Wrong Place
La band romana vive di generose sorsate di rock anni Settanta, glam, proto punk, rock’n’roll, tra Marc Bolan, Slade, Gorillas e la miriade di band dell’epoca, ripescate da pochi anni e riportate in auge da una lunga serie di nuove band (i nostri Giuda in primis). I Weird Bloom divertono e si divertono, con dieci canzoni irresistibili, dai ritmi e ritornelli contagiosi, frizzanti e travolgenti. Cosa altro desiderare?
WELFARE STATE UNDERGROUND – Flowers in the Sunshine
Una strana e bella storia quella della band sarda. Nata nel 1981, arrivata ai vertici della scena neo psichedelica isolana e poi sciolta alla fine del decennio. Dopo tanti anni l’opportunità di ritrovarsi, grazie alla pervicacia di Roberto Corte, che rimette insieme i vecchi componenti del gruppo con cui incide per l’antico repertorio, mai registrato prima. I brani sono suonati con l’urgenza e la spontaneità dei tempi passati, hanno ancora la freschezza giovanile di quel suono immortale che guardava tanto agli anni Sessanta, quanto al contemporaneità della scena neo psichedelica di metà anni Ottanta. Il livello compositivo è alto, tanto quanto l’esecuzione e l’interpretazione. Ottimo.
WISH – The Endless Winter
A sette anni dall’esordio i Wish tornano con un album concettuale, al cui centro troneggia il dramma dei conflitti sempre più numerosi, estesi e brutali che stanno minando la stabilità della Terra. Il riferimento artistico affonda le radici nel prog rock più classico, fondendosi però anche con canzone d’autore e nuove influenze, che tolgono eventuali patine di nostalgia. L’incedere delle canzoni è sempre solenne e severo, vicino ai tardi Pink Floyd ma che guarda anche ai King Crimson degli esordi. Un lavoro completo e stimolante, di altissima qualità.



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