BYE PARULA – I Don’t Know

Bye Parula, il trio internazionale formato da musicisti immigrati provenienti da Italia, Francia e Cile, presenta il nuovo singolo “I don’t know, secondo estratto dal disco Something Out Of Nothing, in uscita il 5 giugno 2026, via Secret City Records, in formato LP e CD. 
Il brano segue il primo singolo “KISSBURN”, un vero earworm che ha già superato le 300.000 riproduzioni su Spotify (oltre 1 milione di visualizzazioni su TikTok) in sole quattro settimane.

La band ha inoltre annunciato una data a Londra, il 2 giugno al The Forge, oltre alla partecipazione a diversi festival canadesi estivi, tra cui il Northern Lights Festival, il Festival d’été de Québec e l’Hillside Festival. Il prossimo live sarà il 18 aprile a Toronto, al Lee’s Palace, in apertura ai Said the Whale, per uno show già sold out. Il trio celebrerà poi l’uscita dell’album con una data speciale nella propria città, l’11 giugno a Montreal presso La Sala Rossa.

Il trio, che ha trovato a Montréal il proprio punto d’incontro umano e artistico, è composto dal cantante e bassista Loïc Calatayud-Sola (Sud della Francia), dal chitarrista Sebastián Riquelme (Cile) e dal batterista Sergio D’Isanto (Italia). Nato dall’esperienza condivisa dell’emigrazione, il progetto trasforma radici e identità diverse in un linguaggio musicale comune, elegante e cinematografico. 


Se le prime registrazioni catturavano musicisti che si erano appena conosciuti e stavano ancora imparando a comunicare musicalmente tra loro, il nuovo disco rilette una connessione ormai profonda, fatta di amicizia e intesa musicale sempre più naturale. Il risultato è un lavoro sfaccettato che fonde il groove orchestrale di Serge Gainsbourgla vulnerabilità melodica di Elliott Smith, i ritmi cosmopoliti dei Talking Heads e l’R&B artigianale di Dijon, il tutto immerso in un’estetica cinematografica anni ’70, sospesa tra fantasia luminosa e sofisticazione urbana.

Se molte band nascono da amicizie già consolidate, nel caso dei Bye Parula è successo il contrario: è stata la musica a creare il legame. Quando si sono incontrati all’inizio del decennio, avevano in comune soprattutto una sensazione di spaesamento: Loïc Calatayud-Sola era appena arrivato dal sud della Francia, Sebastián Riquelme dal Cile, mentre Sergio D’Isanto dall’Italia. Durante il primo lockdown il progetto esisteva quasi esclusivamente come scambio di demo a distanza, ma una volta che è stato possibile ritrovarsi in studio, nei pressi di Trois-Rivières, il trio ha rapidamente sviluppato un linguaggio comune.

Da lì è nato un art-pop ricercato, in linea con la tradizione eccentrica della scena di Montreal, sulle orme di realtà come Patrick Watson e Plants and Animals. Proprio da queste influenze sono poi arrivati collaboratori chiave come Robbie Kuster e Warren Spicer, che hanno accompagnato la band nella crescita artistica.

Sotto la superficie brillante del disco si nasconde però una tensione emotiva costante: un album che accarezza con i suoni, ma colpisce dritto allo stomaco nei testi. “English is not my first language, so on our first record, I was shy, and I was trying to over-complicate stuff, to feel intelligent in a way,” ha detto Calatayud. “And Robbie encouraged me to be simpler and just go for the emotion. I think it helped me a lot: to know that I can just write simple lyrics that are really honest.”.

Non a caso, i momenti più intensi del disco sono anche i più personali. In “Orange Blossom”, con la partecipazione di Adèle Trottier-Rivard, Calatayud rende omaggio alla bisnonna, vissuta fino a 101 anni, figura che continua a guidarlo nei momenti più difficili, come quello raccontato in “Burning Down the House”, una dolorosa elegia post-rottura. In “Home”, invece, un’atmosfera sospesa e inquieta accompagna il racconto di una crisi esistenziale nata durante i lunghi tragitti quotidiani tra metro e camminate, che lo hanno portato a interrogarsi sul suo futuro in Canada.

Something Out Of Nothing è strutturato in due parti: “Songs to Listen to in a Standing Position” e “Songs to Listen to in a Sitting Position”. Due dimensioni apparentemente opposte ma profondamente connesse. Da un lato, brani che celebrano il movimento e l’energia dell’amore; dall’altro, canzoni che ne raccontano la capacità di sostenerci e contenerci. 

Un equilibrio tra slancio e quiete, tra luce e profondità, che invita ad abbandonarsi al ballo, quanto a fermarsi ad ascoltare.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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