TUTTOTACE – A cena

“A cena” è un brano che celebra un gesto che spesso passa inosservato, ma che può nascondere un affetto altrimenti invisibile. Cucinare per qualcun altro è un modo per prendersene cura e comunicare qualcosa che, a parole, si avrebbe pudore di esprimere. In altri contesti, preparare un pasto per gli altri diventa invece un modo per celebrare l’amicizia e festeggiare l’uscita dal proprio baratro interiore.

Il sound della canzone nasce dall’incontro tra il blues centroafricano di artisti come Bombino e Mdou Moctar e le chitarre-carillon tipiche del midwest emo. Una combinazione atipica di influenze apparentemente lontane: la chitarra elettrica sabbiosa, caratterizzata da arpeggi circolari e ipnotici, incontra la brillantezza del fingerpicking tipico della tradizione chitarristica di Chicago e Detroit. Il tutto è sostenuto da una batteria dinamica ma minimale e da un basso solido e melodico, che richiama quel sound granitico degli anni ’90 di cui, in Italia, i Verdena sono stati i più grandi rappresentanti. Il risultato è un viaggio sonoro e culturale che non si limita ad accostare generi diversi, ma li fonde in modo naturale e originale.

Spiega il gruppo a proposito del brano«“A cena” è uno dei primi brani che abbiamo scritto insieme e forse è quello che ha risentito maggiormente della nostra evoluzione nel corso della lunga scrittura dell’album. La prima versione risaliva al 2021 ed era completamente diversa da com’è ora. Per dare un’idea: i nostri amici la chiamavano “il pezzo reggaeton”. Pubblicheremo anche quella, un giorno, forse al 50° anniversario dall’uscita, chissà. Rimane comunque il brano più festoso del nostro primo album. D’altronde, chi l’ha detto che un gruppo post-pop non possa fare un “tormentone estivo”, per quanto si possa dire così di un pezzo emo…».

Il videoclip ufficiale di “A cena”, scritto e diretto da Riccardo Baiocco, con la direzione della fotografia di Sandra Bidoli e le animazioni realizzate da Studio Animari, racconta il valore degli incontri in un tempo che sembra spingerci sempre più verso la distanza. Protagonista del video è un gruppo di amici ad una cena, uniti da una crostata e da 150 polaroid animate in stop-motion. Ogni immagine custodisce un piccolo ma prezioso frammento di felicità, trasformando il videoclip in un omaggio alla condivisione, all’amicizia e ai momenti che danno significato alle nostre vite.

Biografia

tuttotace è l’incontro di Massimo Rusi (cantante e chitarrista), Riccardo Quell de Riso Paparo (batterista e percussionista), Federico Bentivoglio (bassista e corista) e Andrea El Khaloufi (chitarrista e corista). Il progetto affonda le radici nel 2019, con l’incontro tra Riccardo e Massimo, allora studenti di filosofia.

L’ingresso di Federico e Andrea, anche loro conosciuti in facoltà, trasforma definitivamente il garage in cui Massimo e Riccardo “giocavano” alla musica nella sala prove di un gruppo che improvvisa e compone. Brano dopo brano, tuttotace prende forma senza che i quattro se ne accorgano, ma la consapevolezza di fare ormai parte di qualcosa di più grande di ciascuno di loro arriva nel corso del 2022. Il primo album è scritto in due anni improvvisati e inconsapevoli e ricalca il tempo dell’amicizia che si forma. Presto è concluso anche il secondo, scritto in pochi mesi, come in fretta cresce l’erba quando il terreno è pronto. Lottando con il tempo del lavoro, il primo album, “un’altra grande città”, è registrato solo nell’estate 2025, dopo cinque anni di prove ininterrotte.

Il progetto unisce le influenze a prima vista incompatibili di ciascuno dei quattro membri, tutti polistrumentisti. Massimo suona la chitarra come se avesse un cappello di paglia e una spiga tra i denti, ama il country à la Bill Monroe, ma anche l’emo dei Pinegrove, gli intrecci dei Genesis e il cantautorato di De André e De Gregori. Ha studiato chitarra fingerpicking per anni, finché non si è accorto che c’è troppo da imparare, così ha smesso di studiare, e ha iniziato a scrivere. Riccardo è tecnico ma emotivo e, ispirata dalle bacchette di Carter Beauford e Vinnie Colaiuta, la sua batteria è un elemento centrale degli arrangiamenti: non a caso, i fan più vicini hanno rinominato la band “Ricky e i tuttotace”. L’apporto di Federico nella band gli è valso il titolo di “signore dell’armonia”. Tra le sue ispirazioni essenziali vanno citati almeno: Beatles, Artic Monkeys e Verdena. Il più lontano dal suono dei tuttotace è Andrea che, abbandonato il pianoforte classico nel conservatorio a causa della scoperta degli AC/DC, cresce a Metallica e Tool. Tuttavia, la sua sensibilità (musicale) lo porta a ispirare le sue chitarre allo shoegaze degli Alcest e al post-rock dei Mogwai. Senza il suo contributo compositivo i pezzi della band sarebbero delle lunghe suite di rock progressivo senza ritornelli e ciascun brano durerebbe dai 15 ai 20 minuti.

La loro musica non nasce da un’unica fonte, e nemmeno con un motivo preciso. Hanno iniziato a suonare per esprimersi, più che per comunicare qualcosa di specifico. Tuttavia, almeno i testi in qualche modo parlano e sono tutti accomunati dall’esigenza di verbalizzare ciò che nel quotidiano non si riesce a dire, e che però si vuole tenere a mente. Così, la musica dei tuttotace finisce per essere un insieme di promemoria: ciascun testo parla di una sensazione, gli arrangiamenti però la trasformano in qualcosa di nuovo, e il risultato è che ciascun brano dice qualcosa che non è riducibile a ciò che i testi narrano, rimanda a delle sensazioni che non potrebbero essere ricordate se non ascoltando quella canzone. A chiunque si riconosca in questa esigenza è rivolta la musica dei tuttotace.

Testo e musica si equivalgono e si confondono, perché la musica parla e dà nuovo senso alle parole. Così, tuttotace è più della somma dei suoi quattro membri, è come una quinta persona che dice più di quello che ognuno sarebbe capace di dire. Non parla perché ha qualcosa da comunicare, ma perché non può fare a meno di esprimersi con decisione, anche se non sa cosa vuole dire. E così lancia un urlo, come in preda alla gioia o alla sorpresa.

Al momento, i tuttotace contano più di venti inediti. Il loro obiettivo è raggiungere con la musica quante più orecchie possibile, accrescere il pubblico e vederlo coinvolto nei brani, fino a cantarli con trasporto durante i concerti.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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