ERIC MORMILE – Pe Sempe ‘Mbriache

Una canzone per il centenario azzurro, un esperimento compositivo ispirato a Peter Gabriel e un omaggio allo storico liutaio Luigi “Gigi” Buono. Il cantautore partenopeo completa un progetto di diciannove brani e due album speculari, unendo la lingua napoletana allo Yacht Rock, al synth-pop e al rock internazionale.

Una canzone scritta per i cento anni del Napoli, le chitarre di un liutaio che ha accompagnato generazioni di musicisti partenopei e il suono di quella stagione in cui Phil Collins, i Toto e i Police dominavano le classifiche internazionali. C’è una Napoli che guarda al pop degli anni Ottanta in “ÆSTHETICA pt. II”, il nuovo album del cantautore e polistrumentista Eric Mormile, che ha scelto di raccontare le passioni e i piaceri della vita quotidiana attraverso nove brani in lingua napoletana, tra synth-pop, new wave e rock. Il disco completa un progetto di diciannove composizioni, articolato in due capitoli musicalmente complementari, e dedicato nella sua seconda parte alla memoria di Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio di via San Sebastiano scomparso lo scorso giugno. A chiudere l’opera, un esperimento ispirato a Peter Gabriel: Mormile ha ripreso il tema strumentale del primo album e ne ha riscritto le note al contrario, trasformandolo nella composizione conclusiva del secondo.

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L’idea di realizzare due dischi dedicati ai piaceri quotidiani arriva dopo un percorso discografico concentrato su argomenti differenti. In “Quanta Luce”, pubblicato nel 2023, e “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte”, del 2024, il musicista napoletano aveva affrontato l’emarginazione, le difficoltà personali, il rapporto con la società e la resilienza. Dopo quei lavori ha deciso di dedicare altrettanto tempo alle esperienze che procurano benessere e soddisfazione, dalle attività più comuni alle passioni coltivate nel corso della vita.

«Scherzando, spesso dico di aver passato due anni a parlare di guai con i primi due dischi, ecco perché poi con i successivi due ho deciso di virare sulla tematica del piacere», racconta Mormile, che aveva immaginato fin dall’inizio i due capitoli di “ÆSTHETICA” come opere differenti per genere, approccio e atmosfera, accomunate dagli argomenti affrontati.

Il primo, “ÆSTHETICA pt. I”, pubblicato nel 2025, presentava sonorità tipiche dello Yacht Rock e della fusion californiana degli anni Settanta e Ottanta. Le influenze degli Steely Dan, dei Toto, dei Doobie Brothers e di Michael McDonald accompagnavano composizioni dedicate al riposo, al mare, al desiderio, ai viaggi e alla tranquillità della propria stanza.

La seconda parte cambia ambientazione e intensità. Le nuove canzoni si sviluppano prevalentemente nelle ore notturne e raccontano il piacere di guidare dopo il tramonto, ballare liberamente, assistere a un concerto, visitare un museo, condividere un brindisi o festeggiare la vittoria della propria squadra.

Anche sul piano musicale il passaggio è evidente. Ai pianoforti elettrici, ai cori ispirati a Michael McDonald e agli interventi del sax che caratterizzavano il primo capitolo subentrano sintetizzatori vintage, drum machine, synth bass, arpeggiatori e chitarre elettriche dal suono più incisivo. I tempi accelerano, gli arrangiamenti acquistano maggiore intensità e le composizioni recuperano alcune caratteristiche delle produzioni pop-rock internazionali degli anni Ottanta e dei primi Novanta.

Phil Collins, John Farnham, Joseph Williams, Michael Sembello, Mr. Mister, Level 42, Police, Def Leppard, Giraffe e Jan Hammer sono alcuni dei riferimenti dichiarati dall’artista, che attinge a quel repertorio per strutturare un linguaggio musicale nel quale la musicalità della lingua napoletana incontra synth-pop, new wave, funk e dance rock.

L’album, registrato prevalentemente nel 2025 e nella prima metà del 2026, è stato realizzato con la coproduzione dell’ingegnere del suono Nino Pomidoro, collaboratore abituale di Mormile. Per le parti di chitarra il musicista ha utilizzato anche il Rockman, l’amplificatore progettato da Tom Scholz dei Boston, impiegato in numerose registrazioni degli anni Ottanta, tra cui “Hysteria” dei Def Leppard.

La cura degli arrangiamenti accompagna un lavoro esecutivo particolarmente impegnativo, con assoli di chitarra più articolati rispetto ai dischi precedenti e parti vocali che lo stesso autore considera fra le più complesse del proprio repertorio. La ricerca sonora si affianca all’attenzione per la scrittura in lingua napoletana, affidata ancora una volta alla supervisione del Maestro Salvatore Palomba, storico autore di “Carmela”, interpretata da Sergio Bruni, con il quale Mormile ha consolidato negli anni un rapporto di collaborazione e amicizia.

Tra i nove brani del nuovo album, uno nasce da un anniversario particolarmente significativo per la città.

Il 1° agosto 2025, esattamente un anno prima del centenario della SSC Napoli, Mormile ha deciso di scrivere una canzone per la squadra azzurra. È nata così “Cient’Anne d’Ammore”, una traccia dedicata alla passione calcistica e al piacere di condividere quella stessa fede con altre persone. Per anni il cantautore aveva conosciuto le celebrazioni dei primi scudetti del Napoli soprattutto attraverso i racconti del padre. Le vittorie del 2023 e del 2025 gli hanno permesso di partecipare in prima persona a quei festeggiamenti, vivendo l’entusiasmo cittadino e quella familiarità spontanea che, al termine di una partita vinta, può portare ad abbracciare anche una persona mai incontrata prima. È questa esperienza a diventare il tema della canzone, scritta come un vero e proprio coro da stadio: una melodia inizialmente affidata a una sola voce viene progressivamente ripresa da altre, fino a un crescendo conclusivo pensato per essere cantato collettivamente. L’ispirazione musicale arriva dall’Arena Rock dei Def Leppard, con un arrangiamento che richiama le grandi produzioni concepite per coinvolgere il pubblico durante i concerti.

Il legame con Napoli attraversa anche un’altra vicenda, questa volta legata alla lavorazione del disco e alla memoria di una figura conosciuta nell’ambiente musicale cittadino. L’11 giugno 2026 è prematuramente scomparso Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio del Centro Chitarre di via San Sebastiano, la strada del centro storico napoletano tradizionalmente associata ai negozi di strumenti musicali. Aveva 58 anni e da decenni si occupava della riparazione, della manutenzione e delle modifiche delle chitarre di musicisti professionisti e appassionati. La sua dipartita ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio tra colleghi, amici e artisti che nel tempo si erano affidati alla sua competenza. Buono era considerato un riferimento anche oltre i confini campani e tra i musicisti che gli affidavano abitualmente i propri strumenti figuravano Carlo Fimiani, Franco Giacoia, Roberto Giangrande ed Ernesto Vitolo. Tra le persone che lo conoscevano e apprezzavano c’era anche Eric Mormile. Il liutaio si occupava abitualmente delle sue chitarre e conosceva le esigenze tecniche che lo spingevano a richiedere modifiche specifiche agli strumenti. Comprendeva il suono che il musicista desiderava ottenere e lo aiutava a individuare gli interventi necessari. Nel tempo era diventato anche un confidente musicale, una persona con cui confrontarsi e alla quale affidare i propri strumenti. La sua morte, sopraggiunta mentre Mormile era impegnato nella registrazione del disco, ha spinto l’artista a dedicare l’intero album alla sua memoria. Una scelta particolarmente significativa per un artista che attribuisce grande importanza alle caratteristiche delle chitarre, agli effetti utilizzati e alla ricerca di timbri specifici. Il ricordo di Buono accompagna così un lavoro nel quale la componente strumentale occupa un ruolo centrale.

Accanto al legame con la città e alle persone che hanno accompagnato la sua formazione, “ÆSTHETICA pt. II” lascia emergere anche aspetti meno conosciuti della vita dell’autore. Uno di questi riguarda la pittura, protagonista di “Poesia a Culure”. Da bambino Mormile trascorreva molte ore disegnando. A trasmettergli quell’interesse era stato il nonno omonimo, un tabaccaio in pensione che dedicava gran parte delle proprie giornate alla realizzazione di dipinti. Eric aveva cominciato a imitarlo, disegnando continuamente anche durante le lezioni scolastiche, tanto da provocare le lamentele degli insegnanti. I genitori decisero così di iscriverlo al liceo artistico, dove approfondì il disegno anatomico, le tecniche pittoriche e la storia dell’arte. Quella formazione continua a influenzare il suo lavoro: Mormile realizza infatti personalmente parte dell’identità visiva dei propri progetti discografici e conserva l’abitudine di trascorrere ore nei musei, osservando i dipinti con l’attenzione di chi ne conosce materiali, tecniche e riferimenti storici. In “Poesia a Culure” racconta il piacere di contemplare un’opera figurativa. Tra gli artisti che hanno alimentato il suo immaginario figurano Edward Hopper, Keith Haring, Giorgio de Chirico, Mario Schifano, Edvard Munch, Renoir, Van Gogh, Picasso, Dalí, Degas e Monet. Musicalmente il brano prende ispirazione dai Police, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Michael Landau.

Biografia.
Eric Mormile, all’anagrafe Enrico Mormile, è un cantautore, compositore e polistrumentista nato a Napoli il 3 aprile 1994. Inizia a studiare violino all’età di sei anni, affiancando successivamente lo studio della chitarra, del pianoforte e del canto. La sua formazione musicale comprende una lunga esperienza nelle formazioni corali del Teatro San Carlo di Napoli, con cui partecipa a produzioni liriche, teatrali e concertistiche. È diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro al Conservatorio San Pietro a Majella. Nel corso della carriera prende parte a numerose manifestazioni musicali, tra cui Piano City Napoli e il Festival di Napoli New Generation, dove nel 2018 si classifica terzo con “Arricordate ’e Me”, brano di cui è autore. Nel 2019 interpreta “Cantammo”, canzone vincitrice del Premio Falconio, scritta da Salvatore Palomba e Ugo Raimondi. Nel 2023 pubblica il suo primo album, “Quanta Luce”, seguito nel 2024 da “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte”, concept album dedicato alla resilienza. Nel 2025 inaugura il progetto “ÆSTHETICA” con il primo capitolo, ispirato allo Yacht Rock e alla fusion californiana, completandolo nel 2026 con “ÆSTHETICA pt. II”, caratterizzato da influenze synth-pop, new wave e dance rock. La sua ricerca artistica combina la lingua napoletana con sonorità internazionali, attraverso un percorso che unisce formazione accademica, sperimentazione compositiva e attenzione alla produzione musicale.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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