Agosto 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di agosto 2026 abbiamo recensito 11 album e presentato 41 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 178 ALBUM e presentato 604 VIDEO.
ALBUM
SOFIA ARA – OLO
“OLO”, è il primo lato dell’album d’esordio dell’artista romana Sofia Ara, in arrivo a breve. Un lavoro che ci porta all’interno di quattro brani dalle sonorità anomale, tra flauti, elettronica, melodie eteree, sussurrate da una voce suadente, in un’ottica pop, pur mantenendo un carattere avanguardistico/sperimentale. Molto interessante, fresco e originale, ci lascia in trepida attesa dell’album completo.
THE BARIGOZZI GROUP – Woman’s Colours
Preziosa ristampa di un “disco perduto” negli anni 70 della musica library, per insonorizzazioni e colonne sonore. Il flautista Giancarlo Barigozzi, insieme al chitarrista Sergio Farina e il pianista Oscar Rocchi, alle prese con deliziose sonorità tra funk e quello che poi verrà adorato nella scena acid jazz. Ogni brano (strumentale) richiama, con grazia, parti del corpo femminile, Violet Lips, Yellow Fingers, Blue Hair. Un gioiello di groove ancora fresco e attualissimo.
BLUE LIGHTS BAND – Seaside
Ottimo esordio per la band vicentina, con un delizioso ep di cinque brani autografi, caratterizzati da una felice commistione di pop, rock e una forte influenza soul (soprattutto nell’uso della voce) e funk (nelle ritmiche), non distante, a tratti, agli Style Council. La band suona coesa, con tanto groove, stile ed eleganza, si avvertono esperienza e grandi capacità esecutive, al servizio dell’eccellente voce di Laura Todescato. Da ascoltare.
DASP – Pareidolia – Illusioni Reali nelle Mete del tempo
Dasp è l’acronimo di Domenico Palopoli, cantautore polistrumentista e sound designer che in cinque brani scrive una sorta di manifesto della sua creatività, passando senza soluzione di continuità, attraverso brani ruvidi, di estrazione rock (tra grunge e Strokes, con uno sguardo ai Black Keys) a momenti più cantautorali, a concessioni all’elettronica meno prevedibile. C’è tanta carne al fuoco, unita da una scrittura ben precisa e personale. Interessante e stimolante.
LIVIO FERRARI – La nostra storia
Giornalista, scrittore e cantautore, l’artista di Rovigo pubblica un ottimo (terzo della carriera) album, in cui è la canzone d’autore alla Francesco De Gregori a farla da padrone ma dove non mancano pulsioni rock e un omaggio al reggae in Vent’anni. L’approccio sonoro è scarno e immediato, con arrangiamenti essenziali e minimali, un pregio in tempi di eccessiva sofisticazione e omologazione delle produzioni. Un lavoro che si inserisce a pieno diritto nel classico cantautorato nostrano.
ALESSANDRO FERRETTI – Basta Walter!
Brillante esordio per il cantautore bolognese, cresciuto artisticamente con Paul McCartney e Brian Wilson in costante sottofondo. E si sente. Anche se le influenze si trasformano in una elegante e ricercata forma di Britpop che guarda alla vena compositiva di Noel Gallagher, non disdegna i primi Blur e prende vie molto personali, che portano talvolta alla scrittura del Maurizio Vandelli con l’ Equipe 84 dei tardi anni Sessanta. Molto interessante, ben prodotto, con i suoni giusti. Da tenere d’occhio.
LORENZO GOCCIA – Non volevo uscire
Non ama la definizione di cantautore, sentendosi più a suo agio con la definizione di “scrivano canterino“. Che ben gli si addice. L’album, a lungo sofferto, come suggerisce il titolo, è un saporito viaggio attraverso dieci brani dalle atmosfere cangianti, tra canzoni condotte con il piglio di cantastorie di piazza, omaggi alla tradizione più pop (favolosa la versione conclusiva di Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri che si trasforma in una dolente e malinconica ballata e la trasposizione (drammaticamente attuale) del successo di Toto Cotugno in Italiano Nero). Ogni canzone ha un mondo suo, sia a livello lirico che sonoro, dalla teatralità di Digiuno, alla beguine di Verme Solitario, al duro rock di La rivoluzione può aspettare. Lavoro più che riuscito, originale, personale, totalmente distintivo.
ALFREDO MARASTI – Le Avventure – Canto alle città visibili
Cantautore, regista, scrittore e insegnante, Marasti vanta un curriculum di tutto rispetto, con una lunga serie di album e riconoscimenti di primo livello (vincitore nel 2016 con La luna e il ladro, del Premio Fabrizio De André nella categoria Miglior Interprete e nel 2013 di Musicultura XXIV Ed. nella sezione Miglior testo con Canzone per Mario). Il nuovo lavoro è un concept basato sui temi della perdita e del viaggio, che, musicalmente, abbina un felice e riuscito connubio tra canzone d’autore e rock (tra Ivan Graziani, Edoardo Bennato, Alberto Fortis). Ottimo album, ricco di carattere e solidità compositiva (in particolare nei testi permeati di amara ironia).
PALOMAR – Palomar
La band senese, formata da Francesco Panconesi, Marco Pasinetti, Iacopo Sichi e Davide Strangio, all’esordio con un album dalle prospettive artistiche e sonore molto ampie, che non rientra in contesti predefiniti e facilmente classificabili. Anzi. E’ evidente quanto risenta dalle modalità compositive, impostate su lunghe improvvisazioni ma che sa spostarsi da momenti più pop e fruibili altri più sperimentali, tra atmosfere sospese ed eteree e slanci elettrici dalle ritmiche spinte. Un disco molto personale e senza briglie.
POLEMICA – Hear Us Scream
Il quarto album del trio italo americano, guidato dall’incontenibile energia vocale (e non solo) di Hilary Binder (from Washington DC) è un nuovo rumoroso e violento schiaffo, fatto di ritmiche serrate, dissonanze, minimalismo, aggressione sonora. Non c’è un attimo di pausa, tra ricordi di Fugazi, Sonic Youth, post punk, Shellac, Unwound e una personalità unica. Eccellenti.
SIR PETROL – Evil Design
Esordio affascinante, intrigante e avvolgente per Rebecca Magri, con un album dalle mille sfaccettature sonore. Si passa da volute psichedeliche a elettronica, tribalismi, trip hop, intermezzi quasi punk rock (Swallow and destroy), scarne e aspre note blues (Sonny Boy). Il tutto costruito con grande sapienza compositiva ma soprattutto produttiva, nella scelta dei suoni, nell’uso della strumentazione (Rebecca è polistrumentista) che accende di colori inconsueti ogni brano. Un lavoro di altissima qualità.



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