BOLOGNA VIOLENTA – Oblomovismo
La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto. Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società “Oblomovizzata” (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi “unici”, inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.



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