PAOLO TARSI – Unnatural Self
Le sonorità sono debitrici alla new wave degli anni Ottanta, elettronica, dark wave ma con un’anima rock che permea il tutto.
Le sonorità sono debitrici alla new wave degli anni Ottanta, elettronica, dark wave ma con un’anima rock che permea il tutto.
Rock ‘n’ roll degli anni Cinquanta, swing, blues, rockabilly, country. Emir Treré è un autorevole esponente della ricca scena italiana.
Ognuno dei dieci brani è una danza diversa appartenente al panorama del liscio, dal valzer alla polka, dal foxtrot al tango.
Ci sono sempre i consueti elementi Battistiani, tinte soul ma anche potenti brani rock di umore Sixties (“Universo circolare”, “Testosterone” e il soul rock di “Devi dirle che l’ami”) e la conclusiva ballata “Sentimento rock” (firmata con Mogol e Morgan).
Musicalmente è una fusione molto interessante e particolare di canzone d’autore, elettronica “spinta”, eleganti e raffinate orchestrazioni, tematiche fantascientifiche, ritmi parossistici, sperimentazione, contaminazioni varie.
Il taglio è cantautoriale ma declinato in tantissime e diverse influenze. Ci sono elementi a lui cari come Tom Waits e Enzo Jannacci, ma anche veloci e spediti rock ‘n’ roll, tessiture jazz, Ivano Fossati e Bruno Lauzi, blues e tradizione country folk americana.
Un album pieno di energia, groove, ritmi infuocati in cui convergono ethio-jazz, rumba congolese, latin sound, highlife, afrobeat, influenze soul e tanto altro.
L’esordio del cantautore romano pesca nella canzone italiana flirtando però con sonorità abrasive, di gusto lo-fi e attitudine punk.
Sound granitico, rigorosamente strumentale (a parte occasionali cori con melodie paradossalmente spesso “celestiali” che infondono ironia e sarcasmo al tutto) che guarda ai riff e ai suoni di Metallica, Van Halen e Ac/Dc, flirta con i Motorspycho, travolge per potenza ed efficacia.
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