Luglio 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di luglio 2026 abbiamo recensito 42 album e presentato 116 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 178 ALBUM e presentato 604 VIDEO.
ALBUM
AA.VV. – Punk Rock Raduno #9
Punk Rock Raduno Vol. 9 è una raccolta di 31 brani che alterna inediti, registrazioni dal vivo e tracce rare degli artisti protagonisti dell’edizione 2026 dell’omonimo festival che si svolgerà dal 16 al 19 luglio. Tra i protagonisti nomi noti della scena, da Dwarves a Pansy Division, The Queers, Giuda, Kepi Ghoulie, M.O.T.O., Bee Bee Sea, Kepi Ghoulie. abbastanza facile prevederne il contenuto ovvero le innumerevoli variazioni del concetto di “punk”, in tutte le sue espressioni.
ALL COASTED – Time for Disruption
La band vicentina ha superato i 10 anni di attività, lasciandosi alle spalle centinaia di concerti, tre Ep e un Lp. Firmano ora questo nuovo lavoro con otto brani travolgenti, compatti, sparatissimi, in perfetto equilibrio tra hardcore californiano (Bad Religion soprattutto) e punk rock. Le composizioni sono tutte ad alto livello qualitativo, la produzione è eccellente, la band suona alla perfezione. Gli appassionati dell’ambito troveranno un disco di primissimo pregio.
ATARAXIA – Sylfaera the Fair
La storica band emiliana ha un curriculum invidiabile, fatto di una trentina di album, pubblicati per prestigiose etichette di tutto il mondo e una lunghissima serie di concerti che li ha portati a suonare in decine di paesi, dall’Italia alla Romania fino ad Argentina, Messico e Brasile. Il percorso artistico abbraccia da sempre le tonalità più oscure e meno praticate del cosiddetto (genericamente) “dark sound”. Nel nuovo album si esplicita attraverso una originale e personalissima forma di folk orchestrale e apocalittico, suonato con una strumentazione ricercata, dal gusto medievale, tribale, con evidenti riferimenti alla tradizione nordico/scandinava. Da sottolineare un’ulteriore particolarità ovvero l’uso nelle parti vocali della glossolalia, un linguaggio inventato e non lineare che aggira i testi tradizionali per evocare pura energia emotiva e spirituale. Lavoro originalissimo che conferma l’unicità di una band che ha scelto un ambito tanto di nicchia quanto affascinante e ammaliante.
AZZURRO – Un giro per Napoli
AZZURRO è un musicista e produttore italiano con base a Barcellona. Il suo nuovo ep è un gioiello di funk/soul nella migliore tradizione napoletana, figlia del Napoli Power degli anni Settanta ma con uno sguardo a una dimensione attuale, elegante, raffinata, con arrangiamenti curatissimi e composizioni deliziose. Ci sono echi del Lucio Battisti amante del Philly Sound di fine anni Settanta e dell’Alan Sorrenti di L.A. & N.Y. (Los Angeles & New York). Sei brani e 20 minuti di musica semplicemente perfetti.
MARCO BENEVENTO – Glera
Il pianista italo americano ci delizia con un album ricchissimo di influenze, groove e spunti sonori di altissima qualità. La gamma ispirativa poggia le fondamenta sul jazz, in alcune delle sue più ampie variabili e contaminazioni: dal funk (Catoni), al soul, ai chiari riferimenti alle colonne sonore poliziesche anni 70 ((Sprezzatura), lounge, alla sexy Mina dei 70 (Quattro Passi con la voce sensuale di Chiara Civello), allo psych pop. Album gustosissimo, suonato a livelli di pura eccellenza, con un superbo livello compositivo.
BLOODY RIOT – Rivoltiamo
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, torna la band romana, con un album devastante. Hardcore evoluto, spietato, travolgente. Suoni stupendi, attitudine immutata, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive. Sono passati tanti anni ma non sono cambiate, purtroppo, le motivazioni contro cui si scagliava la scena punk/hardcore del tempo. Ritornano oggi come allora: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale. I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti. Album super!
SEBASTIAN BROWN – Windrose
Dietro il nome Sebastian Brown si nasconde Daniele Mattioni (Roma, 1985), musicista autodidatta che firma un esordio in cui suona tutti gli strumenti e ci avvolge in un sound psichedelico, sospeso, intenso, sciamanico, spesso frutto di improvvisazione. La gamma di influenze è molto ampia, passando dal blues al folk al post rock, interpretati in maniera libera e mai canonica e prevedibile. Un lavoro estremamente personale e distintivo con pochi eguali in circolazione.
BYE PARULA – Something Out Of Nothing
Trio internazionale formato da musicisti immigrati provenienti da Francia, Cile e Italia trovatisi a Montréal a sviluppare un connubio umano e artistico, composto dal cantante e bassista Loïc Calatayud-Sola (Francia), dal chitarrista Sebastián Riquelme (Cile) e dal batterista Sergio D’Isanto (Italia). Un album dalle atmosfere cangianti, che si sviluppa intorno a un filo conduttore di matrice soul/disco/funk, su cui la band tesse variabili ritmiche e soluzioni armoniche che personalizzano il tutto. Composto, arrangiato ed eseguito con estrema cura, eleganza e raffinatezza, Something Out Of Nothing è un lavoro di grande livello qualitativo.
D’IUORNO – Verità
La pluriennale carriera del cantautore toscano prosegue con un nuovo album, che ne conferma le caratteristiche compositive: sound solido, rock classico, spesso arrembante e scarno, unito a ballate intense che scavano nella migliore canzone d’autore nostrana. Mancava all’appuntamento discografico sulla lunga distanza da dieci anni, durante i quali non ha smesso di comporre. Verità raccoglie queste canzoni, confermando la validità del progetto.
DON ANTONIO – Dopo Tutto
Il quinto album del musicista romagnolo ne coglie appieno la maturità artistica, stilistica e compositiva. Antonio Gramentieri, alias Don Antonio, ha collaborato negli anni con grandi artisti italiani come Nada e Vinicio Capossela, e internazionali (Alejandro Escovedo, Dan Stuart, Hugo Race), calcando centinaia di palchi tra Europa, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Europa, Scandinavia e Balcani. In Dopo Tutto accarezza le corde della chitarra, sussurra in ballate ammantate di blues, alt folk, country (nel consolidato stile di Jeff Tweedy o Calexico), abbracciando spesso e volentieri la migliore tradizione della canzone d’autore italiana (da De Andrè a De Gregori, passando per Fossati e il primo Bennato). Tanta sostanza e poesia, arrangiamenti raffinatissimi, classe ed eleganza.
DORIAN O. A. – Tao
Torna il progetto di Fabrizio Diana, con un album di undici brani che traccia un percorso esistenziale profondo: parte dall’esplorazione dell’infanzia e dall’accettazione del destino, attraversa il cinismo biologico e la dissoluzione iperrealista della realtà tecnologica, fino a raggiungere il superamento del dualismo e una pace cosmica di matrice pirandelliana. Musicalmente le canzoni hanno un incedere solenne, guardano tanto alla new wave quanto alle ballate oniriche care al primo prog, non disdegnano atmosfere neo folk, con un gusto ambient/new age. Un’opera complessa, che denota una spiccata personalità artistica. Molto interessante.
GIORGIA FARAONE – Primo tempo
La cantautrice salentina all’esordio con un ep di sei brani, raffinatissimo, elegante, dalle atmosfere soffuse e avvolgenti, in cui si sposano elettronica, nu soul, carezze jazz (Meno problemi), groove hip hop/funk (Cento felpe) e reggae (Fuoco). Canzoni di grande maturità stilistica e compositiva, voce pulita e suadente. Un lavoro eccellente.
FEELBACKS – Welcome to My World Reloaded(10th Anniversary Edition)
La band romana celebra i dieci anni dal primo album della band romana attraverso una versione completamente remixata e remasterizzata, arricchita da nuove collaborazioni con alcuni protagonisti della scena alternative italiana: Why Everyone Left (WEL), Saphe, Blame, Dance! No Thanks, Cemetery Drive e Hometown Heroes. Rimane intatta la potenza sonora, unita a spontaneità e urgenza, che caratterizza i dieci brani, tra hardcore, pop e punk (in equilibrio tra Blink 182, Sum 41, Social Distortion). Una felice conferma.
FLAME PARADE – Need a Car/Television Home
Il quintetto toscano torna con un gustosissimo 45 giri con due brani chitarristici, in bilico tra dream pop e un incedere ruvido che nel primo brano riporta ai Modern Lovers di Jonathan Richman, nel lato B addolcisce invece ritmi e atmosfere per dedicarsi a melodie più dolci e sognanti. Riuscitissimo.
FOSCA – Rigole
Il collettivo di Belluno che si autodefinisce “cantautorato doom” torna con cinque brani aspri, dalle ritmiche sospese, umori post rock e incedere shoegaze. L’approccio oscilla tra il drammatico e il malinconico, i brani esplodono improvvisamente, dopo minuti di calma apparente, infilandosi in trame dissonanti e psichedeliche. Un percorso ostico ma avvolgente e intrigante. Ottimo.
GAVINO GANAU – Il confine di pietra
Gavino Ganau, componente del duo di musica elettronica LanD ExcapE (con Giovanni Dibeltulu) e artista visivo, giunge al suo primo lavoro solista. Un album avvolgente, contemplativo, intimista, che si muove tra elettronica, ambient, atmosfere liquide, mutuate, come confessa l’artista, dal rapporto visivo e mentale con il massiccio montuoso del Limbara, in Gallura. La montagna domina la cittadina di Tempio Pausania e ha accompagnato tutta la mia vita. Un lavoro raffinato e dai suoni curati e perfettamente azzeccati, al fine di trasmettere all’ascoltatore il concept che vi è alla base.
GREEN FUDGE – Between the Blues and the Rising Sun
Sorprendente l’esordio della band triestina, alle prese con un sound raramente abbracciato dalle band nostrane. Siamo nell’ambito del rock blues a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, parzialmente ancorato a visioni psichedeliche ma già proiettato verso nuove contaminazioni. Si sentono echi beatlesiani, i Pink Floyd dei primi Settanta, Grateful Dead, la West Coast, Neil Young, Jefferson Airplane, il Joe Cocker degli album d’esordio, senza dimenticare prestigiosi nomi successivi, da Phish a Black Crowes. La band suona e compone benissimo, i suoni sono quelli giusti, album riuscitissimo.
GTO – Boomer
La band umbra ha alle spalle una lunga carriera di concerti, dischi, video e riconoscimenti. Il nuovo album ne conferma la maturità compositiva acquisita e la padronanza della materia sonora che li caratterizza, un equilibrato mix di canzone d’autore, rock, folk, con qualche accento chitarristico in levare tipico dello ska, ritmi e melodie che talvolta accarezzano i Balcani. Decisamente originale se non unico. L’approccio è diretto, senza fronzoli, genuino e sincero, quasi live in studio. Un nuovo tassello nella loro lunga storia.
HELLE – I tempi delle bestie
Il quarto album della cantautrice bolognese la coglie nel pieno della maturità artistica e compositiva, tra canzone d’autore, atmosfere più rock e un’anima dream pop dalle tonalità pop psichedeliche e, a tratti, West Coast. Le canzoni sono attentamente arrangiate, c’è molta cura nella scelta dei suoni (grazie a i sapienti mix e masterizzazione di Roberto Vernetti), la resa finale è eccellente. Un lavoro che, se valorizzato promozionalmente, può ambire ad alte vette di riconoscimenti.
IDK’S – I don’t Know
Una serie di 45 giri ed Ep hanno preceduto, dalla nascita della band, nel 2023, il primo album. Dieci brani di punk rock abrasivo e potente che attinge in particolare dalla scena inglese degli anni 80, tra Angelic Upstarts, Cockney Rejects e, soprattutto Anti Nowhere League. Il trio è affiatato, suona compatto e avanza come un bulldozer, il tiro è quello giusto e l’album si ascolta con molt opiacere e grande intensità.
GIOVANNI LEO / ILARIO FERRARI – Giornate a righe
Giovanni Leo è un autore, producer e sound designer italiano la cui cifra stilistica risiede nella fusione tra scrittura d’autore, ricerca sonora e cura cinematografica degli arrangiamenti. Ilario Ferrari è pianista, cantautore, compositore e polistrumentista. Dopo il diploma in pianoforte jazz in Italia si trasferisce, nel 2015, nel Regno Unito. La collaborazione tra i due risale a diverso tempo fa ma finalmente si concretizza in un album curatissimo nei particolari, ricco di spunti, intrigante. Il filo conduttore è l’impronta jazz/swing che va a braccetto con testi ironici, caratterizzata da una costante vena scanzonata, in un incrocio ideale tra la scrittura di Paolo Conte (a cui viene dato un esplicito omaggio) e quella di Sergio Caputo. Un lavoro tanto gradevole quanto compositivamente complesso e ricercato. Molto interessante.
[lessness] – Movida
[lessness] è il progetto solista del compositore/produttore italiano Luigi Segnana. Il nuovo album è un viaggio “sintetico” tra atmosfere clubbing, synth pop, elettroniche, new wave (Depeche Mode in particolare). Un mondo dalle tinte algide ma che veleggia anche in intensi ambiti romantici e malinconici. Un lavoro anomalo nel panorama odierno, oltremodo interessante.
THE LIZARDS – Full of Dreams Suitcase
La band milanese, attiva da oltre vent’anni, iniziò la carriera come cover band dei Cranberries, riscuotendo successo e attenzione in Italia e all’estero. Con il trascorrere del tempo si sono dedicati a un repertorio autografo che ben si esprime in questo ottimo album, con dieci brani intensi, rock, in cui la vocalità alla Dolores O’Riordan, le sonorità, la ricerca compositiva e melodica devono molto alla band irlandese. Un’influenza abbastanza rara da trovare in Italia. Il lavoro è ottima qualità, ben suonato e arrangiato, in perfetto equilibrio tra fruibilità e atmosfere grintose.
KLAXON – 100Celle City Rockers
Preziosa ristampa in vinile di un gioiello degli anni 90 punk italiani, a cura di HellNation, nel trentennale della pubblicazione. 100Celle City Rockers conserva la freschezza, l’energia e la rabbia dei tempi, tra punk rock, suggestioni Clash, un impatto poderoso, grazie anche a testi di primissima qualità. Per chi non avesse ascoltato la versione originale, un’eccellente occasione per mettere le mani su un lavoro essenziale per gli amanti dell’ambito.
KRIFI WAG – Red Carpet vol. 2
Terzo capitolo per la band del compositore, cantante e chitarrista Simone Bastianello, un ep di sei brani elettrici, dai ritmi sostenuti, che si muovono tra post punk, suoni hard punk, un costante riferimento alla freschezza dei primi Strokes, per chiudere con un breve epilogo all’insegna del noise. La produzione è di primo livello, le canzoni molto bene strutturate e arrangiate, la band suona con convinzione e la giusta attitudine. Ottimo.
KRIZIA – The Deads
E’ un ottimo ep quello di Krizia, che condensa nei cinque brani dell’ep un’attitudine cantautorale dal respiro internazionale. Il tratto è melodico, dal taglio, a tratti, dream pop, con tinte bluesy, perfino psichedeliche (Ash Over Down). Atmosfere scarne e minimali, canzoni dirette e ammalianti. Una personalità più che matura, soprattutto a livello compositivo. Bravissima.
ANDREA MARCHESINO / MICHELE DE COSTANZO – Banda Larga
La collaborazione tra i due artisti pugliesi ci porta in un contesto di non facile fruibilità ma di grande espressività e fascino. Il sound esplora orizzonti sperimentali e d’avanguardia, passando attraverso momenti dissonanti e aspri, guardando al jazz meno prevedibile. Un lavoro di sicuro interesse per chi guarda oltre i consueti e più tradizionali limiti della musica.
VINCENT MIGLIORISI – In Deep and Dance
“Oggi il precipizio è una costante nel mondo contemporaneo, ma la speranza resta quella dell’umanità. La musica non lo salverà, ma ci darà l’illusione che possa farlo”. L’incipit che accompagna questo interessantissimo esperimento è essenziale e programmatico del contenuto dell’album: l’unione di sonorità elettroniche con gli umori intellettuali e artistici del Mediterraneo, tra strumenti tradizionali (bouzuki, oud, mandolini, pifferi, flauti, percussioni, fisarmoniche) e melodie mediorientali, in una comunanza di popoli e culture. Un’esperienza creativa coraggiosa e stimolante.
NIURA – Camìna
L’esordio della band siciliana è esplosivo e travolgente, in una commistione di ritmi mediterranei, intrisi di tribalismo e una potentissima percussività, melodie mediorientali, strumenti tradizionali e una stupenda vocalità in siciliano. Quattro brani sono sufficienti per pronosticare un immediato futuro all’insegna dell’eccellenza.
NYO. – Argento vivo
L’artista bergamasco convince alla prima prova discografica, con un ep di cinque brani, freschi, intensi, diretti, concreti. Tra rap, hip hop, funk, urban, ne esce un lavoro più che interessante, che pur muovendosi in un contesto ampiamente esplorato, riesce ad infondere personalità e carattere a suoi brani. Partenza più che ottima, attendiamo i sicuri eccellenti sviluppi.
ANDREA PENNA – Histoire D’un Enfant
Il batterista e compositore torinese torna a quattro anni di distanza dal suo debutto solista A New World con un nuovo album ricco di groove, atmosfere di ampio respiro, che affondano le radici in jazz, fusion, world music, con un’anima funk che spesso emerge prepotente. Ad aiutarlo musicisti di primissima qualità, tra cui il chitarrista giapponese Masato Inoue e la cantante maliana Mamoù Rasta Fané. Sound sempre gradevole e accattivante per un ottimo lavoro.
ANTONIA PERLEONARDI – Trappole di carta
La cantautrice umbra (già nel trio Hanami) firma il secondo album, un lavoro che trasuda maturità, classe ed eleganza, muovendosi con raffinatezza tra pop, folk, pennellate jazz e bossa nova. Arrangiamenti essenziali, perfettamente consoni al taglio delle composizioni, voce chiara e pulita, approccio semi acustico, brani intimisti, di grande forza emotiva. Un disco fresco e di grande spessore.
EVITA POLIDORO – Mi giurano eternità
La batterista e cantante, già a fianco di Enrico Rava,Dee Dee Bridgewater, Francesca Michielin, Maria Pia De Vito, tra i tanti, torna con un nuovo album, in collaborazione con l’ex Sonic Youth, Lee Ranaldo. Un lavoro introspettivo, in cui si intrecciano elettronica e canzone d’autore (dalle parti di Billie Eilish), atmosfere cupe e sospese (che non dispiacerebbero a Nick Cave), momenti più aspri con chitarre abrasive (in odore di PJ Harvey). Meno di mezzora per sette brani, intensi, nervosi, in cui riluce la personalità creativa di un personaggio interessantissimo e creativamente imprevedibile.
IL RIPOSO DEL FURGONE BIANCO – s/t
Un lavoro nato da una pausa forzata, con l’aiuto prezioso di amici e collaboratori. Un breve album che si sviluppa in direzioni radicalmente diverse, tra hardcore, elettronica, noise, brani di estrazione sonora indefinibile, sempre ricchi di personalità, estro, alta qualità espressiva, eseguiti e prodotti al meglio. Molto interessante e dalle future grandi potenzialità creative.
SANO – Quando voi forse, allora noi già
Un lavoro relativamente breve, con 7 brani che riescono però a mettere in luce lo spessore della personalità del giovane cantautore partenopeo. Ritratti intimisti che si muovono su sonorità parecchio eterogenee, tra nuova canzone d’autore, urban, elettronica, pop. A dare una significativa mano a livello di produzione e composizione Rainer Monaco, Drast, Golden Years, Axel Legit oltre all’apporto di Tutti Fenomeni, Giovanni Truppi, Tripolare, Lucky La Polo e Giordana Marengo. Un lavoro più che interessante.
GIULIANO SORGINI – Savana selvaggia
Giuliano Sorgini è stato un compositore musicale, autore di colonne sonore dei film degli anni 60 e 70. Riemergono, grazie alla Four Flies Records, che li ristampa in un singolo in vinile, due brani perduti in chissà quali archivi. Si mischiano suggestioni “africano/esotiche”, elettronica anni 70, in odore di kraut rock e un ovvio taglio cinematografico. Un reperto prezioso.
ScrimShanKers aka SSK THE BAND – s/t
La band pavese ha una lunga storia che risale ai primi anni Ottanta, quando orbitava nel giro garage/beat/psichedelico nostrano come Scrimshankers. Dopo anni di pausa, sono tornati con una formazione quasi fedele alle origini, pubblicando quattro nuovi brani, ora raccolti su supporto fisico. Cambia anche il nome e il sound si adatta alla maturità artistica raggiunta. Le radici sono le stesse: rock, blues, psichedelia. Si perde volutamente l’ardore dei tempi, virando verso atmosfere più introspettive, che guardano a Neil Young, Wilco, Giant Sand con alcune inflessioni armoniche che ricordano il Bowie dei primi anni Settanta. Il tutto ben fatto, curato e intrigante.
TYTO – Ora è Ora
Il progetto solista di Beppe Scardino, eclettico polistrumentista con la predilezione per il sax baritono, torna con un nuovo album, all’insegna della varietà artistica e delle influenze più svariate. Già collaboratore di nomi come Marco Mengoni, Calibro 35, Diodato, Elisa, Marracash, Cesare Cremonini, membro del collettivo C’Mon Tigre in Ora è ora si muove tra sperimentazione, jazz contemporaneo, elettronica, groove funk, ethio jazz e tantissime altre suggestioni sonore. Un lavoro di grande ampiezza stilistica ed espressiva, molto curato e compositivamente eccellente.
UBO -WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)
Il progetto di Corrado Terenziani, culmine di una lunga carriera musicale in numerosi gruppi musicali con varie interruzioni e successive riprese, si chiama UBO e si presenta quanto mai interessante e stimolante. Il concept album appena uscito nasce dalle sue improvvisazioni chitarristiche che confluiscono in canzoni strutturate. L’approccio compositivo spazia da lunghe trame psichedeliche a impennate prog rock, passando attraverso suggestioni sonore libere da definizioni e limiti. Un disco che riluce di personalità e originalità.
IVAN VALENTINI – Camera Funky
Una carriera ultra trentennale, variegata, ricca di incisioni e collaborazioni prestigiose, si condensa in questo nuovo lavoro del saxofonista modenese. Come si evince dal titolo, la matrice dominante è il funk, nelle sue varie declinazioni e contaminazioni. Nell’album incontriamo anche rock, soul, jazz, improvvisazione, sperimentazione, dissonanze. Un lavoro composito e complesso, in cui risaltano la qualità creativa delle composizioni e una grande raffinatezza compositiva.
VIOLENT SCENES – Angels Are Mathematical
La band pugliese, forte di un’attività decennale, tour italiani e negli States, anticipano con questo EP, “Its Precariously Imposed Momentum”, un album di 13 brani che la band registrerà nell’Autunno del 2026. I quattro brani esplorano il mondo del folk psichedelico, caratterizzato da un approccio minimalista e spesso sperimentale. Il mood è malinconico, fino a sfociare in tonalità drammatiche e teatrali. Un antipasto che conferma l’originalità e la personalità della band, in attesa dell’album.
ZETSU – Uomini siate e non pecore matte
Esordio urticante e abrasivo per il trio veneto, con sette brani travolgenti e devastanti, tra hardcore evoluto, post punk, noise, sferzate doom, occhiate velenose al metal più possente, distorsioni e dissonanze. L’album è curato, soprattutto da un punto nella scelta dei suoni e arrangiamenti (esaltati da una registrazione di alta qualità). Chi ama l’ambito sonoro in questione ne sarà più che soddisfatto.



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