Ottobre 2026. Il riassunto del mese
Come ogni mese procediamo a un riassunto delle recensioni e dei video pubblicati.
Nel mese di novembre 2026 abbiamo recensito 42 album e presentato 116 video.
Nel 2026 abbiamo recensito 372 ALBUM e presentato 1.135 VIDEO.
AMARI – Finta di Niente
In questi 25 anni la band friulana ha inciso, suonato, cambiato formazione ma è ancora in pista con numerose carte in mano da giocare. Il nuovo album ne conferma la qualità e la versatilità compositiva. Risalta la ricerca dei suoni, molto curata, tra elettronica, pop, canzone d’autore, folate hip hop. La band gira a mille, il disco pure. Materiale di prima qualità, ascoltare con attenzione.
ATOMIC FRUIT – Serpentine
La band di stanza a Berlino, composta da Martin Lundfall (svedese, multistrumentista e cantante) Raphaël Giraldi (francese, chitarra e basso) e Federico Lenzi (italiano, batteria), firma un terzo convincente album. Le atmosfere si muovono in un’ampia area sonora, in cui sapori oscuri si mischiano a un approccio psichedelico, tocchi di elettronica, sperimentazione, asperità chitarristiche che lasciano spazio ad aperture melodiche quasi dream pop. Un album di grande spessore compositivo, originale, più che interessante.
THE BARN – Black Little Toe
Esordio ruvido e aggressivo per il quartetto trevigiano, attivo giusto da un anno. La band si muove agevolmente tra grunge, punk, fino allo stoner. Atmosfere sempre abrasive, distorte, brani dalla struttura minimale e diretta, pochi fronzoli, tanta energia e grande impatto sonoro. Le nove canzoni hanno dalla loro freschezza e urgenza, il risultato finale ne beneficia e ci consegna una partenza di prima qualità.
BLESSED CHILD OPERA – The Traveler Challenges Death
La creatura del musicista, cantante, produttore, compositore Paolo Messere compie venticinque anni e non smette di essere un progetto sempre affascinante, interessante, in cui la creatività e la voglia di sfidarsi artisticamente non è mai venuta a mancare. Il nuovo album, l’ultimo di una lunga serie ce ne conferma le qualità. Siamo sempre in un magmatico mondo oscuro, in cui confluiscono new wave, post punk, dark folk con suggestioni sonore mediorientali a speziare il tutto. Undici brani autografi, splendidamente arrangiati, come sempre perfettamente curati, che trasudano personalità e maturità. Un nome che è da tempo una garanzia di qualità.
BUNNYBLACK – 00:00
Il duo palermitano, dopo una serie di ep, giunge all’esordio su album con otto brani che ci immergono in atmosfere post punk, dark wave, con una base elettronica potente, ruvida, a 8bit del Nintendo Game Boy. Una scelta artistica anomala e coraggiosa nel contesto sonoro attuale, indirizzato verso altri lidi e difficilmente affine a questi. Un ottimo lavoro, muscolare, cupo, inquietante, oscuro riflesso della realtà circostante.
CALIBRO 35 – Ellroy VS. L.A.
I Calibro 35 tornano alle radici del loro percorso, con una colonna sonora per il documentario “Ellroy VS L.A.” di Francesco Zippel, assecondandone il taglio noir. Ricominciano da dove erano partiti, mischiando, in chiave strumentale, blaxploitation, funk, jazz, rock, suggestioni care ai primi album di prog, come sempre suonato con quel groove e quell’attitudine vintage genuina che rendono il loro sound, come consuetudine, originale e personale. Ormai sono venti anni che li troviamo sulla scena, sempre versatili ed eclettici, con una dozzina di album alle spalle e in perfetta forma. Il nuovo album si aggiunge, con classe e raffinatezza, a un percorso geniale e di pura eccellenza.
CAPOCCIA – No Apologies
Quarto album in sei anni, lavoro che spinge ancora più sull’acceleratore, verso un potente punk rock, talvolta con tinte hardcore, diretto e minimale. L’ispirazione è tipicamente anni Novanta, da Green Day a Offspring ma declinato in chiave più scarna e meno iper prodotta. Capoccia suona, canta, produce, dando al risultato finale ancora più spontaneità, urgenza, sincerità: tutto ciò che è sempre stato il punk. Ottimo.
GIORGIO CUSCITO – L’amore da vicino
Esordio convincente per il cantautore, poeta e performer pugliese, già voce della band art rock Violent Scenes, con cui ha realizzato quattro album e suonato in centinaia di concerti tra Italia e States. Un lavoro in cui abbandona la lingua inglese e, per la prima volta, approda all’italiano, abbracciando una scrittura minimale, essenziale, intimista, quasi prevalentemente acustica. I riferimenti principali vanno alla canzone d’autore italiana più introversa, da Luigi Tenco a Piero Ciampi ma anche al Cristiano Godano solista o a Dente. Ma ci sono anche sguardi all’opera di Nick Drake e perfino al Paul Weller acustico. Un lavoro non sempre fruibile ma particolarmente interessante perché apre una nuova prospettiva artistica, di cui attendiamo futuri sviluppi.
MAREK DE VANN – Stereotyping (feat. Paolo Apollo Negri)
Primo album per Marek De Vann (al secolo Marco Sarracino) con nove brani autografi e una cover, il tutto in chiave strumentale, con l’aiuto delle tastiere (dall’Hammond al piano, al Fender Rhodes, Clavinet e altro) di Paolo Apollo Negri. Siamo nel già più volte sperimentato ambito del sound debitore alle colonne sonore poliziesche degli anni Settanta e affini. Ma in questo caso il classico jazz funk a tinte lounge non risente di toni nostalgici o risaputi ma è fresco, urgente, pieno di groove ed energia. Ricorda spesso la felice esperienza dei Corduroy, tra i primi gruppi della scena Acid Jazz. Il tutto ben suonato, con classe ed eleganza. Più che ottimo.
DEGHERL – DegHerl
L’esordio sulla lunga distanza discografica della band bolognese va a scavare nelle lontane radici della new wave degli anni Ottanta, spaziando in un ambito spesso relegato a stereotipi limitati ma che in realtà abbracciava suoni e influenze particolarmente varie. Lo evidenzia questo album in cui troviamo la post wave cupa dei Cure (Nightmare) ma anche arpeggi alla Echo & the Bunnymen, certe spigolosità chitarristiche dei Gang Of Four abbracciate ai ritmi metronomici dei B52s (Take the Trip, la vetta dell’album), occhiate allo shoegaze. Le canzoni sono sempre ben composte, la produzione molto curata, la scelta dei suoni oculata. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.
MICHELE DUCCI – Snail In The Clouds
Secondo album per Michele Ducci, accompagnato da Letizia Mandolesi, registrato con Simon Milner (Is Tropical, Ysing) ai 4 am Studios di Londra. Le dieci canzoni ci portano in un mondo di ballate dream pop dal gusto psichedelico (quello che si respirava nelle prime prove di Beck o Devendra Banhart) con un uso molto discreto dell’elettronica, arricchite da una personalità compositiva ben distinta e di alto livello qualitativo. Molto interessante l’uso di una strumentazione sempre varia e particolare e un gusto per arrangiamenti raffinati, che si tingono, a tratti, di pura e semplice genialità. Un gran bel disco. L’album è legato a un film d’animazione (già al Festival di Venezia 2026 con “The Great Book of Nature”) ambientato sul pianeta Snail.
EVA BRAUN – Eva Braun Remastered 2026
Attivi a cavallo tra i Settanta e gli albori degli anni Ottanta, gli Eva Braun da Verona furono tra i primi interpreti nella Penisola della new wave, figlia di quel punk che aveva da poco fatto capolino anche in Italia. I nastri registrati ai tempi per un album mai uscito, vengono rimasterizzati e ripuliti, dopo una prima pubblicazione, una dozzina di anni fa, nel CD Pulchritudo, Amor, Voluptas. Il sound è crudo, grezzo, scarno, con i Joy Division in testa, i Velvet Underground nell’ombra e le asperità sonore conseguenza della giovane età, inesperienza, urgenza. Un documento interessante e basilare per comprendere quegli anni.
FALLIMENTO – Da non ascoltare
Molto interessante la riuscita commistione di influenze così particolari come CCCP, Prozac+, post punk, P.I.L., Suicide, elettronica post wave “spinta”, in questo ep di quattro brani che prelude l’uscita dell’album “Sarà un successo”. Ritmi incalzanti, approccio aggressivo e arrembante, canzoni ben fatte, con la giusta attitudine, talvolta feroce e spiazzante. Chissà se “sarà un successo” ma l’album si preannuncia molto stimolante.
FLAVIO FERRI – Pupazzi di corsa alla fine del mondo
Music producer, composer, sound engineer, fondatore dei Delta V, con cui ha pubblicato 7 album. Da solista si è dedicato prevalentemente alla musica strumentale, con l’eccezione di “Testimone di passaggio”del 2020. Torna ora con un nuovo progetto, sempre strumentale, insieme al batterista dei Pop For Zombie, Roberto Zaffaroni. Volevo parlare dell’inutilitá di vivere come pupazzi nel mondo, pupazzi schiavi di un sistema economico folle e distruttivo. Gli otto brani passano da atmosfere ambient a elettronica “spinta”, da tribalismi al noise. Un lavoro complesso e articolato, che ben riflette il concept dell’album e mette in perfetto risalto la creatività di Ferri, ricca di spunti, riferimenti, suggestioni. Molto interessante.
ENRICO GABRIELLI – La Milleundecima Notte
Dopo anni di lavoro vede la luce l’opera in un solo atto firmata da Enrico Gabrielli, corredata dal libretto di Sergio Giusti, ispirata al racconto omonimo di Michael Ende, metafora della frizione tra fede, ragione e le manovre della geopolitica. A dare una mano al polistrumentista (dalla lunga e variegata carriera tra Calibro 35, Afterhours, Winstons, mariposa e decine di altri), Vincenzo Vasi, Lorenzo Esposito Fornasari, Francesca Biliotti. L’opera si muove tra avanguardia, sperimentazione, classicismi, lirica, vocalizzi di stampo Demetrio Stratos, teatro musicale. Un lavoro ardito, interessante, originale.
THE HARP – Dreams Of Fame
Il quintetto romano ha una storia come cover band di musica prog ma si cimenta al meglio anche con i brani autografi, come dimostra questo ottimo album. Un disco che assimila numerose influenze dall’ambito, pur mantenendosi su coordinate più classicamente rock e non disdegnando ottime e riuscite melodie. Il gruppo suona alla perfezione e precisione oltre a una grande competenza nella scelta dei suoni, accompagnando una vocalità efficace per il genere. Molto buono.
HIBAKU JUMOKU – s/t
Il trio vicentino confeziona un album di altissimo livello, guardando, con competenza e padronanza della materia, alla scena del Nu British jazz da cui attinge a piene mani, passando da Ezra Collective a Tenderlonious, assimilando influenze afro, funk, sperimentazione, ambient, elettronica, in un mix originale e coinvolgente ad ogni brano. Soprattutto perché non si tratta di citazionismo ma di ispirazione poi sviluppata in maniera personale e creativa. Notevoli.
CHRIS HORSES & The SLOW SMOKE – Nowhere Bound
Il progetto del cantante e chitarrista veneto Cristian Secco, in arte Chris Horses, è cresciuto progressivamente nel tempo, tra concerti e un ottimo esordio discografico, a cui segue ora questo eccellente nuovo capitolo. Nove brani che scavano nella tradizione Southern Rock americana, da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes (e un sottile aggancio vocale ai dimenticati ma sempre favolosi Bachman Turner Overdrive), con una buona dose di influenze country blues e qualche, sempre gradito, rimando agli Stones dei ’70. Accompagnato da una solida e competente band, si muove a suo agio in un contesto artistico in cui non è facile trovare originalità e personalità. Aspetto che la band supera agevolmente, trovando sempre spunti compositivi freschi e gustosi. Eccellente disco.
HUNTER FATIMA – Guilty Pleasure
Hunter Fatima, produttore, cantante e artista audiovisivo classe 1999, all’esordio con un ep di sei brani, in cui miscela, a giuste dosi, rock chitarristico e melodie pop. Il tutto intriso di espliciti omaggi alla migliore canzone d’autore italiana. Un equilibrio che porta a un risultato finale artisticamente armonico e ben calibrato, che lascia intravedere personalità da sviluppare a piene mani in futuro. Per il momento il prologo è più che gustoso.
iBerlino – Canzoni di fine estate
Nato a Bologna nel 2012, nel lungo periodo il progetto iniziale si è trasformato in un collettivo le cui proposte sono diventate progressivamente sempre più variegate ed eclettiche. Lo conferma questo nuovo album, in cui convergono “mille” influenze, capaci di amalgamarsi in un percorso coerente e omogeneo. La canzone d’autore si alterna o va a braccetto con new wave, elettronica, folk, blues, pop. Un viaggio sonoro molto interessante e avvincente.
JODEDOSS – Il grillo parlante
Nuovo ep per la band valtellinese. Sei brani che partono da un esplicito retaggio punk rock, assorbendo però anche elementi power pop che rendono l’ascolto più fruibile e fresco. La band, con un’attività ormai più che decennale, suona con le giuste attitudine, compattezza e spontaneità. A suggello una riuscita cover di Precipito di Giorgio Canali & Rossofuoco. Ottimi, davvero!
ELENA LEY – Connectando
Undici canzoni in italiano, più due brani in spagnolo e la riuscita cover de Il cielo in una stanza, sono gli ingredienti del nuovo album della cantautrice italiana di stanza a Barcellona. Un lavoro dalle tonalità acustiche, caratterizzato da una voce potente, espressiva, dalle nervature soul, con uno stile che riporta alla spesso troppo sottovalutata Grazia Di Michele e talvolta all’approccio di Mia Martini (Paura di vivere). Brani autobiografici, atmosfere intimiste, una vena malinconica che permea molte liriche. Disco riuscito, interessante e di eccellente caratura compositiva.
MANCINIX – Di moka e di luna
Un album molto gradevole, che ama spaziare tra atmosfere diverse (reggae, jazz, pop, canzone d’autore, con pennellate di elettronica), mantenendo un filo conduttore che riflette l’ottima personalità compositiva dell’autore. Le nove canzoni sono sempre bene arrangiate, gradevoli e di facile ascolto, talvolta vicine all’opera di Sergio Caputo. Un disco rilassante e molto piacevole.
LARRY MANTECA – Erotica 70
Tra ristampe degli originali e nuovi progetti che hanno ripreso (chi accademicamente, chi rielaborandone le basi) il classico sound delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta, quel mondo continua ad esercitare un fascino irresistibile sugli ascoltatori. Soprattutto, come in questo caso, se la scrittura è così raffinata, elegante e gustosa. Gli undici brani si muovono nell’immaginario sopracitato, tra jazz, funk, lounge, con classe e perfetta capacità di fare rivivere quelle atmosfere.
MATER – Che gioco è
Il terzo ep della band bolognese, attiva già dal 2019, abbraccia completamente l’uso della lingua italiana e si sposta verso un sound maturo, piuttosto oscuro, in cui la canzone d’autore italiana si affianca a sonorità alternative, con sferzate grunge che guardano ad esperienze già collaudate come Marlene Kuntz o Teatro degli Orrori. Le canzoni hanno spessore e la band grande espressività. Un nome da seguire.
MELANCHOLIA – I figli della pioggia
In attività da una decina d’anni e dopo quattro trascorsi dedicandosi alla ricerca di una nuova dimensione artistica, torna la band umbra con un ep di sei tracce, in cui si evidenzia la voglia di sperimentare, guardando a un’espressività ampia e variegata, che unisce pop, elettronica, alt rock, drum and bass e un tocco di shoegaze. Un percorso molto interessante, ricco di spunti e prospettive in cui risaltano un’ottima capacità compositiva e la qualità degli arrangiamenti.
MONA GRANT – Storie
Il quartetto lucchese si dedica, nel primo album della carriera, a un rock corposo dalle molteplici influenze, da quello più classico a suoni grunge e alternative, fino a richiami a blues e psichedelia. Una gamma ampia e variegata, ben suonata e dalle ottime capacità espressive e creative. Un percorso iniziato otto anni fa, testimonianza di maturità e consapevolezza. Ottimo.
MORNING GLORY TORINO – MGT
La band di Torino, in collaborazione con Mallamix, rielabora dieci vecchi demo attraverso l’Intelligenza Artificiale, per produrre un album che, con tutti i dubbi su un’operazione artisticamente discutibile, risulta godibilissima, grazie a un sound potente, basato su una scrittura efficace e convincente, che oscilla pop, rock e frequenti rimandi al funk. In molti passaggi si avverte l’artificiosità strumentale, molto “sintetica” ma il contenuto rimane comunque di ottima qualità e con grandi potenzialità commerciali.
NAGUAL – How We Kept The Night Away
La band piacentina festeggia i vent’anni di attività con un nuovo ep di quattro brani in cui testimoniano la sua versatilità compositiva e ispirativa. Le matrici di base rimangono ancorate a un classic rock di derivazione anni Settanta ma che non disdegna contaminazioni più hard o addirittura new wave (soprattutto nelle sonorità più cupe e darkeggianti alla Cure). La band ha da tempo raggiunto una personalità matura e consapevole. In questi venti minuti di musica è più che evidente come porti avanti un discorso distintivo e riconoscibile. Grande pregio in epoca di progressiva omologazione.
NERAPRILE – s/t
La band milanese nasce da una lunga militanza dei suoi componenti nel panorama punk e indie degli anni Duemila che da quelle radici traggono linfa per questo nuovo progetto, che si concretizza in un riuscito mix di elettronica, atmosfere dark wave, rimandi a Battiato, Garbo e un tocco di Subsonica. Il gruppo è esperto, sa come maneggiare la materia e il risultato finale è di ottimo livello, sia a livello creativo che negli arrangiamenti, ben curati e perfettamente consoni all’ambito sonoro scelto. Un nome da seguire.
NEWDRESS – ADE [A DANCE ETERNAL]
La band bresciana torna a ribadire il suo ruolo primario nell’ambito della new wave nostrana, con un concept album ispirato al mito del Ratto di Persefone. Il quarto episodio (oltre a vari ep) di una carriera ormai ventennale ne conferma la maturità e la capacità di lavorare così bene su una materia ampiamente collaudata e su cui è difficile proporsi con originalità. Lo fanno invece con maestrìa, abbracciando un sound dark e oscuro che, se è palese guardi agli Ottanta, riesce ad allungare la visione nella modernità. Ottimo.
OBSEXED – Night reverbs
Il duo bolognese formato da Marco Scarabel & Giuseppe Taibi, torna con una tape di cinque brani, dal suono ipnotico, oscuro, figlio del post punk e della new wave anni Ottanta, che guarda talvolta ai Sisters of Mercy altre volte ai nostri Neon. Un lavoro molto curato, soprattutto nella scelta dei suoni e delle atmosfere di riferimento, particolarmente incisivo a livello compositivo. I cultori del genere ne saranno particolarmente soddisfatti.
MARILENA PARADISI e NATALINO MARCHETTI – Blue Prelude
Uno stupendo dialogo tra voce e fisarmonica. Marilena Paradisi è nel top delle voci jazz italiane, la fisarmonica di Natalino Marchetti risponde lanciando faville espressive. Il risultato è un album affascinante, avvolgente, in cui la trama jazzistica si confronta con un repertorio firmato da grandissime stelle del firmamento musicale mondiale da Dizzy Gillespie a Horace Silver, Pat Metheny, Jobim, Wayne Shorter. Registrato in soli due giorni il disco ci restituisce il fascino dell’immediatezza e spontaneità. Eccellente.
REALTO – Mosaico
Interessante debutto per il sestetto bolognese guidato da Giovanni Tamburini, con un album di nove tracce, in cui spazia volentieri tra jazz contemporaneo, spesso venato di riferimenti classici, funk, rock, pennellate di elettronica, dosate con discrezione. Il tutto registrato live in studio, per conferire maggiore spontaneità, calore e immediatezza all’insieme. I brani, autografi, hanno spessore compositivo, sono suonati con classe e raffinatezza. Un lavoro di alto livello.
RED RED FLAMINGO – TESTAROSSA
Daniele Pertosa, con il suo suggestivo moniker, torna con un ep affascinante, dal taglio intensamente psichedelico, declinato in una modalità molto raffinata che richiama un ampio spettro di influenze (dall’universo degli anni Sessanta – rigorosamente inglesi – al più attuale Britpop, Blur, il primo Beck), incluso il sorprendente DAN-A-MITE in perfetto stile punk 77. Un lavoro molto intrigante e godibilissimo.
REQUIEM FOR PAOLA P. – Universo Avverso
Al quinto album la band lombarda, ormai vicina ai vent’anni di attività, conferma tutta la sua potenza sonora, che sa essere tanto abrasiva quanto lirica e intimista. Il sound si sposta da sferzate post hardcore a post rock, da Husker Du e Kina a Sonic Youth e Fine Before You Came, i testi alternano critiche sociali a richiami letterali e sguardi al personale. Un nuovo capitolo, come sempre originale, distintivo ed efficace. Più che ottimo.
LE SACERDOTESSE DELL’ISOLA DEL PIACERE – Ipersensibilità
Quinto album in oltre quindici anni di attività per il trio piacentino, registrato in presa diretta e mixato nella primavera del 2026 che ne conferma la predilezione per atmosfere scarne e minimali, in bilico tra post rock e l’alternative più abrasivo (dai Fugazi ai Sonic Youth a virate non distanti dal post hardcore). La band, che ha acquisito una sempre maggiore personalità e autorevolezza espressiva, si conferma tra le realtà più interessanti nella scena italiana.
TELL KUJIRA – La lucha es un poema colectivo
La musica di La lucha es un poema colectivo è stata ideata e composta durante una lunga residenza artistica all’IRCAM di Parigi nel novembre 2023. Nel novembre 2023, mentre eravamo in residenza a Parigi, ci siamo ritrovati nel bel mezzo delle proteste e degli scioperi dei lavoratori del Centre Georges Pompidou. Chiedevano il rispetto dei loro diritti. Entrare in quel luogo da estranei, fare arte mentre centinaia di persone all’esterno rischiavano di perdere il lavoro, è stato straniante. Il risultato è un album contemplativo, cerebrale, che unisce musica sperimentale e d’avanguardia, retaggi ambient, art rock, elettronica, free jazz, elementi classici contemporanei. Un lavoro dal portamento rigoroso e solenne, quanto il contesto da cui è nato. Non di facile fruibilità ma più che interessante per chi è curioso di musica nuova.
TENEBRA – A Death Chant
Nuovo capitolo nel percorso della band bolognese che sposta, con con questo ep di tre brani, le coordinate sonore, comunque sempre ben stabili in un contesto stoner/rock, verso elementi più psichedelici, cerebrali e sperimentali, confermandosi tra le migliori realtà nostrane nell’ambito. Colpiscono la potenza sonora emanata nei momenti più torridi e l’efficacia delle atmosfere liquide della title track. Una conferma.
UTOPIA – Spleen
Un esordio potente, fresco e pulsante, fotografia di una generazione cresciuta tra precarietà, aspettative irrealistiche e la costante sensazione di non riuscire mai a trovare il proprio posto. Il sound si muove tra pop punk, alternative rock, con una componente elettronica mai invasiva. Il tutto proposto in chiave assolutamente moderna, senza nostalgici agganci al passato, le qualità compositive sono di alto livello, gli arrangiamenti mirati ed efficaci. Un’ottima partenza.
VENDRAME – Burro. I grandi successi. Rimasterizzato meglio
Il così autodefinito malcomplesso, rimasterizza il primo album pubblicato nel 2020. Un lavoro difficilmente incasellabile musicalmente, in cui confluiscono svariate influenze, tra canzone d’autore, rock, fino a punk e reggae. Il tutto condito da una spezia sempre difficile da maneggiare ovvero l’ironia, spesso dissacrante e provocatoria. La band ci riesce bene, maneggiando con cura la materia, suona bene e convince da un punto di vista tecnico/esecutivo/compositivo. Gli amanti del genere apprezzeranno.
ZEMIC – Va tutto bene
Il progetto solista di Marco Lucchi, cantautore di Cesena (che, in realtà, vorrebbe essere una band), raccoglie sei brani autografi, inquieti, in bilico tra sguardi intimisti e la voglia di urlare. Il tutto sorretto da una musica che deve molto alla canzone d’autore ma si arrampica spesso anche per pendii sonori aspri e rocciosi. Talvolta troviamo echi di Britpop e Cesare Cremonini ma lo stile rimane personale e propositivo. Una partenza più che interessante.



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