PRIMA STANZA A DESTRA – L’unico ricordo

“l’unico ricordo”il nuovo singolo di prima stanza a destra coprodotto con BRAIL per Sugar Music

Il singolo è stato anticipato dal video, diretto da Giulia Mucci

Un brano che esplora qualcosa di intimo e condiviso: il senso di vuoto che ciascuno di noi porta dentro di sé e il bisogno di trovare un luogo emotivo in cui sentirsi finalmente a casa. Dopo aver raccontato l’amore come desiderio, attesa e possibilità nel suo ultimo EP la ragazza che suonava il piano, il giovane produttore napoletano sposta lo sguardo verso una dimensione più introspettiva. “l’unico ricordo” parla di ciò che alcune perdite fanno emergere dentro di noi: la consapevolezza di avere delle mancanze che spesso cerchiamo di colmare attraverso gli altri. L’intero universo emotivo della canzone è racchiuso nella frase: Sei l’unico ricordo in cui mi sento a casa. Un verso che diventa il simbolo di una ricerca universale: quella di qualcuno capace di comprenderci davvero, di leggere le nostre fragilità e di offrirci un rifugio temporaneo dalle inquietudini che ci accompagnano. Tu eri come me, mi leggevi dentro, ci abbiamo provato, non era il momento giusto, canta l’artista. Ma il vero centro della canzone non è il rimpianto per una storia finita. La figura evocata nel brano assume un significato più ampio: la ricerca di appartenenza, il desiderio di sentirsi visti e compresi e la difficoltà di confrontarsi con il proprio vuoto interiore quando quel punto di riferimento viene meno.

A livello sonoro, “l’unico ricordo” rappresenta uno dei momenti in cui emerge maggiormente l’anima da producer di prima stanza a destra e il suo lato più bambino e spensierato. Accanto alla scrittura intima e al suo caratteristico falsetto, il brano lascia ampio spazio a una dimensione elettronica dinamica, luminosa, ballabile, costruita attraverso ritmiche pulsanti, synth ariosi e lunghe sezioni strumentali. Tra le influenze che ne hanno guidato la costruzione si possono riconoscere artisti come Jamie xxM83 e Fred Again, in un equilibrio che unisce malinconia, movimento e leggerezza. Una scelta che riflette perfettamente la natura del brano: una canzone che scava nelle fragilità umane trovando nella musica uno spazio di liberazione e respiro.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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