REKKIABILLY feat. Michele Riondino – Il libro dell’assurdo
Con “Il libro dell’assurdo” i Rekkiabilly articolano una nuova tappa del loro percorso, collocandosi in quella zona liminale dove scrittura musicale e linguaggio cinematografico si contaminano fino a diventare indistinguibili. Il singolo, accompagnato da un videoclip con la partecipazione di Michele Riondino, si presenta infatti come un’opera stratificata, concepita più come dispositivo narrativo che come semplice canzone.
La struttura del brano richiama esplicitamente quella di un testo diviso in capitoli: una successione di quadri sonori e visivi che costruiscono un universo distopico solo in apparenza, ma profondamente radicato nelle tensioni del presente. In questo senso, Il libro dell’assurdo si inscrive in una tradizione che attraversa tanto il teatro politico quanto il cinema di impegno civile, dove la satira diventa strumento di svelamento e non mera caricatura.
L’estetica dei Rekkiabilly — un amalgama volutamente instabile di rock’n’roll, swing e attitudine punk — agisce qui come grammatica espressiva per una critica sistemica: isole di degrado, poteri assoggettati alle logiche lobbistiche, dispositivi di propaganda e repressione emergono come frammenti di un racconto che evita la linearità per privilegiare una costruzione per accumulo, quasi
“montaggistica”. È proprio in questa logica di montaggio che il brano trova una delle sue chiavi più interessanti, evocando dinamiche proprie del linguaggio filmico più che della forma canzone tradizionale.
Il videoclip rafforza e amplia questa dimensione, configurandosi non come semplice accompagnamento visivo ma come estensione semantica dell’opera. La presenza di Michele Riondino introduce una tensione ulteriore tra rappresentazione e realtà, inscrivendo il progetto in un orizzonte cinematografico in cui il gesto attoriale diventa parte integrante della costruzione critica.
L’immagine non illustra il testo, ma lo interroga, lo contraddice, lo rilancia. Il climax del brano — con l’invito esplicito a “spegnere il cellulare e tornare nelle piazze” — si colloca così al crocevia tra provocazione e chiamata all’azione, evitando il didascalismo grazie a un uso consapevole dell’ironia e della dissonanza.
Con questa uscita, i Rekkiabilly confermano una poetica che fa della contaminazione tra linguaggi il proprio centro nevralgico, riaffermando la musica come spazio di narrazione critica e il videoclip come
territorio autonomo di ricerca visiva.
Un lavoro che non si limita a descrivere il presente, ma ne mette in crisi i codici — invitando lo spettatore/ascoltatore a ridefinire il proprio ruolo all’interno del racconto.
La band porta in scena un travolgente mix di swing, punk e rock’n’roll, con un’energia esplosiva che fonde l’estetica rétro con l’attitudine ribelle del punk.
Un’orchestra swing che ha venduto l’anima al punk rielaborando versioni di brani famosi di entrambi i generi e scrivendo tanta musica originale. I Rekkiabilly sono al loro quarto album e sono all’attivo da
20 anni.
Dopo anni di attività nei principali club e festival europei, il gruppo ha partecipato al Ruhrpott Rodeo Festival, condividendo il palco con leggende come Sex Pistols, Hellacopters e Lagwagon.
Dario Mattoni • chitarra e voce
Riccardo Pulpito • Contrabbasso
David Campanella • Batteria
Lidia Bitetti • Sax tenore
Riccardo Fortunato • Sax baritono
Donato Balice • Tromba
Riccardo La Torre • Tromba
Antonio Fallacara • Trombone



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