MARS ERA – Calce
Stoner rock, grunge, alt rock, un pizzico di psichedelia, tra Pearl Jam, Queens of the Stone Age e i nostri Ministri, Afterhours, Verdena, Karma, Ritmo Tribale.
Stoner rock, grunge, alt rock, un pizzico di psichedelia, tra Pearl Jam, Queens of the Stone Age e i nostri Ministri, Afterhours, Verdena, Karma, Ritmo Tribale.
I brani viaggiano in sentieri sonori difficilmente collocabili, tra folk inglese, psichedelia, blues, in una miscela visionaria, tra atmosfere sospese, semi acustiche che amano guardare spesso agli anni a cavallo tra Sessanta e Settanta.
“Cjaminà”, il nuovo singolo in lingua friulana di Bagliori d’Anima, il duo formato da Alessandro Pozzetto e Nico Odorico. Un brano che segna un punto di svolta nella loro evoluzione artistica con un suono moderno e con atmosfere sospese, dove la scrittura introspettiva di Pozzetto incontra l’anima musicale di Odorico, capace di fondere vibrazioni pop, pulsazioni elettroniche e l’energia rock.
Il videoclip ufficiale – diretto da R. Guglielmi, S. Cuccarese e D. Cuccarese – accompagna il brano tra sguardi trattenuti, movimenti rallentati e assenze a cui è necessario abituarsi. La pioggia è ovunque, come voce narrante invisibile, metafora di quello che è stato e che, ora, scivola via.
“Sogni In Svendita” è un brano che unisce la sonorità vivace del rock con una narrazione profonda e riflessiva, creando un’esperienza musicale coinvolgente e dinamica.
A una base di chiara ispirazione grunge/alt rock (che guarda non di rado a Soundgarden e primi Pearl Jam) si affiancano influenze stoner e psichedeliche, tentazioni hard rock, addirittura folate prog.
Unendo canzone d’autore a elettronica, new wave ed elementi strumentali popolari come la chitarra battente, il flicorno, il mandolino, producono un lavoro particolare, originale, avvolgente, distintivo.
L’album viaggia su binari tipicamente rock (con predilezione per atmosfere hard).
Un repertorio tipicamente rock, venato da un approccio grunge (soprattutto nell’epica che ha caratterizzato buona parte della carriera dei Pearl Jam) ma che non disdegna intense ballate, sempre ruvide e aspre.
Nardoni non racconta il mondo drag come simbolo o vessillo, ma come pratica di nominazione del Sé, come affermazione che non ha bisogno di aule di convalida né di autorizzazioni preventive per esistere ed esprimersi in pienezza.
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