THE GODS THEY MADE – Hypnotic

Hypnotic è il primo di una serie di nuovi singoli per The Gods They Made, e segna un cambio di passo a livello sonoro.

Il brano è stato prodotto, mixato e masterizzato da Laurent Lozano presso i MoonStudios di Vevey. Il suo contributo ha plasmato significativamente il sound: più compatto, più diretto, all’incrocio tra indie rock e post-punk – le strutture delle canzoni e la sensibilità melodica del primo, la schiettezza e la riluttanza ad ammorbidire gli spigoli del secondo.

Con Hypnotic, i TGTM hanno introdotto i pad elettronici accanto alla batteria tradizionale, conferendo alla sezione ritmica una gamma sonora più ampia rispetto al loro album di debutto.

Hypnotic si apre con un hook vocale e di sintetizzatore, prima ancora che venga cantata una sola parola. Nessuna introduzione, nessun crescendo, nessun contesto. Ci si ritrova dentro la canzone prima ancora di rendersene conto.

La strofa arriva subito dopo, rallentando l’impeto per qualcosa di più essenziale. Il testo si basa su immagini e affermazioni piuttosto che su una narrazione: “you know what I know”, “fight the real enemy”, “what goes around keeps turning”. Quando finalmente arriva il ritornello completo – “who wants it, who wants it” – la sensazione è di un qualcosa al tempo stesso inevitabile e meritato.

Nulla è superfluo, nulla è sprecato. La parte centrale sposta il centro di gravità del brano prima che il ritornello finale chiuda il ciclo, all’unisono.

È qui che risiede il significato del titolo: ipnotismo come lo stato in cui ci si trova già, cicli che continuano a ripetersi, qualcosa che si riconosce ma da cui non si riesce a liberarsi del tutto.

Il videoclip, girato in un elegante bianco e nero dal regista Robbie l’Anson Price (Beans in Rain), si concentra – con molti primi piani – sui volti dei componenti della band durante un’esibizione dal vivo, mostrando come diverse origini e nazionalità possano convergere e fondersi in un’unità sonora e creativa.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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