MAIA – Stretti

MAIA torna con Stretti, un brano synthwave dall’estetica malinconica che affronta uno dei temi più silenziosi della vita adulta contemporanea: le costrizioni invisibili che costruiamo intorno a noi – i mutui, i matrimoni, le aspettative familiari – e la sensazione di correre dentro binari che qualcun altro ha tracciato.

«Le ferie le scegliamo noi, ma solo quando ce lo permettono. Il matrimonio lo facciamo noi, ma perché sennò la famiglia sta male. Il tempo passa e noi corriamo dentro binari che qualcun altro ha costruito» – spiega l’autrice.

Stretti non protesta. Osserva. Dopo Indigesto, che documentava la precarietà generazionale con i numeri in mano, Stretti entra nello spazio più intimo: quello dei sogni che si rimandano, del tempo che invecchia mentre noi pensiamo ancora di averne.

«Stretti è nata lo scorso inverno a Milano: imbottigliata nel traffico mi sono trovata a canticchiare una martellante linea di synth con la voce, che non è altro che l’intro del brano e la parte più caratterizzante dello stesso.»

Il videoclip

«Visivamente volevo qualcosa che sembrasse già ricordato, non ricostruito. Ho lavorato su immagini eterogenee – pellicola analogica, archivi domestici, nastri consumati – trattate tutte allo stesso modo in post-produzione fino a farle sembrare parte dello stesso flusso. Il riferimento è il cinema europeo anni ’80 e ’90, le foto di famiglia italiane, le pubblicità balneari che il tempo ha deformato. Un’estetica da memoria analogica contaminata.» dice Erika Buzzo, autrice del progetto.

Il videoclip lavora su due gesti visivi distinti. Gli scarabocchi sugli occhi cancellano l’identità dei personaggi: individui presenti fisicamente ma assenti interiormente, accelerati dentro rituali collettivi e aspettative ereditate. Il fast motion amplifica questa sensazione – folle, metropolitane, gesti quotidiani spinti fino al limite del riconoscibile: la sensazione fisica di non riuscire a stare dietro al ritmo che qualcun altro ha deciso per noi. In contrasto, i momenti senza scarabocchi coincidono con brevi aperture emotive legate all’amore, alla memoria, all’infanzia.

Dal punto di vista produttivo, il materiale eterogeneo (AI generativa, fotografie d’archivio, reference fotografiche) è unificato in post-produzione attraverso un unico trattamento: rumore aggiunto, colori sbiaditi, neri alleggeriti. Un archivio sintetico della memoria, dove il confine tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che abbiamo soltanto assorbito si dissolve.

Il contesto di MAIA

MAIA è un progetto musicale AI driven in cui scrittura, composizione e direzione restano interamente nelle mani dell’autrice. Terza classificata agli AI Design Awards 2025 con il videoclip di Grande, ha ricevuto coverage su Sky TG24 e collaborato con producer come Vincenzo Salvia.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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