MANUELA DIA – La danza umana

Il brano “La Danza Umana”, registrato tra Piacenza e i celebri Abbey Road Studios di Londra, nasce da una riflessione sulla condizione umana. Nell’antica Grecia, tanto nella commedia quanto nella tragedia, la danza accompagnava lo spettacolo, che continuava nonostante tutto. Una metafora ancora attuale: ogni giorno l’essere umano sale sul palcoscenico della vita, improvvisa nuovi passi, indossa maschere diverse, inciampa, cade e si rialza. La canzone affronta questo continuo alternarsi di leggerezza e dolore attraverso sonorità latinoamericane e un tono ironico, serio ma mai eccessivamente drammatico.

Spiega l’artista a proposito del brano: “Registrato tra Piacenza e Londra nei celebri Abbey Road Studios, il brano ha finito per coinvolgere tutti in sala. Facevamo fatica anche noi a stare fermi mentre lo si suonava e registrava, perché nonostante il testo un po’ critico e riflessivo, il ritmo aumentava i battiti e ci trascinava con sé. In questi tempi imperfetti e spietati, restare umani, resistere e danzare è quasi una rivoluzione. In un’alba di sopravvivenza c’è ancora tempo per arrivare alla notte”.

Il videoclip de “La Danza Umana” accompagna il brano con una sequenza di passi di danza e immagini dal carattere surreale. I movimenti dei protagonisti si susseguono tra ambienti, oggetti e prospettive insolite, seguendo l’andamento della musica e creando un’atmosfera a tratti straniante. La danza rimane al centro del racconto e fa da collegamento tra le diverse scene, mentre situazioni quotidiane assumono progressivamente una dimensione meno reale, quasi a sfidare le normali coordinate del tempo e dello spazio.

MANUELA DIA | BIOGRAFIA

Manula Dia è una cantante, autrice e compositrice piacentina. Artista poliedrica e prolifica che sfugge ad ogni cliché. Nata come vocalist, ha collaborato con alcuni tra i più famosi artisti italiani, tra cui Celentano, Jovanotti, Dalla, Toto Cutugno e Pino Donaggio. Ha poi intrapreso un suo cammino creativo con grande determinazione, studiando chitarra classica, canto, armonia jazz, improvvisazione e composizione. Canta e scrive in quattro lingue, si definisce un’artigiana prestata alla musica. Scrive inseguendo memorie e silenzi armata di matita e pentagramma, tra una pausa e l’altra. Ha vinto il Premio Tenco e il Premio Recanati per la musica d’autore, ma l’incontro con il jazz cambiò il suo modo di scrivere e di rapportarsi con la musica. Musicista schiva e poco incline alle ribalte, adora Tom Waits, Chet Baker, la poetica di Leonard Cohen, David Bowie, Erik Satie, David Sylvian, Paolo Conte, Enzo Jannacci, Serge Gainsbourg e Jobim. Appassionata di cinema, poesia, letteratura e pittura, si divide tra arte e famiglia. Ha lavorato per la pubblicità, per il teatro, passando dal blues al pop, dalla bossa nova alla dance e dal soul al latin-jazz, perché la musica è un linguaggio universale che non ha confini territoriali, mentali o creativi. Lavora da sempre con Massimo Braghieri Paramour amico e musicista eclettico che ha curato gli arrangiamenti e le produzioni di gran parte dei brani facenti parte dell’album “La Danza Umana”, registrati tra l’Elfo Studio di Tavernago, l’Intonoise Studio di Londra e infine masterizzati da Geoff Pesche agli Abbey Road di Londra. Hanno partecipato al progetto, scritto e cantato interamente da Manuela: Massimo Paramour al pianoforte, Renato Podestà alle chitarre, Roberto Lupo alla batteria, Federico Malaman al basso, Mauro Ottolini al trombone, Giovanni Guerretti alle tastiere, Davide Ghidoni alla tromba e Matteo Pescarolo al sax. Nelle sue canzoni c’è sempre una vena d’ironia, parole sospese tra leggerezza e malinconia. Manuela Dia cerca di raccontare il suo tempo, con tutte le sfumature e le contraddizioni che questo tempo ha.

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Europa e USA e aprendo per Clash, Iggy and the Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc. Ha scritto una decina di libri tra cui "Uscito vivo dagli anni 80", "Mod Generations", "Paul Weller, L’uomo cangiante", "Rock n Goal", "Rock n Spor"t, Gil Scott-Heron Il Bob Dylan Nero" e "Ray Charles- Il genio senza tempo". Collabora con i mensili “Classic Rock”, "Vinile" e i quotidiani “Il Manifesto” e “Libertà”. E' tra i giurati del Premio Tenco e del Rockol Awards. Da sedici anni aggiorna quotidianamente il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica, cinema, culture varie, sport e con cui ha vinto il Premio Mei Musicletter del 2016 come miglior blog italiano. Collabora con Radiocoop dal 2003.

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