PIER ADDUCE & TRESETTE – I funamboli
Alla lunga carriera di Pier Adduce si aggiunge un nuovo tassello, parte di un’avventura che lo ha visto protagonista sia con i Guignol che con varie incarnazioni soliste. Non cambia il gusto per le...
Alla lunga carriera di Pier Adduce si aggiunge un nuovo tassello, parte di un’avventura che lo ha visto protagonista sia con i Guignol che con varie incarnazioni soliste. Non cambia il gusto per le...
Il trio patavino firma un secondo album ricco di personalità, con la giusta carica, ottime canzoni e un sound che attinge da shoegaze, post punk e post wave, tra Muse e Placebo.
C’erano una volta le compilation “formative”, quelle che cercavano di rappresentare una scena musicale raccogliendone i principali esponenti. Erano fotografie in tempo reale di quello che stava accadendo in quel momento in un luogo....
Travolgenti, abrasivi, scorticanti che abbracciano garage, punk rock, art rock, post punk, psichedelia, la new wave più aspra (vedi Gang Of four) e la lezione di band dimenticate come i That Petrol Emotion.
Parte da una base rap/trap, si sposta poi agevolmente tra grime, sperimentazione, drum n bass, world music.
Evidenti e marcate molte delle principali caratteristiche del recente passato , tante le novità sonore che caratterizzano il nuovo album, tra pop anni 90 e remix di gusto disco elettronico.
Il sound è caratterizzato da un rock solido e compatto che non disdegna evidenti graffi punk.
Musicalmente siamo nell’ambito dell’hard rock metal, con inflessioni stoner e prog, arrangiamenti asciutti e una capacità compositiva di primo livello.
I dodici brani autografi sono sparatissimi, all’insegna di un solido punk rock che sconfina spesso e volentieri nell’hardcore alla Bad Religion.
Album come sempre affascinante, dalle ritmiche sinuose che accolgono numerose influenze afro (dal Maghreb al SubSahara), mischiandole a funk, jazz e blues, Khruangbin e gli ultimi Songhoy Blues.
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