SLOKS – Viper
Due chitarre, voce, batteria a martellare su riff minimali e scarni, in piena osservanza del culto dei Cramps e Oblivians.
Due chitarre, voce, batteria a martellare su riff minimali e scarni, in piena osservanza del culto dei Cramps e Oblivians.
La compositrice e saxofonista torna con un album importante, profondo, intenso, che va oltre ogni limite stilistico preconcetto.
Rock potentissimo che spazia tranquillamente tra l’hard più classico di sapore anni Settanta, torrido rock blues (che riporta agli Humble Pie), saporito Southern rock (da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes), l’amore per i Led Zeppelin che traspare spesso e volentieri.
Austero post punk dalle tinte new wave, dal portamento solenne e severo, con l’aggiunta di elementi elettronici.
Una travolgente miscela di funk, soul, rhythm and blues, con gradite puntate anche in atmosfere reggae e jazz fusion.
I sei brani strumentali assemblano elettronica, funk, jazz, fusion, in una miscela pulsante, dalla forte impronta “cinematografica”.
Si mischiano jazz, world music, folk, tango attraverso un’esecuzione raffinata e tecnicamente eccelsa.
Potenti, compatti, figli del post punk e con un impatto rock dalle tinte oscure, a cui si aggiungono melodie che si inseriscono perfettamente nel contesto.
La miscela è quella conosciuta, torrido rock blues sporcato da un suono punk rock, duro e abrasivo.
La fusione di noise, hard, heavy, industrial, post punk, post wave, attraverso riff ossessivi, atmosfere minacciose dal frequente mood dark, produce quindici brani complessi e ricchi di spunti sempre molto interessanti.
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