PoST – Ten Little Indies
Ottima la capacità di fondere ritmiche e umori rock con la canzone d’autore, riuscendo anche a entrare con decisione in brani pop di grande potenziale commerciale.
Ottima la capacità di fondere ritmiche e umori rock con la canzone d’autore, riuscendo anche a entrare con decisione in brani pop di grande potenziale commerciale.
Il sound si muove tra una post wave elettronica (con echi di Bluvertigo) e una canzone d’autore ricercata e raffinata (con uno sguardo ben piantato sulla miglior produzione di Franco Battiato).
Un sound che assume spesso tinte “epiche” e solenni, avvicinandosi a Nine Inch Nails, MGMT e a un post punk (in particolare nella conclusiva “D-end”) dalle marcate influenze elettroniche di sapore dark wave.
Potentissima miscela di punk rock, Oi!, Nabat, Rough, Cockney Rejects e un pizzico di gusto hard.
Un sound che mischia alla perfezione un approccio hard rock con un’impronta melodica molto marcata, arrangiamenti curati e raffinati che conferiscono al lavoro un’enorme potenzialità commerciale.
Il tono e l’approccio sono aspri e decisi, diretti e severi, tra alt rock, blues deviato e perfino afflati grunge ma la canzone d’autore è dietro l’angolo.
Quattordici brani strumentali che spaziano senza freni e limiti tra prog, fusion, math rock alla The Battles, Tool e numerose altre influenze meno evidenti.
Sound di chiara matrice stoner, ma con diverse contaminazioni che rendono il contesto meno prevedibile e particolarmente personale.
Un album che suona come una mitragliata, durissimo, in cui si fondono post hardcore, noise, con punte quasi grindcore.
Uno stupendo album, in cui vengono rivisitati brani di Chick Corea, Charlie Mingus, Astrud Gilberto, Henry Mancini, Jobim.
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