CANE SULLA LUNA – A lieto fine
L’album d’esordio attinge da varie componenti della canzone d’autore italiana ma con un costante groove di retaggio soul funk, sia a livello compositivo che ritmico.
L’album d’esordio attinge da varie componenti della canzone d’autore italiana ma con un costante groove di retaggio soul funk, sia a livello compositivo che ritmico.
L’ispirazione attinge palesemente dal blues più profondo ma l’aspetto interessante è la rivisitazione che ne fa, guardando al “desert sound” di Bombino, Tinariwen, Mdou Moctar e anche a Jack White, Fantastic Negrito e Black Keys.
L’esordio della band milanese, dopo una serie di singoli come antipasto, si muove nell’ambito ironico/demenziale, su basi caratterizzate da un pop rock fruibile, energico, di stampo chitarristico.
Il duo ama elettronica e un gusto per un pop dalle impalcature compositive complesse e ricercate con un sapiente uso di elettronica e trame più rock.
Musicalmente si dipana tra deep blues, tocchi psichedelici, un approccio oscuro e dolente che riporta spesso a Nick Cave e Mark Lanegan.
I brani sono energici, splendidamente arrangiati, voce abrasiva, conservano lo spirito originario ma si ammantano di sapori Sessanta, riportano alla mente in particolare i mai dimenticati e sempre rimpianti Redskins e i nostri Statuto.
Quattro brani all’insegna di un punk rock elaborato, mai monocorde, diretto, ritmicamente molto vario, ben suonato.
Secondo album solista con otto brani autografi che ci portano in un mondo alt rock americano tra Giant Sand, Thin White Rope, Dream Syndicate, Bob Mould, Pixies.
Sessanta brani che spaziano in svariati ambiti sonori, con una predilezione per le atmosfere più psichedeliche e ipnotiche ma in cui si inseriscono elementi pop, dance, sperimentali e tanto altro.
Un lavoro molto intimista, cupo, avvolgente, tra atmosfere sospese e ipnotiche che non di rado guardano a Nick Cave and the Bad Seeds o ai Low.
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