TIPUANA TIPU – Pappagalli verdi rari
Album che amalgama canzone d’autore con indie pop, elettronica.
Album che amalgama canzone d’autore con indie pop, elettronica.
Esordio a base di sonorità sospese, liquide, oniriche, in cui suoni shoegaze si alternano ad atmosfere dream pop.
Un album duro e possente in cui flirta molto volentieri con il doom e lo stoner, con un occhio di riguardo a crossover e noise.
Dalla canzone d’autore, come base compositiva e creativa, ad esplosioni chitarristiche aspre e dure che esondano nel campo del punk e del grunge.
Le radici sono bene affondate in un funk visionario che guarda ai maestri Funkadelic ma si sviluppa in certe follie care a Frank Zappa, a Thundercat, Primus, con quella folle ironia che rese Elio e le Storie Tese del primo periodo una grande band.
Il blues è costantemente presente ma si concede volentieri anche al soul, al folk blues, al rock, alla canzone d’autore italiana.
Interessante e stimolante progetto comune, in cui i Perturbazione reinterpretano uno degli ultimi singoli del cantautore e scrittore genovese, mentre Michele Bitossi ricambia proponendo una delle canzoni più note della band torinese.
Il sound “rallenta” rispetto agli esordi ma mantiene intatta l’urgenza espressiva, disordinata e arrembante, figlia del punk e della post wavw ma che guarda, tanto ad elementi cari ai Pavement, quanto ai Fugazi o allo stridore dei Sonic Youth, fino all’impetuosità dei Fontaines DC.
I dieci brani spaziano dalla canzone d’autore al brit pop, dal rock al pop, con uno sguardo (anche in certe modalità vocali) alla scrittura cara a Manuel Agnelli.
La band livornese torna con un 45 giri che conferma la predilezione per atmosfere garage punk, chitarre fuzz, voce ruvida.
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