AUGE – Spazi vettoriali
Dieci brani autografi, perfetti nel mischiare il gusto new wave dei primi Litfiba degli anni Ottanta con un approccio che guarda al periodo successivo di Afterhours e Ritmo Tribale fino a sguardi al Teatro degli Orrori.
Dieci brani autografi, perfetti nel mischiare il gusto new wave dei primi Litfiba degli anni Ottanta con un approccio che guarda al periodo successivo di Afterhours e Ritmo Tribale fino a sguardi al Teatro degli Orrori.
Musiche evocative, intense, pianistiche, con un omaggio a Nick Drake, in costante equilibrio tra il drammatico, il tragico, il malinconico.
I dieci brani autografi li colgono alle prese con un sound che mischia, con eleganza, canzone d’autore, pop e un’anima rock che aggiunge energia e spinta alle canzoni.
Il sound prosegue sui sentieri già conosciuti, tra post rock, post punk, noise, industrial, che si unisce a testi che parlano di dolore, sopravvivenza e speranza.
Ci sono elementi stoner, post punk e una modalità psichedelica abrasiva, cattiva e maligna.
Undici brani autografi che, nonostante il minimalismo strumentale, reggono alla perfezione, grazie allo spaziare in svariati generi, dal jazz, alla canzone d’autore, fino al reggae.
Gli Smashing Pumpkins sono un riferimento immediato ma entrano anche echi di Nirvana, Afterhours e Verdena.
Album che trasuda rabbia, potenza sonora, aggressività. Il contenuto si divide tra grunge, punk, post punk, impennate post core, folate stoner, cadute doom.
Un disco divertentissimo che mischia generi e suoni apparentemente lontani ma alla fine decisamente affini, come rockabilly, surf e atmosfere tex mex e latine.
La partenza del trio biellese è di quelle che rendono le giornate più felici e serene. Il loro power pop beat che attinge a piene mani dagli anni Sessanta di Beatles e Monkees ma...
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