UMBERTO MARIA GIARDINI feat. Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura – Dio come alibi
Folk psichedelico, pennellate jazz e una modalità compositiva di identità ben riconoscibile
Folk psichedelico, pennellate jazz e una modalità compositiva di identità ben riconoscibile
Un crogiuolo raffinato e colto di influenze, riferimenti sonori e artistici che rendono il lavoro pregevolissimo.
L’esordio solista mischia con cura canzone d’autore e un ottimo indie pop, raffinato, molto fruibile e di buon livello compositivo.
Un album che spazia tra canzone d’autore arricchita di arrangiamenti che abbracciano una gamma che va dal rock, all’alternative, al pop, all’indie.
Un ep dai toni lievi e delicati, semi acustici, pieni di carezze folk jazz, composti con grande capacità evocativa, eseguiti con piglio live, immediatezza, urgenza.
Terzo album per la band milanese che conferma la strada sonora intrapresa fin dagli esordi a base di un solido quanto oscuro post punk dalle tinte dark wave.
Il maggior pregio dell’album è l’impossibilità di definire l’ambito in cui si muove la band.
l terzo lavoro abbandona le più classiche influenze psichedeliche dei primi due album, virando verso un’elettronica molto spinta, di matrice ambient e trance.
L’esordio della band romana è all’insegna di cinque brani emo punk, scarni e minimali ma che si avvalgono di ottimi arrangiamenti di gusto post punk.
Un ep che guarda alle coste variegate del Mar Mediterraneo e alle molteplici suggestioni sonore che arrivano da ogni parte del “nostro” immenso territorio bagnato dalle sue acque.
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