I SINCOPATICI – Decimo Cerchio (L’Inferno 1911)
Un’opera di grande fascino pur se di non facile fruizione, che viaggia in varie forme di sperimentazione, fino al rumorismo, passando per classicismi, tribalismi, elettronica, cenni prog.
Un’opera di grande fascino pur se di non facile fruizione, che viaggia in varie forme di sperimentazione, fino al rumorismo, passando per classicismi, tribalismi, elettronica, cenni prog.
Christian Zecchin ci porta in un mondo che riesce ad accostare il rock blues più classico a quello contaminato da altre influenze, fino ad escursioni impreviste nell’ambito prog e nelle atmosfere Pink Floydiane.
Tra new wave anni 80, atmosfere glaciali e richiami a Billie Eilish, un album di grande modernità, volontà di sperimentare e personalità.
Il terzo album della felice carriera cammina su sentieri riconducibili al primo prog a cavallo dei Sessanta e Settanta, ancora profondamente contaminato dalla psichedelia e da echi Beatlesiani.
Il trio bolognese scartavetra alla grande dieci canzoni, aspre, crude, minimali, chitarra/basso/batteria.
Gustosissimo omaggio a un grande pioniere del jazz in Italia, Natalino Otto.
Trentuno canzoni intrise di blues, punk, violenza, sofferenza, intimismo, “malattia”.
Sette brani in cui si dimostra autore ed esecutore eclettico, non lontano dalle dinamiche compositive di Daniele Silvestri.
Un lavoro profondamente intimista, giocato su tinte crepuscolari, suonato all’insegna del minimalismo (prevalentemente pianoforte e voce) tra Enzo Jannacci, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Fabio Concato.
Siamo nell’ambito del miglior prog rock di matrice anni Settanta, da Genesis a Jethro Tull, folate hard rock e momenti melodici alla Procol Harum.
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