LEONARDO ANGELUCCI – Plurale come due
Un lavoro convincente, in cui lo spessore compositivo ben si unisce a buoni ed efficaci arrangiamenti.
Un lavoro convincente, in cui lo spessore compositivo ben si unisce a buoni ed efficaci arrangiamenti.
Gli elementi sono conosciuti: psichedelia, heavy, stoner, Hawkwind, kraut rock, i Pink Floyd dei Settanta, visioni cosmiche, menti spalancate da iniezioni lisergiche.
L’approccio sonoro ci porta tra post punk e un’oscura forma di new wave, che si mischiano a canzone d’autore, Teatro degli Orrori.
Il tratto compositivo è vicino alla migliore canzone d’autore italiana (da Fabrizio De André a Teresa De Sio), l’uso del siciliano che sa essere deciso ma anche melodicamente ammaliante, è un’aggiunta espressiva.
La band pugliese all’esordio con un album grintoso e arrembante, duro e dalle tinte epiche, tra post punk, emo e alt-rock.
Il sound base è tipicamente afrobeat ma introita numerosi elementi folk, il tipico incedere afrofunk e una costante anima jazz.
Un sound che abbraccia una gamma di stili particolarmente ampia, che passa dal jazz al funk, dall’hip hop al nu-soul al grime.
JayWolf, nome d’arte di Simone Fesani, scava nelle radici a lui più care, dal country al blues, non disdegnando southern rock, perfino hard rock.
Un ep di cinque brani, in cui si muove agevolmente tra atmosfere elettroniche che guardano all’esperienza ambient di Brian Eno ma anche alla post wave più pop dei New Order.
Dieci brani dall’incedere solenne, ammantati di romanticismo funereo e malinconico. Ci sono anche una forte anima psichedelica e una totale immersione nella new wave anni Ottanta, ai confini con il dark.
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