AGA – Spot
Un ep di cinque brani, in cui si muove agevolmente tra atmosfere elettroniche che guardano all’esperienza ambient di Brian Eno ma anche alla post wave più pop dei New Order.
Un ep di cinque brani, in cui si muove agevolmente tra atmosfere elettroniche che guardano all’esperienza ambient di Brian Eno ma anche alla post wave più pop dei New Order.
Dieci brani dall’incedere solenne, ammantati di romanticismo funereo e malinconico. Ci sono anche una forte anima psichedelica e una totale immersione nella new wave anni Ottanta, ai confini con il dark.
Un sound che si muove tra elettronica, post punk, gusto per la sperimentazione, tocchi stoner psichedelici e altre deviazioni artistico/sonore.
Ottimo esordio sulla lunga distanza per la band marchigiana, che conferma le sempre buone indicazioni dei (brevi) lavori precedenti. Ci portano nelle paludi del sud degli States, da dove esce un malefico e sporco...
Album molto intenso e coinvolgente, in cui reggae, canzone d’autore, sapori mediterranei e folk si uniscono in una miscela divertente e ballabile, con, però, testi in cui non lesina tematiche di denuncia sociale e politica.
Non si tratta però solo di sonorità heavy e travolgenti, perché la band ama arricchire il suo sound con una forte vena psichedelica anni Settanta, tocchi blues e un approccio molto cerebrale alla composizione ed esecuzione.
Lavoro onirico, sognante, fluttuante, tra suoni e approccio ambient, canzone d’autore (da Lucio Battisti a Claudio Rocchi), psichedelia, prog, Radiohead.
Il nuovo lavoro torna al rock, più duro e arrembante, con sguardi al rock blues, fino ad arrivare al punk e al blues più malinconico.
Torna l’artista marchigiano, con un lavoro crudo, diretto, scarno, in cui gli arrangiamenti sono tanto minimali quanto efficaci.
Le undici canzoni sono prevalentemente di stampo pop e debitrici alla canzone d’autore italiana ma non disdegna anche escursioni nel rock e nel prog.
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