FIORI – Distinti saluti
La band torinese unisce un trio di collaudati musicisti che arrivano da Titor e Fratelli di Soledad, alle prese in questo nuovo progetto con un sound granitico.
La band torinese unisce un trio di collaudati musicisti che arrivano da Titor e Fratelli di Soledad, alle prese in questo nuovo progetto con un sound granitico.
Alla classica matrice doom metal aggiungono melodie suadenti di sapore post wave che riportano al miglior goth rock degli anni Ottanta.
La mente corre ai Suicide, primi Human League, Tubeway Army di Gary Numan, ai pionieristici esordi della new wave italiana (Faust’O, Gaznevada, X Rated).
Un album potente e viscerale, che scava nella tradizione napoletana e campana, senza tradizionalismi calligrafici ma con un respiro attuale, pur conservando il battito cardiaco ancestrale.
Voce e fondatore della band brindisina dei Klaudia Call, Palazzo firma un ottimo esordio solista, in cui spicca fin da subito una delle principali matrici ispirative, Francesco De Gregori.
Il grande tastierista e Hammondista romano, firma un ennesimo album di pregio, rivisitando quindici temi cinematografici, spogliati dalle parti orchestrali e rivisitato in chiave funk jazz.
Nove brani riflessivi, autunnali, umbratili, in cui convergono folk, rock, blues e pennellate psichedeliche.
Approccio garage punk che vira verso la rabbia più estrema dell’hardcore, sorta di esasperazione del sound di Amyl and the Sniffers, sporcato da distorsioni alla Sonic Youth e dal groove dei primi Black Flag di “Nervous Breakdown”.
Il riferimento più immediato e voluto è quello per Nick Cave and the Bad Seeds ma gli otto brani spaziano tra new wave, gospel, rock, blues “malato”.
Una lunga, cupa, minacciosa, dolente, colonna sonora di un’apocalisse imminente (o presente), dalle tinte dark, post punk, sperimentale, ossessiva, liquida, tenebrosamente avvolgente.
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