MANAUS – Disappearing
Il secondo album della band marchigiana si muove su sentieri oscuri, opprimenti, claustrofobici, con chitarre distorte, voce cadenzata e ritmiche possenti dal sapore doom/goth.
Il secondo album della band marchigiana si muove su sentieri oscuri, opprimenti, claustrofobici, con chitarre distorte, voce cadenzata e ritmiche possenti dal sapore doom/goth.
Un disco graffiante, di stampo chitarristico, ben gestito nella cura dei suoni e degli arrangiamenti, volutamente immediati e minimali.
Il progetto solista dell’artista veronese Giulia Cinquetti all’esordio con un ep di cinque brani che attinge a piene mani dalle plumbee atmosfere dark wave anni 80 ma anche allo shoegaze e al dream pop.
Secondo album, lavoro ricco di influenze, riferimenti, suggestioni, che attingono soprattutto dalla fusion/jazz contaminata, in particolare dai nostri mai dimenticati Perigeo.
La musica spazia, con una buona dose di follia, tra rock, punk, noise, grunge, canzone d’autore e un gusto teatrale sullo sfondo a rendere il tutto ancora più originale.
Dieci canzoni intrise di rabbia, potenza sonora, un sound chitarristico che incrocia sapori punk, con un’attitudine grunge tra Pearl Jam e i nostri Afterhours.
Interessante e originale la miscela sonora della band lombarda, che mette insieme armonie vocali melodiche con suoni ben più aspri, tra grunge e hard.
Attivi da più di vent’anni nell’estremo nord est (provincia di Gorizia) torna una delle band più dissacranti e unpolitically correct in circolazione.
Un lavoro riuscito, molto suggestivo dai tratti quasi ambient, dall’incedere ipnotico, con svariati riferimenti sonori, dal reggae fino alla bossa nova.
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