I GATTI DI ULTHAR – s/t
I riferimenti dichiarati sono a Cure e Ultravox ma negli otto brani si avvertono numerose altre influenze (da Garbo ai Viridanse, ai Bluvertigo).
I riferimenti dichiarati sono a Cure e Ultravox ma negli otto brani si avvertono numerose altre influenze (da Garbo ai Viridanse, ai Bluvertigo).
Sonorità sospese, semi acustiche, che passano da ballate di gusto alt folk in stile Bon Iver, a momenti più veloci e agitati che portano talvolta alle atmosfere che furono care al Paisley Underground degli anni 80.
Un mondo sonoro che spazia dal jazz, al funk, al soul, il tutto prevalentemente strumentale, con uno sguardo al mondo delle colonne sonore e sprazzi acid jazz e fusion.
Capacità tecnica chitarristica di primo livello e di una vena comunicativa all’insegna dell’immediatezza, grazie al suo spaziare tra sonorità fruibili, divertenti, coinvolgenti, in chiave rockabilly, hillbilly, country, blues.
L’interessante progetto di Metello Bonanno è un felice connubio di jazz ed elettronica, che va a confluire in una raffinata forma di fusion, che a tratti sfocia perfino in un gusto ambient e cinematografico, fino a sguardi al funk jazz.
Nuovo album per la rock band, forte di venti anni di intensa attività, costantemente basata su un sound molto personale che fonde elementi hard, prog, metal, folk, dalle tinte oscure e gotiche.
L’esordio della band sarda si immerge senza timori nel più classico hard rock (dagli Ac/Dc ai Deep Purple), non certo un ambito in cui è facile apportare particolari novità, proprio perché non le richiede né il quintetto sembra interessato a farlo.
L’ambito sonoro abbraccia l’ampio scibile del soul con un’aggiunta abbondante di umori smooth jazz.
Un esordio anomalo e sorprendente, per quanto, di base, ricalchi sentieri sonori già calpestati, come quelli del post hardcore e post punk.
Un album che gode di notevole varietà stilistica evidenziando maturità compositiva e un’ottima capacità espressiva.
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