MIVERGOGNO – Happy
Torna l’artista marchigiano, con un lavoro crudo, diretto, scarno, in cui gli arrangiamenti sono tanto minimali quanto efficaci.
Torna l’artista marchigiano, con un lavoro crudo, diretto, scarno, in cui gli arrangiamenti sono tanto minimali quanto efficaci.
Le undici canzoni sono prevalentemente di stampo pop e debitrici alla canzone d’autore italiana ma non disdegna anche escursioni nel rock e nel prog.
La gamma di riferimenti parte da un predilezione per il mondo grunge ma si muove volentieri verso la genialità di Jack White e le sue innumerevoli incarnazioni, non disdegnando blues, noise e pennellate psichedeliche.
Basi di matrice folk celtica ma che si arricchiscono di elementi dark, al limite del gotico, melodie mediorientali, sperimentazione, elettronica.
Atmosfere plumbee e dolenti che guardano concettualmente a Mark Lanegan (e di riflesso al Nick Cave più introspettivo) ma che non disdegna richiami anche ai Radiohead.
Un lavoro complesso, che necessita un approfondito ascolto, grazie soprattutto ai numerosi elementi sonori e artistici che lo caratterizzano.
Funk arricchito da pennellate jazz, con un particolare legame al mondo delle colonne sonore anni Settanta
Sonorità smooth soul, ritmiche hip hop, funk, elettronica, in chiave molto avvolgente, elegante, raffinata.
Otto brani autografi, in cui l’autore esplora varie anime jazz, da quelle più classiche a quelle contaminate (dal blues a momenti più free)
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