MINISTRI – Aurora popolare
Il nuovo lavoro ne conferma le qualità, la capacità di costruire assalti sonori travolgenti e devastanti, rabbiosi e cattivi, a cui potere affiancare momenti introspettivi e riflessivi.
Il nuovo lavoro ne conferma le qualità, la capacità di costruire assalti sonori travolgenti e devastanti, rabbiosi e cattivi, a cui potere affiancare momenti introspettivi e riflessivi.
Otto brani che oscillano tra punk, stoner, doom, noise tra sferzate violentissime, veloci e sintetiche e lunghe cavalcate di anche 10 minuti, ossessivi, pesanti come macigni, claustrofobici.
Un lavoro che trasuda professionalità ed estrema cura negli arrangiamenti e nella fase esecutiva, ad accompagnare una voce piena, solida, distintiva, estremamente espressiva, che ben si muove su ballate mid tempo dal forte sapore soul, con pennellate gospel.
Undici brani strumentali che, partendo da una matrice jazz, si spostano attraverso latin, sound mediterraneo, groove funky.
Un lavoro composito e caleidoscopico, che osa abbracciare ambiti diversissimi, passando da atmosfere abrasive e distorte a ballate cantautorali, pop funk, elettronica e tanto altro.
Il sesto album della band lombarda, attiva da quasi un quarto di secolo, parla un linguaggio aspro, che guarda spesso alla lezione del grunge ma attinge anche da stoner, rock duro e un’aura psichedelica che ammanta molti dei brani.
In questo ep troviamo, in aggiunta a un pop moderno in salsa nostrana, una vena funk e quel groove che aveva caratterizzato il capolavoro di Joe Jackson “Night and day”.
Sei brani per poco più di undici minuti che guardano all’hardcore italiano (marchio di fabbrica ben definito e distintivo) dei primi anni Ottanta, tra Indigesti, Impact e Negazione.
Nervosi, urticanti, scarni, arrembanti, taglienti, abrasivi, con un incedere spesso non alieno a ritmiche del primo prog.
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