ALESSANDRO PALAZZO – Provincialotto
Voce e fondatore della band brindisina dei Klaudia Call, Palazzo firma un ottimo esordio solista, in cui spicca fin da subito una delle principali matrici ispirative, Francesco De Gregori.
Voce e fondatore della band brindisina dei Klaudia Call, Palazzo firma un ottimo esordio solista, in cui spicca fin da subito una delle principali matrici ispirative, Francesco De Gregori.
Il grande tastierista e Hammondista romano, firma un ennesimo album di pregio, rivisitando quindici temi cinematografici, spogliati dalle parti orchestrali e rivisitato in chiave funk jazz.
Nove brani riflessivi, autunnali, umbratili, in cui convergono folk, rock, blues e pennellate psichedeliche.
Approccio garage punk che vira verso la rabbia più estrema dell’hardcore, sorta di esasperazione del sound di Amyl and the Sniffers, sporcato da distorsioni alla Sonic Youth e dal groove dei primi Black Flag di “Nervous Breakdown”.
Il riferimento più immediato e voluto è quello per Nick Cave and the Bad Seeds ma gli otto brani spaziano tra new wave, gospel, rock, blues “malato”.
Una lunga, cupa, minacciosa, dolente, colonna sonora di un’apocalisse imminente (o presente), dalle tinte dark, post punk, sperimentale, ossessiva, liquida, tenebrosamente avvolgente.
Un album crudo, granitico, dalle atmosfere claustrofobiche, su basi post punk e con un approccio talvolta grunge e metal. Un dipinto sonoro e lirico di una realtà sempre più infernale e oppressiva.
Elegante e raffinato album strumentale, prodotto utilizzando prevalentemente sintetizzatori e drum machine analogici, ricco di atmosfere calde, sensuali e avvolgenti, tra lounge, Nu jazz, con un costante groove di sapore funk a tessere le trame ritmiche.
Conferma dell’unicità stilistica e artistica, in questo paesaggio sonoro in cui convergono elettronica, new wave, una visione indie pop del tutto personale e distintiva.
Street punk, Oi!, punk rock, Peter and the Test Babies, The Businnes con impennate hardcore e un tocco hard 70, a condire il tutto.
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