DESERT TWELVE – The Last Dark Wood
Musicalmente affonda le radici in un rock potente che flirta con hard anni 70, stoner e psichedelia.
Musicalmente affonda le radici in un rock potente che flirta con hard anni 70, stoner e psichedelia.
Guarda spesso e volentieri alla lezione di Giorgio Gaber, è intriso di ironia e di una modalità narrativa, ovviamente, molto teatrale, con frequenti riferimenti alla tradizione italiana della rivista (da Rascel a Dorelli).
Sei brani, all’insegna di una pop dance efficace, frizzante, dai ritmi sempre sostenuti.
Un singolo dalle atmosfere particolarmente suggestive, tra richiami Tex Mex, ritmi ipnotici, venature psichedeliche.
La classe, la storia, la qualità, la maturità stilistica del cantautore napoletano sono tra i tratti distintivi del nuovo album, impregnato del classico umore partenopeo, sia liricamente che compositivamente.
Convincente esordio dell’artista pugliese a base di un suadente e vellutato nu soul e R&B, molto bene arrangiati, con un sapiente uso dell’elettronica e una voce personale e bene impostata.
Dal metalcore, al limite del grind, si passa ad atmosfere eteree e sospese, fino a retaggi folk, senza escludere interventi di elettronica.
Capolavoro di stile, intensità, espressività, in cui convergono note di musica Mediterranea, blues, folk, addirittura echi della narrazione vocale di Franco Battiato, con la stessa attitudine che ha caratterizzato la tradizione di Rosa Balistreri e Otello Profazio, fino a Cesare Basile.
Lavoro maturo, corposo e roccioso che guarda all’hard rock più classico, avvalendosi di una qualità esecutiva e compositiva di primo livello.
Rockabilly deviato, Cramps, garage, punk e rock ‘n’ roll primitivo, ritmi ipnotici e ossessivi, sporcizia sonora, per un selvaggio party dalle tinte marcatamente horror.
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