PULSAR – Days Months Years
Un percorso molto originale che unisce atmosfere psichedeliche, prog evoluto, sonorità psych hard ma soprattutto una notevole personalità.
Un percorso molto originale che unisce atmosfere psichedeliche, prog evoluto, sonorità psych hard ma soprattutto una notevole personalità.
Sperimentazione vocale che riporta immediatamente alla mente le esperienze di Demetrio Stratos e, a tratti, quelle più pop di John De Leo con i Quintorigo.
Otto brani dall’approccio minimale, chitarra acustica e voce, con arrangiamenti semplici e immediati. I testi hanno un costante taglio socio politico, parlano di mafia, migranti, attualità.
Picchia pesante la band toscana, partendo da un classic rock di ottima fattura in cui la contaminazione hard e heavy è evidente e ricercata.
Un rock corposo, aggressivo, che non esita a sfociare nel punk e in certe atmosfere già note con il grunge.
La band accosta melodie accattivanti a sonorità vicine all’hard rock e all’alternative (talvolta non sono lontani dai Foo Fighters) con un retaggio grunge alle spalle.
Un percorso che unisce la fedeltà alle matrici e radici folk mediterranee con la canzone d’autore, influenze folk irlandesi, unito a testi che esaltano impegno politico e sociale.
Un viaggio poetico, fatto di canzoni e suoni acustici, lievi, soffusi, in una storia quasi sussurrata.
Il lavoro si sviluppa su sonorità elettroniche dal groove funk (“Kokako” in particolare) e una notevole influenza afrobeat, non lontano da esperienze come Ezra Collective o Kokoroko dalla scena Nu Britsh Jazz.
Sound aspro e chitarristico, che guarda dritto negli occhi il mondo grunge degli anni Novanta, con qualche riferimento al rock blues tardi Sessanta (vedi “Wrong Day”) ma si presenta in chiave attuale e non certo revivalista.
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